| Login
 
venerdì 22 marzo 2019
News

Diritto Penale


L’art. 570 bis c.p. e la tutela dei figli di genitori non coniugati: le soluzioni della giurisprudenza
Il delitto di omesso versamento dell'assegno periodico per il mantenimento, l'educazione e l'istruzione dei figli, previsto dall'art. 570-bis c.p., è configurabile anche in caso di violazione degli obblighi di natura patrimoniale stabiliti nei confronti di figli minori nati da genitori non legati da vincolo di matrimonio, sussistendo continuità normativa tra la nuova disposizione e la fattispecie già disciplinata dall'art. 3 della legge 8 febbraio 2006, n. 54. Vediamo come si è pervenuti a questa soluzione esaminando i recenti arresti della Corte di Cassazione.

I carabinieri suonano sempre due volte: se il detenuto ai domiciliari non risponde torna in carcere
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale del riesame aveva sostituito la custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari nei confronti di un indagato, in riforma dell'ordinanza della Corte di appello, la Corte di Cassazione (sentenza 1 marzo 2019, n. 8975) – nell’accogliere la tesi del Procuratore Generale, che aveva impugnato la ordinanza, secondo cui erroneamente era stata sostituita la misura, atteso che la Polizia giudiziaria, quindi, aveva impiegato una particolare accuratezza nel controllo, al contrario di quanto aveva sostenuto il Tribunale nell'ordinanza impugnata - ha diversamente affermato che il detenuto agli arresti domiciliari deve porre in essere tutte le cautele necessarie affinché gli strumenti che consentono di effettuare i controlli della polizia giudiziaria, come il campanello e il citofono dell'abitazione in cui è ristretto, siano sempre efficienti, essendo la sua posizione equiparata a quella di chi si trova in carcere, con la conseguenza che è ragionevole desumere la prova della trasgressione della misura da parte di chi non si rende contattabile mediante l'uso di tali apparecchi.

Minaccia: non applicabile il 131 bis c.p., il reato è di competenza del giudice di pace
Nel ribadire che la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall'art.131-bis c.p., non è applicabile nei procedimenti relativi a reati di competenza del giudice di pace, la Cassazione ricorda come il rapporto tra l'art. 131-bis c.p. e l'art. 34 D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274, non va risolto sulla base del principio di specialità tra le singole norme, dovendo prevalere la peculiarità del complessivo sistema sostanziale e processuale introdotto in relazione ai reati di competenza del giudice di pace, nel cui ambito la tenuità del fatto svolge un ruolo anche in funzione conciliativa (Cassazione penale, sezione V, 6 marzo 2019, n. 9861).

Illegittimo negare l'affidamento in prova al servizio sociale perché la pena da espiare è esigua
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale di sorveglianza aveva confermato il provvedimento del magistrato di sorveglianza con cui era stata rigettata l’istanza di affida- mento in prova al servizio sociale, per l'entità modesta della pena ancora da espiare, la Corte di Cassazione (sentenza 28 febbraio 2019, n. 8806) – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui il motivo del rigetto era illegittimo, mancando previsioni legislative di limiti minimi al riguardo - ha infatti affermato il principio che la mancata ammissione al beneficio per pene detentive brevi comporterebbe un'ingiustificata disparità di trattamento rispetto a condannati a pene detentive ben più elevate, sicchè, in caso di entità esigua della pena, deve ragionevolmente presumersi che la gravità del reato e la capacità criminale del condannato siano estremamente ridotti, ciò che favorisce anziché precludere l’ammissione alla misura alternativa.

L’uso, come mezzo di prova, dei tabulati telefonici in cui compare un parlamentare va autorizzato
La Corte costituzionale riconduce nella ratio di garanzia dell’art. 68, comma 3, Cost. l’acquisizione dei tabulati telefonici, contenenti dati “esterni” relativi alle comunicazioni di un membro del Parlamento (Corte costituzionale, sentenza 6 marzo 2019, n. 38).

Quando è esperibile il rimedio della c.d. “revisione europea”?
In tema di revisione del giudicato, deve escludersi l'esperibilità generalizzata del rimedio della revisione europea, fuori dei limiti del giudicato convenzionale, alle ipotesi di riforma della sentenza di assoluzione in assenza della previa rinnovazione della prova dichiarativa decisiva, né l’estensione è praticabile, per via interpretativa, neanche quando la sentenza della Corte Edu posta alla base dell'istanza di revisione abbia effettivamente la qualità di sentenza "pilota" (Cassazione penale, sez. V, sentenza 21 febbraio 2019, n. 7918).

Detenzione sproporzionata per il giornalista condannato per diffamazione: Italia condannata
Pronunciandosi su un noto caso “italiano” riguardante la libertà di stampa, in cui si discuteva della legittimità della condanna inflitta al noto giornalista Alessandro Sallusti, è stato riconosciuto colpevole del reato di diffamazione, e sanzionato con la pena della reclusione e congiunta a quella della multa, parte della quale egli aveva anche scontato agli arresti domiciliari, la Corte di Strasburgo, con sentenza 7 marzo 2019, n. 22350/13, ha ritenuto violato l’art. 10 della Convenzione EDU. I giudici italiani, in particolare, avevano accertato che gli articoli pubblicati sotto il suo “controllo” avevano falsamente riferito che una ragazza di 13 anni era stata costretta ad abortire per mano dei suoi genitori e di un giudice tutelare, nonostante i chiarimenti sulla stampa del giorno prima che la ragazza avesse invece voluto abortire. La Corte EDI ha rilevato che il Sallusti aveva offeso l'onore e il diritto alla riservatezza della ragazza, dei suoi genitori e del giudice, ma che non vi era alcuna giustificazione per infliggergli la condanna alla pena della reclusione. La sanzione inflittagli, in sostanza, era andata al di là di ciò che sarebbe stato strettamente necessario infliggere al Sallusti, tenuto conto del sacrificio impresso alla sua libertà di espressione.

Anche se via chat, l'estorsione giustifica l'arresto
Laddove ravveda un grave profilo indiziario, il Giudice è legittimato ad operare l'arresto di colui che, adescata la propria vittima in internet, ne richieda un pagamento per non divulgare informazioni imbarazzanti sulla sua condotta sessuale (Cassazione penale, sezione II, sentenza 28 febbraio 2019, n. 8794).

Circolare su un ciclomotore rubato con la targa di un altro scooter è riciclaggio
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la sentenza di condanna nei confronti di un soggetto per il reato di riciclaggio, per essere stato sorpreso a bordo di un ciclomotore avente una targa appartenente ad un altro mezzo, la Corte di Cassazione (sentenza 28 febbraio 2019, n. 8788) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui non si trattava di riciclaggio, ma della semplice violazione amministrativa di cui all'art. 97 del Codice della Strada che punisce chi circola con un ciclomotore munito di targa non propria -, ha infatti ribadito il principio che la condotta del soggetto che, ricevuto un ciclomotore o altro veicolo di provenienza delittuosa per il quale è necessaria, ai fini della legittima circolazione, la dotazione della targa indicata dall'art. 97 d. Igs. 285/1992, vi apponga la targa di sua proprietà, risponde del reato di riciclaggio, in quanto attraverso tale condotta si produce l'effetto di ostacolo all'identificazione della provenienza del bene, che la norma intende sanzionare.

I delitti di “favoreggiamento” dell’immigrazione clandestina: la giurisprudenza di legittimità
Si evidenziano i recenti orientamenti della Cassazione in tema di disciplina dell’immigrazione. In particolare, si analizzano le fattispecie previste dall'art. 12, comma 3, d.lgs n. 286 del 1998 che configurano circostanze aggravanti del reato di procurato ingresso illegale nel territorio dello Stato previsto al comma 1 del medesimo articolo.

Entra con la copia delle chiavi nella casa ceduta in affitto e preleva dei beni: è furto
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte di Appello aveva confermato quella di primo grado, che aveva condannato per furto in abitazione il proprietario di un appartamento che, dopo averlo dato temporaneamente in locazione ad una donna, vi era entrato rubandole la valigia, la Corte di Cassazione (sentenza 27 febbraio 2019, n. 8540) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui il reato non poteva dirsi configurabile perché egli aveva conservato le chiavi e la detenzione dell'immobile - ha invece affermato il principio per cui la concessione in uso di un appartamento, anche se per un periodo limitato di tempo, non esime il proprietario, il possessore o il detentore dall'obbligo di astenersi da ogni attività che costituisca ingerenza nella sfera di godimento dell'usuario, resa esclusiva - per quest'ultimo - dall'accordo intercorso: tanto, anche laddove il concedente abbia conservato, come d'uso, una copia delle chiavi dell'immobile, posto che la possibilità materiale (di ingerenza) non equivale alla sua liceità giuridica.

Costituzionalmente non sindacabile l’abrogazione del delitto di ingiuria
La Corte costituzionale, con sentenza n. 37/2019, evidenzia come l’onore possa essere tutelato anche con strumenti diversi dal ricorso alla sanzione penale, non essendo ravvisabile, né nella Costituzione, né nella normativa sovranazionale, alcun obbligo di incriminazione.

Il delegato del notaio dichiara il falso: come va operata la contestazione?
I dubbi dei giudici di legittimità sul contenuto della contestazione da effettuare al presentatore delle cambiali che dichiari il falso: tra diritto di difesa e puro formalismo. Sulla questione (posta con ordinanza 23 gennaio 2019, n. 3274) decideranno le Sezioni Unite nell’udienza del 18 aprile 2019.

Muore per la dieta “selvaggia” prescritta dal medico: giusta la condanna per omicidio colposo
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte di Appello aveva confermato quella di primo grado che aveva condannato un medico specialista in endocrinologia e diabetologia per aver cagionato la morte di una paziente che assisteva nel corso della dieta dimagrante a cui era sottoposta, la Corte di Cassazione (sentenza 25 febbraio 2019, n. 8086) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui non vi sarebbero state prove per ritenere provato il nesso causale tra la prescrizione di farmaci senza controllo e la morte della paziente nonché di profili di colpa a carico dell’imputato – ha invece rilevato che non poteva esservi dubbio in ordine alla condotta colposa del medico per aver prescritto un farmaco vietato e, comunque, per aver violato le disposizioni ministeriali in punto di durata del trattamento farmacologico (trattandosi di farmaco prescrivibile per un periodo non superiore a tre mesi), e per averlo prescritto pur conoscendo i rischi che lo stesso poteva comportare e per aver somministrato alla paziente, unitamente al farmaco vietato, altre sostanze farmacologicamente attive senza considerare lo stato psico-fisico della paziente (nella specie, essendo stato accertato che la stessa aveva perso circa 7 kg di peso al mese), omettendo di acquisire le informazioni amnestiche e di disporre accertamenti clinici strumentali per valutare l'opportunità del trattamento farmacologico prescritto.

Pedone investito: il giudizio di prevedibilità va calibrato sul comportamento tenuto dalla vittima
In tema di omicidio stradale, in presenza di una norma cautelare c.d. elastica (che, cioè, lascia all'interprete un ampio margine valutativo) qual è quella di cui all'art. 141, comma 3, C.d.S. che impone al conducente di regolare la velocità in alcuni contesti precisamente descritti (nei tratti di strada a visibilità limitata, nelle curve, in prossimità delle intersezioni e delle scuole o di altri luoghi frequentati da fanciulli indicati dagli appositi segnali, nelle forti discese, nei passaggi stretti o ingombrati, nelle ore notturne, nei casi di insufficiente visibilità per condizioni atmosferiche o per altre cause, nell'attraversamento degli abitati o comunque nei tratti di strada fiancheggiati da edifici), prescrivendo dunque comportamenti determinabili in base a circostanze contingenti, vi è spazio per un cauto apprezzamento in ordine alla concreta prevedibilità ed evitabilità dell'esito antigiuridico da parte dell'agente modello, operazione logicamente successiva all'analisi ed alla valutazione del dato scientifico necessario per accertare l'oggettiva evitabilità dell'evento, ossia l'effettiva esistenza di un margine di manovra atto ad evitare l'evento da parte dell'agente modello (Cassazione penale, sezione IV, sentenza 11 febbraio 2019, n. 6414).

Riforma del processo penale: le prime linee di intervento
La necessità di porre mano al sistema processuale penale, abbandonando interventi frammentari legati ad esigenze contingenti e spinte securitarie, rappresenta un obiettivo legislativo che oramai pare non più procrastinabile. L’analisi che segue, lungi dal voler costituire un commento ragionato ed approfondito in ragione della fase del tutto magmatica e preliminare in cui si trova il progetto in discussione, ha il solo scopo di descrivere l’aree di intervento fino ad oggi individuate in attesa che l’iter intrapreso raggiunga una definizione tale da consentire di elaborare una adeguata riflessione.

Stupefacenti: sproporzionata la pena minima di 8 anni per reprimere le condotte per i fatti non lievi
La Corte costituzionale, con sentenza n. 40/2019, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 73, comma 1, d.P.R. n. 309 del 1990 nella parte in cui in cui prevede la pena minima edittale della reclusione nella misura di otto anni anziché di sei anni.

Anche se la vittima non si accorge del “palo” questi risponde di concorso in rapina aggravata
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte di Appello aveva confermato la sentenza di condanna di primo grado, pronunciata nei confronti di due soggetti, per aver sottratto l’autovettura ad una donna, trascinandola per alcuni metri mentre la stessa tentava invano di aggrapparsi all’auto, la Corte di Cassazione (sentenza 20 febbraio 2019, n. 7836) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui erroneamente era stata contestata l’aggravante delle “più persone riunite”, poiché i due concorrenti non erano presenti insieme nel luogo e nel momento in cui l'azione è stata posta in essere e la vittima non aveva mai avuto percezione del fatto che l’autore materiale non operasse da solo - ha, infatti, ribadito che nella rapina la circostanza aggravante speciale delle più persone riunite richiede la simultanea presenza di non meno di due persone nel luogo ed al momento di realizzazione della violenza o della minaccia, a nulla rilevando che la persona offesa non abbia percepito la presenza anche di un secondo soggetto e non abbia, quindi, subito una maggiore intimidazione.

Cadono calcinacci dal balcone e feriscono un passante: ne risponde il proprietario dell’appartamento
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte di Appello aveva parzialmente riformato la sentenza di condanna di primo grado, prosciogliendo la proprietaria di un appartamento dal reato di cui all’art. 677, c.p., per intervenuta prescrizione, confermando la condanna per il reato di lesioni colpose, cagionate dalla caduta di calcinacci dal balcone di proprietà della donna, che erano caduti rovinosamente su un passante che stava transitandovi sotto, la Corte di Cassazione (sentenza 20 febbraio 2019, n. 7665) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui la stessa non poteva essere considerata colpevole, in quanto la posizione di garanzia era da attribuirsi all’amministratore del condominio - ha, infatti, affermato che la proprietaria deve ritenersi titolare di una posizione di garanzia che deriva dalla previsione di cui all'art. 677 c.p., in virtù del rapporto di particolare prossimità con il bene la cui tutela viene ad esserle affidata attraverso l'imposizione dell'obbligo di agire e di predispone i lavori necessari per la rimozione del pericolo.

La difesa “sempre” legittima: le dirompenti novità
Con 195 voti favorevoli, 52 contrari e un astenuto il Senato ha approvato ad ottobre 2018, il disegno di legge n. 5 che introduce radicali modifiche all’istituto della cd. “legittima difesa” ed ai presupposti che da sempre sono posti alla base della sua applicazione. Tale riforma, fortemente condizionata da un allarme sociale derivante dal dilagare di furti perpetrati in abitazione e da relativi episodi di violenza consumati in tali occasioni, è stato al centro di un acceso dibattito, politico ancor prima che giuridico, che ha coinvolto l’opinione pubblica negli ultimi mesi.

Sottrazione di minore straniero che vive di fatto all'estero: non sussiste la giurisdizione italiana
Al fine di determinare la sussistenza o meno della giurisdizione italiana in caso di trattenimento di un minore all’estero ad opera di un cittadino straniero non assume rilevanza il concetto giuridico di domicilio o quello di residenza, dovendosi determinare il luogo ove si realizza la violazione in coincidenza del luogo in cui si sia consolidato “di fatto” il nucleo familiare del minore stesso. Così precisa la sentenza n. 8660 del 27 febbraio 2019 della Sesta Sezione della Corte di Cassazione.

Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima: legittimo non indicarli specificamente
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso l’ordinanza con cui il tribunale del riesame aveva confermato l’ordinanza del GIP, che aveva applicato la misura del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese, in relazione al delitto di cui agli artt. 572 e 61 n. 5 c.p., per avere maltrattato la convivente ed i loro due figli minori, la Corte di Cassazione (sentenza 19 febbraio 2019, n. 7633) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui il Tribunale aveva omesso di specificare quali fossero i luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, indicati invece in maniera molto indeterminata - ha, infatti, aderito all’orientamento, prevalente nella giurisprudenza di legittimità, secondo cui è legittima l'ordinanza che dispone, ex art. 282 ter c.p.p., il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa senza indicare specificamente i luoghi oggetto di divieto, in quanto la predetta individuazione deve avvenire "per relationem" con riferimento ai luoghi in cui, di volta in volta, si trovi la persona offesa, con la conseguenza che, ove tali luoghi, anche per pura coincidenza, vengano ad essere frequentati anche dall'imputato, costui deve immediatamente allontanarsi dagli stessi.

Non si può sequestrare la bici a chi la guidava ubriaco se non punibile per tenuità del fatto
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte di Appello, nel ritenere l'imputato non punibile per la particolare tenuità del fatto, ai sensi dell'art. 131-bis c.p., aveva disposto la restituzione al medesimo del velocipede utilizzato per commettere il reato di guida in stato di ebbrezza, la Corte di Cassazione (sentenza 19 febbraio 2019, n. 7526) – nel disattendere la tesi del PM, che aveva impugnato la sentenza, secondo cui il Giudice avrebbe dovuto disporre la sanzione amministrativa accessoria della confisca del velocipede condotto dall'imputato al momento del fatto - ha, infatti, affrontato il tema della confiscabilità del veicolo nel caso in cui l'imputato venga ritenuto non punibile per la particolare tenuità del fatto, affermando che l'osservanza del principio di legalità impone di ritenere che la confisca non sia ammessa, non essendo revocabile in dubbio che non si è in presenza di una sentenza di condanna o a questa assimilabile.

Escort: la Consulta salva la Legge Merlin
Le questioni di legittimità costituzionale riguardanti il reclutamento e il favoreggiamento della prostituzione, puniti dalla legge Merlin, sono state dichiarate non fondate. A renderlo noto è l’Ufficio Stampa della Corte Costituzionale con comunicato del 6 marzo 2019.

Confisca di prevenzione: incostituzionale limitare le categorie dei soggetti ammessi al recupero del credito
La Corte costituzionale, con sentenza 27 febbraio 2019 n. 26, parifica la tutela dei diritti dei terzi in buona fede in relazione ai procedimenti di prevenzione nei quali, ratione temporis, non trova applicazione il d.lgs. n. 159 del 2011.

Perquisita ed interrogata dopo la visita al marito detenuto per terrorismo: violata la CEDU
Pronunciandosi su un caso “inglese” in cui si discuteva della legittimità della decisione della Corte Suprema inglese di respingere il ricorso di una cittadina francese, che si lamentava per essere stata fermata, perquisita e interrogata in un aeroporto inglese senza un avvocato, al rientro da un viaggio in Francia dove era stata a trovare il marito ivi detenuto per terrorismo, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha accertato, all'unanimità, una violazione dell'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione EDU. Il caso riguardava l’applicazione nel Regno Unito della legislazione antiterrorismo che conferiva potere ai funzionari dell'immigrazione di fermare, perquisire e interrogare i passeggeri nei porti, negli aeroporti e nei terminal ferroviari internazionali. In particolare, la ricorrente era stata fermata e interrogata all'aeroporto di East Midlands nel 2011. La Corte (sentenza 28 febbraio 2019, n. 4755/16) ha rilevato che la legislazione in vigore all'epoca non era sufficientemente specifica né vi erano adeguate garanzie legali contro gli abusi. In particolare, i passeggeri potevano essere soggetti ad interrogatorio per un massimo di nove ore e costretti a rispondere alle domande, senza essere formalmente in stato di arresto o avere la possibilità di rivolgersi ad un avvocato. Per pervenire a tale conclusione, la Corte EDU non ha tuttavia preso in considerazione le modifiche normative intervenute successivamente. In particolare, dal 2014, i funzionari della polizia di frontiera sono obbligati a considerare il passeggero in stato di fermo se ritengono di doverlo sottoporre ad interrogatorio per più di un'ora, dovendo peraltro attendere l’arrivo di un avvocato prima di iniziarne l’interrogatorio, con l’obbligo di rilasciare i passeggeri interrogati dopo sei ore. La ricorrente non ha tuttavia ricevuto alcun risarcimento in quanto la Corte EDU ha ritenuto che la constatazione della violazione era di per sé sufficiente a compensarlo.

Il divieto dell’uso del cellulare per il sorvegliato speciale non è automatico
Con il decreto 22 gennaio 2019 n. 15, la Corte di Appello di Bari ha statuito che il divieto di detenzione e di uso di telefoni cellulari e di altri apparecchi radioelettrici di conversazione non può più conseguire automaticamente all’applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale, dal momento che in conseguenza dei progressi tecnologici l’impiego del cellulare assume rilievo anche ai fini della ricerca e conservazione del posto di lavoro; con l’ovvio corollario che l’automaticità della prescrizione accessoria in parola finirebbe per porsi in contrasto con il principio di proporzionalità della sanzione di cui all’art. 8 CEDU.

Lo scambio reciproco di SMS ingiuriosi e minacciosi tra familiari non integra il reato di molestie
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza del tribunale che aveva condannato una donna ritenendola colpevole del reato di cui all'art. 660 c.p., perché, per petulanza, attraverso reiterati messaggi telefonici di contenuto ingiurioso e minaccioso recava molestia ad altro soggetto, la Corte di Cassazione (sentenza 14 febbraio 2019, n. 7067) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui non poteva ritenersi integrata la contravvenzione contestata, perché la questione aveva tratto scaturigine da ragioni di tipo familiare, non biasimevoli e avendo la persona offesa risposto in egual misura alle offese ricevute, dimostrando così di non aver subito turbamento o disturbo - ha, infatti, ribadito che non è configurabile il reato di molestia o disturbo alle persone, previsto dall'art. 660 c.p., allorché vi sia reciprocità o ritorsione delle molestie, in quanto in tal caso non ricorre la condotta tipica descritta dalla norma, e cioè la sua connotazione "per petulanza o altro biasimevole motivo", cui è subordinata l'illiceità penale del fatto.

Quale reato si configura in caso di somministrazione di alimenti “non gluten free” ad un celiaco?
In tema di reati contro la persona, il gestore di un esercizio di ristorazione il quale, informato delle poli-allergie dell’avventore (tra cui morbo celiaco ed allergia al grano, glutine, fermento, formaggi, pesce, etc.), somministri allo stesso una diversa vivanda contenente grano, contrariamente a quanto stabilito (nella specie, un pasto che prevedesse l'esclusione di alimenti dannosi alla sua salute), risponde del reato di omicidio colposo, ove si dimostri che il gestore sia stato compiutamente edotto sulla gravità delle allergie del commensale e sugli effettivi pericoli connessi alla trasgressione del regime alimentare cui egli è tenuto, non essendo sufficiente la mera richiesta di un “pasto per celiaci” senza l’indicazione di specifiche allergie ai cereali (Cassazione penale, sezione IV, sentenza 7 febbraio 2019, n. 5890).

Illegittime le misure nei confronti delle persone “abitualmente dedite a traffici delittuosi”
In un’importante decisione, dopo essersi soffermata sullo statuto delle garanzie costituzionali e convenzionali delle misure di prevenzione, la Corte costituzionale (sentenza, 27 febbraio 2019, n. 24) ha stabilito che è illegittimo sottoporre alla sorveglianza speciale di p.s. e alla misura di prevenzione della confisca dei beni le persone che “debbano ritenersi, sulla base di elementi di fatto, abitualmente dedite a traffici delittuosi”.

Destinare ad abitazione un seminterrato e locarlo, anche se temporaneamente, è reato
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza della Corte d’appello che aveva confermato quella di primo grado, con cui erano stati condannati due soggetti per avere, difformemente da quanto indicato nella S.C.I.A. presentata al Comune, realizzato modifiche alla unità abitativa di loro proprietà, tali da consentirne la destinazione alla locazione, contrariamente a quanto previsto nella destinazione d'uso assentita, la Corte di Cassazione (sentenza 11 febbraio 2019, n. 6366) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui non si era in presenza di un mutamento di destinazione d'uso con la realizzazione di opere - ha, infatti, ribadito che deve ritenersi consentita la modifica di destinazione d'uso funzionale, purché non comporti una oggettiva modificazione dell'assetto urbanistico ed edilizio del territorio e non incida sugli indici di edificabilità, che non determini, cioè, un aggravio del carico urbanistico, inteso come maggiore richiesta di servizi cosiddetti secondari, derivante dalla diversa destinazione impressa al bene.

Chi è ai domiciliari può chiedere il risarcimento per le condizioni detentive disumane e degradanti?
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso il provvedimento con cui il magistrato di sorveglianza aveva dichiarato la inammissibilità del reclamo avente ad oggetto il risarcimento per le condizioni della detenzione, la Corte di Cassazione (sentenza 8 febbraio 2019, n. 6310) – nell’accogliere la tesi difensiva secondo cui il rimedio risarcitorio in forma specifica ben può essere esperito anche da chi si trova sottoposto a detenzione domiciliare - ha, infatti, affermato che Il detenuto in regime di detenzione domiciliare al momento della proposizione del reclamo è legittimato a chiedere il rimedio risarcitorio di cui all'art. 35-ter, comma 1, o.p.

Incostituzionale la violazione del precetto “honeste vivere”
La Corte costituzionale, con la sentenza 27 febbraio 2019 n. 25, ha dichiarato l’incostituzionalità dell’inosservanza delle prescrizioni di “vivere onestamente” e di “rispettare le leggi”, che integra il delitto di violazione degli obblighi inerenti alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo o divieto di soggiorno.

Anche un titolo può essere diffamatorio se in presenza di un c.d. “lettore frettoloso”
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte di appello aveva confermato la sentenza di primo grado che aveva ritenuto colpevole del reato di omesso controllo il direttore responsabile di un quotidiano a tiratura nazionale (art. 57, c.p.), in relazione al titolo ritenuto diffamatorio di un articolo a firma di un giornalista della testata, la cui valenza offensiva riguardava il candidato di un partito politico alle elezioni regionali in cui gli si contestava di aver accettato di difendere un noto boss, la Corte di Cassazione (sentenza 7 febbraio 2019, n. 6110) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui il titolo, per essere penalmente rilevante, avrebbe dovuto contenere un'affermazione autonomamente diffamatoria nei confronti della p.o., mentre la lettura chiarificatrice del trafiletto che lo riguardava avrebbe posto in luce che egli, pur essendo "impresentabile", non era riconducibile ad alcuna delle categorie menzionate nel sottotitolo - ha, diversamente, affermato che anche il titolo può assumere una valenza diffamatoria che prescinde dal contenuto dell'articolo cui si riferisce, ciò in quanto il titolo è in grado di orientare il lettore e di trasmettergli un'informazione compiuta, a maggior ragione quando è caratterizzato da espressioni forti e lapidarie ed a fortiori riguardando la propensione dell'utente ad una lettura sommaria del contenuto dell'articolo, ossia del c.d. "lettore frettoloso".

Anche l’incitazione indiretta alla violenza legittima l’irrogazione del DASPO
Muovendosi nel solco già tracciato da altra pronuncia di legittimità (cfr. Cassazione civile, Sezione III, 16/01/2017 n. 1766) il Giudice della Nomofilachia, nella interessante pronuncia che si commenta, dichiara la rilevanza, ai fini della irrogazione del DASPO amministrativo, anche l’affissione di un manifesto contenente espressioni offensive nei confronti dei componenti delle forze dell’ordine, ancorché non avvenuta all’interno dell’impianto sportivo e contestualmente allo svolgimento della manifestazione sportiva e, dunque, pur non incitando direttamente ed esplicitamente alla violenza. Ciò in quanto la prossimità spaziale del locus commissi delicti con l’impianto sportivo e la contiguità temporale della condotta istigatoria rispetto al momento dello svolgimento della competizione sportiva, ben possono accordare rilievo ad una condotta, la quale, pur non veicolando un incitamento esplicito alla violenza, ben può suscitare passioni intense e verosimilmente idonee a scatenare episodi di violenza: così legittimando, come detto, l’adozione del provvedimento questorile di DASPO (Cass. pen. sentenza 20 febbraio 2019, n. 7648).

L’efficacia probatoria delle chat WhatsApp nel processo penale: la recente giurisprudenza
La recente evoluzione della tecnologia ha introdotto nuovi strumenti di comunicazione come ad esempio le conversazioni in forma digitale attuate attraverso l’utilizzo di applicazioni istallate su smathphone e computer, nel cui ambito sta spopolando la nota a tutti Whatsapp. Di qui l’esigenza di inquadrare l’ambito giuridico di quello che si può definire come nuovo fenomeno comunicativo soprattutto in termini di utilizzabilità processuale.

I figli possono opporsi alla confisca di prevenzione della casa familiare in cui risiedono?
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso l’ordinanza con cui la Corte di appello aveva dichiarato inammissibili gli appelli proposti avverso il decreto del Tribunale con cui era stata disposta la confisca di prevenzione di svariati beni mobili e immobili, di proprietà o nella disponibilità, di una donna, la Corte di Cassazione (sentenza 6 febbraio 2019, n. 5866) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui gli appellanti erano legittimati a proporre impugnazione contro il decreto quali titolari di un diritto personale atipico di abitazione sull'immobile, costituito in casa familiare e loro residenza anagrafica - ha, diversamente, affermato che se è pur vero che i figli, tanto più se minori, vantano nei confronti dei genitori il diritto ad essere mantenuti, istruiti ed educati ex artt.147 e 148 c.c. e di conseguenza un diritto personale di godimento sul bene immobile costituito in residenza del nucleo familiare, purtuttavia si tratta di un diritto di godimento atipico, meramente derivativo, che presuppone per il suo esercizio la persistenza del potere sulla cosa che compete al familiare titolare del diritto reale o personale di godimento sull'immobile ed è insuscettibile di essere fatto valere a prescindere da questo e, pertanto, inidoneo a radicare una autonoma legittimazione ad impugnare il provvedimento di confisca.

Can che abbaia non morde …. ma fa rischiare un mese di galera al padrone
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte di appello aveva confermato la sentenza di primo grado che aveva ritenuto colpevole del reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone (art. 659, c.p.) il proprietario di un cane che aveva provocato disturbo ai vicini con il suo continuo abbaiare, la Corte di Cassazione (sentenza 6 febbraio 2019, n. 5800) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui il disturbo arrecato sarebbe stato riferito soltanto da testimoni abitanti nel medesimo immobile od in altro immediatamente contiguo, dolendosi peraltro dell’eccessiva pena inflitta - ha, diversamente, affermato non solo che l'affermazione di responsabilità per la fattispecie penale in esame non implica, attesa la natura di reato di pericolo presunto, la prova dell'effettivo disturbo di più persone, essendo sufficiente l'idoneità della condotta a disturbarne un numero indeterminato, ma anche, con riferimento al trattamento sanzionatorio, che la natura detentiva della pena inflitta era giustificabile visto il ripetersi delle molestie e la noncuranza con la quale l'imputato aveva reagito ai richiami della Polizia Municipale.

Incassare la vincita di un “gratta e vinci” di provenienza illecita è reato
La sentenza della Cassazione penale n. 7302, del 18 febbraio 2019, si occupa dell’ipotesi di acquisto di biglietti della lotteria istantanea “gratta e vinci” di provenienza consapevolmente delittuosa, individuando un onere di allegazione, quid minoris dell’obbligo probatorio, al fine di evidenziare con giustificazione plausibile la bona fides del ricevente /acquirente.

È violenza privata impedire all’internal audit di entrare in azienda e svolgere le proprie mansioni
In tema di violenza privata, integra gli estremi del delitto di cui all’art. 610, c.p. la condotta del Presidente del Consiglio di amministrazione e del dirigente di una società che, prospettando un preteso diritto di chiudere i locali per ragioni di sicurezza, impediscono al soggetto che riveste il ruolo di internal audit di accedere all’interno dei locali societari, risolvendosi infatti l'iniziativa degli imputati in un'ingiusta coartazione della libertà di determinazione della persona offesa, impedita di esercitare la facoltà di accesso nel luogo in cui la stessa esercita la propria attività, indipendentemente da ogni profilo di fondatezza giuridica del relativo diritto (Cassazione penale, sezione V, sentenza 30 gennaio 2019, n. 4779).

Concorre nel reato di invasione di edifici chi cede abusivamente a terzi l’alloggio popolare
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte di appello aveva confermato la sentenza di primo grado che aveva ritenuto colpevole del reato di invasione di terreni o edifici (art. 633 e 639-bis, c.p.) una donna cui era stato contestato di aver ceduto a terzi abusivamente l’alloggio popolare da lei detenuto quale legittima assegnataria, la Corte di Cassazione (sentenza 6 febbraio 2019, n. 5759) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui il reato non poteva dirsi integrato dalla condotta posta in essere da chi, occupando legittimamente l'appartamento o comunque senza averlo invaso, ospiti terze persone senza che queste stabiliscano con l'immobile un rapporto di detenzione effettiva - ha, diversamente, affermato che risponde a titolo di concorso nel reato di invasione di terreni ed edifici chi, pur detenendo l’alloggio popolare, lo cede abusivamente a terzi, atteso che il consentire a terzi di occupare una abitazione a cui questi non avevano titolo, accompagnata dalla contestuale cessazione della detenzione da parte del soggetto assegnatario dell’alloggio, si risolve nel fornire un contributo consapevole e casualmente rilevante alla realizzazione del reato.

Massaggi senza abilitazione, non sempre è reato
In commento interessante pronuncia di merito in tema di esercizio abusivo di attività professionale. Il Tribunale di Firenze (sentenza 30 luglio 2018, n. 2486) ha assolto un imputato accusato di aver esercitato l’attività di fisioterapista e di massaggiatore estetico abusivamente poiché sprovvisto di necessaria abilitazione e comunque dei requisiti di legge, in ragione della inidoneità delle evidenze istruttorie, raccolte all’esito del dibattimento, a dimostrare che l’attività esercitata dall’imputato stesso avesse finalità terapeutica

Fecondazione eterologa: il rapporto tra disconoscimento di paternità e alterazione di stato
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello, nel ribaltare la sentenza di primo grado, aveva condannato una donna per il reato di alterazione di stato (per aver attestato falsamente nell'atto di dichiarazione di nascita depositato al comune la paternità del figlio, indicando quale genitore il coniuge che, invece, aveva revocato il consenso all'inseminazione artificiale eterologa), la Corte di Cassazione (sentenza 30 gennaio 2019, n. 4854) – nell’accogliere la tesi difensiva secondo cui il rigetto in via definitiva della domanda del marito diretta ad ottenere il disconoscimento della paternità del figlio, nato a seguito di inseminazione eterologa, escludeva il reato di cui all’art. 567, c.p. – ha affermato che, in tal caso, la dichiarazione della moglie della paternità del marito non integra un'alterazione di stato né una falsa attestazione in atti dello stato civile, essendo questi il genitore del figlio nato durante il matrimonio da indicare nell'atto e nella dichiarazione di nascita.

Niente tenuità per chi costruisce senza permesso una struttura in cemento di 100 mq
Per valutare se una violazione urbanistica può essere giudicata di particolare tenuità occorre considerare non solo la consistenza dell'intervento abusivo (tipologia di intervento, dimensioni e caratteristiche costruttive) ma anche altri elementi, quali, ad esempio, la destinazione dell'immobile, l'incidenza sul carico urbanistico, l'eventuale contrasto con gli strumenti urbanistici e l'impossibilità di sanatoria, il mancato rispetto di vincoli (idrogeologici, paesaggistici, ambientali, etc.), l'eventuale collegamento dell'opera abusiva con interventi preesistenti, il rispetto o meno di provvedimenti autoritativi emessi dall'amministrazione competente (ad es. l'ordinanza di demolizione), la totale assenza di titolo abilitativo o il grado di difformità dallo stesso, le modalità di esecuzione dell'intervento, la circostanza che siano contestualmente violate, mediante la realizzazione dell'opera, anche altre disposizioni finalizzate alla tutela di interessi diversi (norme in materia di costruzioni in zone sismiche, di opere in cemento armato, di tutela del paesaggio e dell'ambiente, a quelle relative alla fruizione delle aree demaniali). È quanto ricorda la Cassazione penale con sentenza n. 5821 del 6 febbraio 2019.

Quando si configura la “scriminante putativa” della reazione ad atti arbitrari del pubblico ufficiale?
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello, nel confermare la sentenza di primo grado, aveva condannato un imputato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate, la Corte di Cassazione (sentenza 29 gennaio 2019, n. 4457) – nell’accogliere la tesi difensiva secondo cui egli aveva reagito ad un comportamento degli agenti, definibile come "arbitrario" - ha accolto la tesi dell’imputato, affermando che sussiste la causa di giustificazione di cui all'art. 393-bis c.p. sotto il profilo putativo nel caso in cui, a fronte di un'attività di identificazione ex art. 349 c.p.p. formalmente legittima, in quanto rispondente alle finalità della norma, ciò non vale tuttavia ad escludere che la stessa si presenti agli occhi del destinatario del controllo come arbitraria, in particolare ove condotta con modalità insistente e persecutoria, in funzione di motivi che ragionevolmente possono apparire come pretestuosi.

Omicidio stradale, revoca della patente solo in caso di ebbrezza o droga
Omicidio stradale, sì alle pene più severe ma la revoca della patente scatta solo in caso di ebbrezza o droga. A stabilirlo è la Corte Costituzionale con provvedimento di cui si attende ancora di conoscere il testo.

MAE: legittimo consegnare al Regno Unito il tifoso italiano di calcio accusato di “violent disorder”
In tema di mandato di arresto europeo, la collettiva aggressione violenta portata a persone e cose che si trovino nelle immediate adiacenze di un luogo ove si svolgano manifestazioni sportive, con volto travisato, utilizzando corpi contundenti vari e rivolgendosi altresì alle Forze dell'Ordine, costrette ad operare cariche di alleggerimento della pressione esercitata dai facinorosi, deve ritenersi pienamente sussumibile nella fattispecie prevista dall'art. 655 c.p., risultando così soddisfatto il requisito della "doppia punibilità", di cui all'art. 7 della legge 69/2005 (Cassazione penale, sezione VI, sentenza 24 gennaio 2019, n. 3640).

Il reato è prescritto, nessun esame delle ragioni della parte civile neppure in sede di impugnazione?
Il giudice dichiara prescritto il reato e non si pronuncia sulle istanze della parte civile: nessun rimedio, o c’è “un giudice a Berlino”? La Cassazione penale, con ordinanza del 19 dicembre 2018, n. 57456 ha posto alle Sezioni Unite il seguente quesito: “Se sia ammissibile l'impugnazione proposta dalla parte civile avverso la sentenza di secondo grado che abbia respinto l'appello proposto dalla medesima parte civile nei confronti della sentenza di primo grado che, senza entrare nel merito, abbia dichiarato la prescrizione del reato. L’udienza per la soluzione della questione è fissata per il 28 marzo 2019.

CEDU: l’extracomunitario pericoloso può essere espulso, non è violato il diritto alla vita privata
Pronunciandosi su un caso “italiano” in cui si discuteva della legittimità della decisione delle autorità italiane di respingere la richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno di un cittadino marocchino in quanto soggetto socialmente pericoloso e la sua conseguente espulsione verso lo Stato di appartenenza, la Corte EDU ha escluso che vi fosse stata una violazione dell'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (diritto al rispetto della vita privata). La Corte ha deciso di esaminare la denuncia dell’extracomunitario ai sensi dell'articolo 8 della Convenzione EDU sotto il profilo della violazione del diritto alla vita privata, analizzando nel merito la situazione del ricorrente – in particolare, trattandosi di un uomo di 39 anni non sposato, senza alcun legame specifico di dipendenza verso i suoi familiari, tutti adulti – escludendo che si versasse nell'ambito della "vita familiare" ai sensi dell'articolo 8 della Convenzione. La Corte (sentenza 14 febbraio 2019 n. 57433/15) ha ritenuto che i giudici italiani, che si erano espressamente richiamati all'articolo 8, avessero preso in esame l'interesse del Narjis alla protezione della sua vita privata rispetto all'interesse dello Stato volto alla protezione dell’ordine pubblico, applicando i criteri fissati dalla Corte EDU in materia. In particolare, si è osservato che, in considerazione dei precedenti penali risultanti dal casellario giudiziale a suo carico, l’uso regolare di sostanze stupefacenti da parte del medesimo e l’apparente impossibilità del medesimo di essere inserito in un percorso professionale, le autorità italiane avevano legittimi motivi per dubitare della solidità dei suoi legami sociali e culturali con il paese ospitante.

Sequestro probatorio di strumenti informatici: proporzionalità e adeguatezza
È illegittimo, per violazione del principio di proporzionalità e adeguatezza, il sequestro a fini probatori di un sistema informatico - quale un personal computer - che conduca, in difetto di specifiche ragioni, ad una indiscriminata apprensione di tutte le informazioni ivi contenute (Cassazione penale, sezione VI, sentenza 30 gennaio 2019, n. 4857).

Famiglia e minori


Nei giudizi de potestate va nominato un curatore speciale per il minore
Nei giudizi riguardanti l'adozione di provvedimenti limitativi, ablativi o restitutivi della responsabilità genitoriale, riguardanti entrambi i genitori, l'art. 336, quarto comma, c.c., così come modificato dall'art. 37, comma 3 l. n. 149 del 2001, richiede la nomina di un curatore speciale, ex art. 78 c.p.c., ove non sia stato nominato un tutore provvisorio, sussistendo un conflitto d'interessi verso entrambi i genitori. Ne consegue che, nell'ipotesi in cui non si sia provveduto a tale nomina, il procedimento deve ritenersi nullo ex art. 354 primo comma c.p.c. con rimessione della causa al primo giudice perché provveda all'integrazione del contraddittorio. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, ordinanza 13 marzo 2019, n. 7196.

La prova dello “stato di bisogno” è risolutiva ai fini degli alimenti
Gli Ermellini cassano con rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Palermo che aveva riconosciuto il diritto della figlia maggiorenne di percepire mensilmente dalla madre la somma di €.500,00 mensili a titolo di alimenti, omettendo di considerare che su quest’ultima incombeva l’onere di mantenimento della nipote a lei affidata e che la richiedente non aveva fornito la prova dello stato di bisogno limitandosi a lamentare un reddito insufficiente per la sua sopravvivenza oltre ad asserite patologie senza riscontro probatorio. Lo stabilisce la Cassazione Civile, sez. I, ordinanza 6 marzo 2019, n. 6521.

Collocamento paritario del figlio: il Tribunale di Catanzaro “applica” il DDL “Pillon”
In tema di affidamento condiviso del figlio nella crisi della coppia genitoriale, la soluzione della suddivisione paritetica dei tempi di permanenza presso ciascun genitore non è sempre da preferire; tuttavia, essa è preferibile laddove ve ne siano le condizioni di fattibilità e, quindi, tenendo sempre in considerazione le caratteristiche del caso concreto (quali l’età del minore, gli impegni lavorativi di ciascuno dei genitori, la disponibilità di un’abitazione dignitosa per la crescita dei figli, ecc.). E' quanto ha stabilito il Tribunale di Catanzaro con decreto 28 febbraio 2019, n. 443.

Separazione: il padre può donare quote societarie alla figlia senza il consenso della moglie?
Nel corso di un giudizio di separazione, mentre era ancora vigente il regime della comunione dei beni, il marito dona alla figlia quote societarie di rilevante importo. Un anno dopo la comunione si scioglie per il passaggio in giudicato della sentenza di separazione. La moglie, a questo punto, agisce chiedendo una somma pari alla metà del controvalore delle quote donate. Il Tribunale prima e la Corte d’Appello poi accolgono la domanda. Il soccombente ricorre in Cassazione, sostenendo che, essendo venuta meno la comunione legale, la controparte non poteva più agire ai sensi dell’art. 184/3. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, affermando che, dopo lo scioglimento, la norma di riferimento è l’art. 192 cod. civ., che disciplina rimborsi e restituzioni. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 6 marzo 2019, n. 6459.

Il tradimento coniugale non sempre dà luogo a risarcimento del danno
La violazione del dovere di fedeltà, sebbene possa indubbiamente essere causa di un dispiacere per l'altro coniuge, e possa provocare la disgregazione del nucleo familiare, non automaticamente è risarcibile, ma in quanto l'afflizione superi la soglia della tollerabilità e si traduca, per le sue modalità o per la gravità dello sconvolgimento che provoca nell'altro coniuge, nella violazione di un diritto costituzionalmente protetto, primi tra tutti il diritto alla salute o alla dignità personale e all'onore. Lo stabilisce la Cassazione Civile, sez. III, sentenza 7 marzo 2019, n. 6598.

La volontà del testatore non può ricavarsi sulla base di una missiva dattiloscritta
Il rispetto dei criteri ermeneutici che mirano a ricostruire l'effettiva volontà del testatore come espressa nel testamento impedisce qualsiasi operazione che porti ad integrare ab extrinseco tale volontà, attribuendo ad essa contenuti inespressi ovvero diversi da quelli risultanti dalla dichiarazione stessa. (In applicazione di tale principio, la Suprema Corte ha cassato la sentenza con la quale i Giudici di merito avevano interpretato - sulla base di una missiva dattiloscritta, ma non olografa della de cuius - l’espressione “per fini di culto e di religione” contenuta nella scheda testamentaria nel senso che gli immobili che ne costituivano l’oggetto fossero destinati per il ricovero ed il mantenimento dei sacerdoti poveri). Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 12 marzo 2019, n. 7025.

Genitore residente all’estero: l’affido condiviso è sempre la regola
Anche nel caso di un genitore residente all’estero, l’affidamento condiviso dei figli a entrambi i genitori è la regola da seguire, a meno che non sussistano circostanze talmente gravi che possano mettere in pericolo il benessere e lo sviluppo psico fisico del minore. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez I, civile, sentenza n. 6535/19.

Niente assegno di divorzio se la moglie è giovane e laureata ma non lavora
Il Tribunale di Treviso con sentenza 8 gennaio 2019, riletta la sentenza delle Sezioni Unite del luglio 2018 ed evidenziata la prevalenza della funzione perequativo-compensativa rispetto a quella assistenziale, nega il diritto all’assegno di divorzio pur in presenza di un evidente divario economico tra i coniugi, rilevando come tale disparità non potesse essere ricondotta ad alcun apprezzabile sacrificio compiuto dalla richiedente durante la vita matrimoniale. In considerazione della giovane età della richiedente e del possesso da parte di quest’ultima di una laurea, il Tribunale ha ritenuto sussistente in capo alla stessa un’inerzia colpevole nel reperire un’occupazione, tenendo altresì conto del fatto che la signora, di nazionalità straniera, aveva consapevolmente assunto un rischio nel trasferirsi in Italia con il marito.

Va tutelato il diritto del nonno che desidera mantenere i contatti con la nipote adottata da un’altra famiglia
Pronunciandosi su un caso “russo” in cui si discuteva della legittimità della decisione definitiva della Corte Suprema russa di respingere il ricorso di un uomo che rivendicava il proprio diritto a mantenere i rapporti con la nipote, che era stata adottata da un’altra famiglia, la Corte europea dei diritti dell'uomo, sez. III, 5 marzo 2019 (n. 38201/16) ha ritenuto, all'unanimità, che fosse stato violato l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione EDU. Il caso era stato originato dalla richiesta, come anticipato, di un nonno che desiderava mantenere i rapporti con la nipote dopo che la ragazza era stata adottata da un'altra famiglia. La Corte EDU ha ritenuto che i giudici nazionali avrebbero dovuto valutare la richiesta del nonno di mantenere un rapporto con la sua nipotina anche dopo la sua adozione, ma avevano invece interpretato e applicato la legge in modo tale da negargli tale possibilità. Egli era stato quindi completamente ed automaticamente escluso dalla vita della nipote ed i suoi diritti erano stati violati.

Separazione, il gatto al marito e il cane a entrambi a settimane alterne: il decreto del Tribunale di Sciacca
In caso di separazione dei coniugi, in mancanza di diversi accordi tra le parti, è legittimo disporre l’affidamento condiviso del cane, sul presupposto che il sentimento per gli animali costituisce un valore meritevole di tutela, anche in relazione al benessere dell'animale stesso. Lo stabilisce il Tribunale di Sciacca, con decreto 19 febbraio 2019.

La rottura dei rapporti tra padre e figlio non è causa di risoluzione di un comodato con destinazione familiare
La rottura dei rapporti tra padre e figlio non è sufficiente a risolvere il comodato di un immobile con destinazione familiare. Secondo la III Sezione Civile della Cassazione (Ordinanza 05.03.2019, n. 6323) la crisi abitativa del padre che ha concesso la casa familiare al figlio può risolversi attraverso la locazione di un ulteriore immobile. Lo stabilisce la Corte di Cassazione, Sezione III Civile, Ordinanza 5 marzo 2019, n. 6323.

Legittima la cessazione dell’assegno divorzile se l’ex marito va in pensione
Deve ritenersi legittima la cessazione dell’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile se, da un lato, i redditi dell’obbligato si riducono a seguito del suo pensionamento e, dall’altro, il coniuge beneficiario nulla allega in merito al contributo dato alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale dell’ex coniuge. A confermarlo è la Cassazione con sentenza del  5 marzo 2019, n. 6386.

Eredità: nel giudizio di rinvio vanno chiamati in giudizio tutti gli eredi già parti
Nell’ipotesi di cassazione con rinvio, il rapporto processuale non può legittimamente costituirsi innanzi al giudice di rinvio se non vengono chiamate in giudizio tutti gli eredi verso cui è stata emessa la pronuncia rescindente e quella annullata, configurandosi la citazione in riassunzione, innanzi a tale giudice, non come atto di impugnazione, bensì come atto di impulso processuale in forza del quale la controversia, per i caratteri ed i limiti del giudizio di rinvio, dà luogo a litisconsorzio necessario processuale fra gli stessi eredi che erano stati parti nel processo di cassazione. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 27 febbraio 2019, n. 5741.

La funzione assistenziale e compensativa dell'assegno divorzile
L’assegno divorzile – alla luce del nuovo orientamento giurisprudenziale – ha una natura complessa ed è connotato da una funzione assistenziale e da una funzione volta al riequilibrio della situazione patrimoniale dei coniugi rispetto a quella della separazione. Il principio viene richiamato dalla Cassazione civile, sez. I, sentenza 28 febbraio 2019, n. 5975.

Successioni: l'indegno non è tenuto al pagamento dei debiti del de cuius
Il giudicato maturato in un distinto processo che abbia negato la qualità di erede, avendo accertato l’esclusione dalla successione correlata alla dichiarazione di indegnità, spiega un'efficacia riflessa anche nei confronti del creditore rimasto estraneo a quel processo, atteso che la pretesa creditoria verso il chiamato all’eredità rimane comunque dipendente dalla situazione ivi definita. Lo stabilisce la Cassazione n. 5411 del 2019.

L’incidenza dei potenziali incrementi di reddito sul contributo al mantenimento dei figli
Il fatto che i redditi professionali dell’obbligato siano suscettibili di incremento (in uno con la determinazione della media reddituale netta degli ultimi anni) rappresenta una circostanza rilevante nella valutazione (rimessa al giudice del merito, in tema di separazione fra i coniugi) delle capacità economiche del coniuge obbligato ai fini della (ri)determinazione dell'assegno di mantenimento a favore della prole – valutazione che deve essere operata sul reddito netto e non già su quello lordo. Lo stabilisce la Cassazione civile, ordinanza 25 febbraio 2019, n. 5449.

Cumulo di diritti alle prestazioni familiari, regole di priorità in caso di residenza dei familiari in altro Stato Ue
Per beneficiare di prestazioni familiari per i figli che risiedono in un altro Stato Ue (Stato Ue di residenza dei familiari dell'interessato) non è necessario esercitare un’attività professionale subordinata in uno Stato membro (Stato Ue dell'occupazione). In altre parole, le norme Ue non richiedono che una persona eserciti un’attività professionale subordinata in uno Stato Ue al fine di beneficiarvi di prestazioni familiari per i figli che risiedono in un altro Stato membro dell'Ue. Secondo la sentenza della Corte di Giustizia UE, 7 febbraio 2019 (C-322-17), infatti, il diritto alle prestazioni familiari non è limitato al caso in cui il richiedente abbia ottenuto in precedenza una prestazione a carattere contributivo.

Nega al marito rapporti intimi: niente addebito della separazione alla moglie
Non è addebitabile la separazione a carico della moglie, se questa rifiuta di avere rapporti intimi con il marito, quando è lui a non prestare assistenza morale e a creare un’atmosfera di tensione familiare. La Cassazione civile, sez. VI ordinanza 15 febbraio 2019, n. 4623 esprime anche che la deducibilità del vizio di violazione o la falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. può ammettersi solo allorché il ricorrente alleghi che il giudice di merito, in contrasto con i principi della disponibilità e del contraddittorio delle parti sulle prove, abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti o disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova che invece siano soggetti a valutazione.

Non equivale ad accettazione dell’eredità la richiesta di registrazione del testamento
Con ordinanza n. 4843/2019 del 19 febbraio 2019 la Sezione Seconda della Corte di cassazione ha affermato, in tema di successioni, che, ai fini dell’accettazione dell’eredità, è priva di rilevanza la richiesta di registrazione del testamento e la sua trascrizione da parte del soggetto interessato, trattandosi di adempimenti aventi prevalentemente carattere fiscale, sono inidonei ad esprimere una intenzione univoca di accettare l’eredità. Né, al medesimo fine, costituisce accettazione tacita dell’eredità la mera presentazione di una istanza di conversione del debito ex art. 495 cod. proc. civ., che non comporta alcun riconoscimento del debito, ma è funzionale esclusivamente ad evitare le conseguenze negative dell’esecuzione intraprese dal creditore del de cuius. Con l’ordinanza in esame la Corte ribadisce i presupposti fondamentali ed indispensabili per l’accettazione tacita dell’eredità, che ricorrono quando il chiamato compie un atto che implica necessariamente – ed in modo inequivoco – la volontà di accettare, perché non potrebbe essere compiuto se non nella qualità di erede. Sotto il profilo oggettivo, in particolare, la Suprema Corte enumera le forme attraverso le quali si esprime l’accettazione tacita, escludendo espressamente – in conformità con l’indirizzo consolidato, sia pur remoto, espresso da Cass. civ., Sez. 2, n. 4783 del 28/02/2007 e da Sez. 3, n. 4756 del 13/05/1999 – le ipotesi in cui il chiamato all’eredità si limiti a meri adempimenti di contenuto prevalentemente fiscale.

Assegno di divorzio: la Cassazione ritorna al tenore di vita
La Prima sezione della Corte di Cassazione, con ordinanza del 14 febbraio 2019, nel confermare una pronuncia della Corte di Appello di Catania, ha ritenuto applicabile il criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio ai fini della determinazione dell’assegno di divorzio in favore dell'ex moglie. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, ordinanza 14 febbraio 2019 n. 4523.

L’azione di arricchimento si applica anche alla convivenza more uxorio
E’ configurabile l’ingiustizia dell’arricchimento da parte di un convivente more uxorio verso l’altro, in presenza di prestazioni a vantaggio del primo che esulano dal mero adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza, il cui contenuto va parametrato alle condizioni sociali e patrimoniali dei componenti della famiglia di fatto, e travalicanti i limiti di proporzionalità e di adeguatezza. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 15 febbraio 2019, n. 4659.

Convivenza: rimborsi all’ex solo se provati negli elementi costitutivi
Con la sentenza 3 gennaio 2019, n. 10, il Tribunale di Reggio Calabria, Presidente istruttore, dott. Giuseppe Campagna, ha respinto la domanda con cui l’attore aveva chiesto la condanna alla restituzione in suo favore della somma di denaro che egli assumeva di aver prestato alla convenuta. Il Tribunale, dopo aver chiarito che la mera riproduzione in giudizio di stampe relative ad sms e chat non ha valore di prova informatica dotata degli elementi di autenticità e certezza, ha affermato che, considerato il mancato assolvimento dell’onere probatorio da parte dell’attore, le somme di denaro chieste in restituzione debbano ritenersi versate in virtù di un’obbligazione naturale sorta nell’ambito di un’unione di fatto ed eseguite in funzione dei doveri di carattere morale e civile nonché di mutua assistenza e collaborazione tipici di tali formazioni sociali.

Condizioni fisiche e mentali del testatore: sono circostanze decisive nel giudizio di veridicità dell’atto
Nel giudizio di merito ove si discute in ordine alla falsità del testamento, devono essere esaminate le condizioni mentali e fisiche: il fatto che, alla data indicata nel testamento, il testatore fosse incapace di intendere e volere e non potesse quindi avere redatto, anche solo completandole, le sue disposizioni di ultima volontà, è fatto decisivo rispetto alla non verità della data del testamento. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 8 febbraio 2019, n. 3837.

Revoca del consenso alla fecondazione eterologa
Di seguito l'articolo dell'avv. Figone, pubblicato su Famiglia e Diritto n. 1/2019, Ipsoa, Milano. L’Autore commenta una pronuncia della Corte di cassazione (ord. n. 30294/2017) sulla revoca del consenso alla fecondazione eterologa che, nella specie, il marito aveva posto a base dell’azione di disconoscimento della paternità. Sottolinea le problematiche di tale revoca, a seguito della declaratoria di incostituzionalità del divieto di accesso a tecniche riproduttive eterologhe ed evidenzia la sempre maggior importanza della genitorialità sociale, anche contro il dato biologico.

Non è ricorribile per cassazione il provvedimento che regolamenta gli incontri tra gli affidatari e i minori in pendenza del giudizio di adozione
Non è impugnabile con il ricorso straordinario per cassazione, perché privo dei requisiti della “decisorietà” e della “definitività”, il provvedimento con il quale il Tribunale per i Minorenni regolamenta, nelle more del giudizio di adozione, gli incontri tra gli affidatari e i minori adottandi. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 14 febbraio 2019, n. 4524.

Addebito della separazione per omesso versamento del mantenimento e abbandono del tetto coniugale
Ai fini della pronuncia di addebito, non è sufficiente la sola violazione dei doveri previsti a carico dei coniugi dall'art. 143 c.c., ma occorre verificare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale. Tale presupposto è configurabile in presenza di una congiunta valutazione dell'abbandono della casa coniugale da parte del marito e della contestuale interruzione del mantenimento familiare. Principio enunciato da Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 8 febbraio 2019, n. 3877.

Attribuzione del cognome: il giudice può decidere anche senza ascoltare il minore di anni 6
Pur essendo l’audizione dei minori oramai divenuta un adempimento necessario nelle procedure che li riguardino, deve ritenersi, tuttavia, legittima la decisione del giudice di ometterne l’ascolto ove si tratti di minore di anni 6, che, a motivo dell’età, sia privo della capacità di discernimento (Cassazione civile, sezione I, ordinanza 13 febbraio 2019, n. 4246).

Divisione ereditaria: quando i beni sono già in possesso degli eredi
Due fratelli richiedono la rilettura delle prove assunte circa la loro accettazione, mediante atti di godimento e possesso, dei beni ereditari. Secondo i giudici ermellini, a prescindere dalla sua fondatezza, tale richiesta è sostenuta da specifici motivi che devono, quindi, essere esaminati: il grado di specificità dell’atto d’appello va ragguagliato col grado di specificità delle argomentazioni esposte dal primo Giudice nella sua decisione. La II Sezione Civile di Piazza Cavour torna sulla tematica della specificità dei motivi in appello, richiamando l’insegnamento reso dalle Sezioni Unite nella storica pronuncia del 2016, n. 27199. Lo stabilisce la Corte di Cassazione, Sezione II Civile, Ordinanza 24 gennaio 2019, n. 2055.

In caso di rilascio della villa familiare, va incrementato l’assegno divorzile in favore della moglie
Nella determinazione dell’assegno divorzile – al quale la giurisprudenza attribuisce oramai una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa – si deve tener conto della disponibilità e della fruizione, nel corso del matrimonio, da parte della ex moglie della casa familiare di elevate caratteristiche di pregio, tale da non renderla fungibile con qualsiasi altra abitazione reperibile a costi contenuti nel medesimo Comune. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, 9 febbraio 2019, n. 3869.

Riconoscimento di decisione in materia matrimoniale: no al rifiuto per la violazione delle norme Ue sulla litispendenza
La violazione delle norme sulla litispendenza da parte del giudice successivamente adito è un motivo di non riconoscimento della decisione resa da quest’ultimo? I giudici europei ritengono di no: a loro dire, il riconoscimento in Italia di una decisione in materia matrimoniale, non può essere rifiutato per violazione, da parte dei giudici rumeni, delle norme sulla litispendenza in diritto dell’Unione. È questo, dunque, il principio che emerge dalla sentenza Liberato del 16 gennaio 2019 con la quale, più in dettaglio, la Corte Ue con sentenza 16 gennaio 2019 (C – 386/17) ha affermato che qualora, nell’ambito di una controversia in materia matrimoniale, di responsabilità genitoriale o di obbligazioni alimentari, l’autorità giurisdizionale successivamente adita abbia adottato, in violazione delle norme sulla litispendenza una decisione poi divenuta definitiva, le autorità giurisdizionali dello Stato membro cui appartiene l’autorità giurisdizionale preventivamente adita non possono negare, per questo solo motivo, il riconoscimento di tale decisione.

Donazioni e successione ereditaria: anche le donazioni di modico valore sono soggette a collazione
Secondo la Corte di Cassazione, sez. II, sentenza 30 gennaio, n. 2700, anche per le donazioni di modico valore l’obbligo della collazione sorge automaticamente a seguito dell’apertura della successione (salva l’espressa dispensa da parte del de cuius nei limiti in cui sia valida) e i beni donati devono essere conferiti nell’asse ereditario, indipendentemente da una espressa domanda dei condividenti. Fanno eccezione solo le donazioni di modico valore effettuate in favore del coniuge superstite come espressamente previsto dall’art. 738 cod. civ.

La morte del suocero giustifica l’aumento dell’assegno di mantenimento a carico del marito
Costituiscono una circostanza sopravvenuta e rilevante ai fini della modifica delle condizioni economiche della separazione l’aggravarsi delle condizioni di salute del padre del coniuge separato e il suo decesso, laddove da ciò consegua il venir meno dell’importante contributo economico destinato dal defunto al mantenimento della figlia e della nipote. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-1, sentenza 4 febbraio 2019, n. 3206.

Riconoscimento della paternità: non è violazione della privacy l’ordine di sottoporsi al test del DNA
Pronunciandosi su un caso “maltese” in cui si discuteva della legittimità dell’ordine imposto da un giudice al ricorrente di sottoporsi al test del DNA in una causa civile nella quale era stata contestata la paternità dell’uomo, la Corte di Strasburgo ha escluso, all’unanimità, che ciò avesse comportato la violazione dell’art. 8 della Convenzione EDU. La Corte ha rilevato che i giudici nazionali avevano equamente bilanciato i diritti del ricorrente e quelli di una donna, X, che aveva intentato un’azione giudiziaria per il riconoscimento di paternità, in particolare finalizzata ad accertare se l’uomo fosse suo padre. In particolare, i giudici avevano esaminato le obiezioni mosse dal ricorrente a sottoporsi al test sia davanti ad un tribunale civile di primo grado che dinanzi a due livelli di giurisdizione costituzionale, i quali avevano alla fine dato toro all’uomo ordinando che la procedura avesse luogo.

La volontà della figlia di non incontrare il padre è irrilevante ai fini dell’assegno di mantenimento
In caso di separazione, la volontà della figlia di non incontrare il padre non interferisce, in termini economici, col fatto che il ricorrente non vada incontro ad alcun diretto esborso o ad alcuna cura in favore della stessa. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-1, sentenza 30 gennaio 2019, n. 2735.

Gli orientamenti esteri su matrimoni e attribuzioni patrimoniali agli ex coniugi
La rassegna di giurisprudenza mensile internazionale di questo mese traccia gli ultimi orientamenti su due temi assai dibattuti in diritto di famiglia: gli effetti dei matrimoni shiaraitici e della ripartizione degli asset famigliari dopo la procedura di divorzio.

L’assegno divorzile deve tener conto del contributo fornito alla realizzazione della vita matrimoniale
All'assegno divorzile in favore dell'ex coniuge deve attribuirsi, oltre alla natura assistenziale, anche natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà, e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell'autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 29 gennaio 2019, n. 2480.

Nessun valore processuale per il “desiderata” di rimanere in comunione ereditaria col figlio
L’atto notorio fatto depositare dalla parte contumace in grado d’appello non assurge ad atto processuale e, per l’effetto, le pretese richieste non si considerano formalizzate nell’ambito procedimentale, in tal modo non risultando adottate specifiche conclusioni. Pertanto la volontà espressa dalla donna di rimanere in comunione con il figlio, assurge a mero “desiderata” (Cassazione civile, sezione II, ordinanza 24 gennaio 2019, n. 2042).

Eredità: niente usucapione abbreviata per l’immobile ereditario illegittimamente annesso
Non può essere sottratto dalla comunione ereditaria, per intervenuta usucapione abbreviata, la porzione immobiliare illecitamente annessa a un immobile altrui e da questi posseduto per quindici anni, in quanto l’art. 1159 c.c. presuppone comunque l’esistenza di un titolo astrattamente idoneo all’acquisto (Cassazione civile, sezione II, ordinanza 27 novembre 2018, n. 30702).

L’infedeltà non determina addebito della separazione se la crisi coniugale è già in atto
La Sesta sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, con ordinanza n. 1715/2019 del 23 gennaio 2019, ha statuito, alla luce della propria consolidata giurisprudenza, ed in osservanza dei principi che orientano ormai ogni decisione in materia familiare, conferma il proprio orientamento statuendo che la persistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto rende irrilevante la successiva inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale ai fini della dichiarazione di addebito della separazione e, relativamente all’affido del figlio minore precisa ancora una volta che il conflitto tra i coniugi non può essere di per sé solo idoneo ad escludere l’affidamento condiviso che il Legislatore ha mostrato di ritenere il regime ordinario.

Niente usucapione per il coerede che abita nell’ala del castello
Ai fini dell’usucapione è necessario che il comproprietario (in comunione ereditaria) estenda il suo possesso in termini di esclusività, a tal fine occorrendo che goda del bene in modo inconciliabile con la possibilità di godimento altrui e tale da evidenziare la volontà di possedere uti dominus e non più uti condominus, senza che possa considerarsi sufficiente che gli altri si astengano dall’uso della cosa. A ribadirlo è la Cassazione (sentenza 22 gennaio 2019, n. 1642) nell’ambito di una peculiare fattispecie di comproprietà (in comunione ereditaria) e compossesso di un vasto immobile (un castello di oltre 200 vani), tale da consentire il godimento esclusivo di ampie porzioni da parte di ciascun coerede, ponendosi il problema della validità di detto possesso ai fini dell’usucapione della porzione.

E’ valido il testamento fatto da persona affetta da sindrome bipolare
Con ordinanza n. 1682/2019 del 22 gennaio 2019 la Sezione 6-2 della Corte di cassazione ha affermato, in tema di annullamento del testamento, che il disturbo bipolare, pur con esito di grave compromissione della capacità di autodeterminazione, in assenza di una formale pronuncia di interdizione, non comporta una incapacità naturale del testatore, in quanto tale condizione non determina un l’assoluto stato di incoscienza né la perdita della capacità di autodeterminarsi e la conseguente necessità di assistenza ai fini del compimento di atti di ordinaria e straordinaria amministrazione. La prova dello stato di incapacità naturale ex art. 428 c.c. è quindi a carico della parte che ha chiesto l’annullamento del testamento e non a carico del convenuto.

Legittimo l’assegno divorzile se la moglie si è presa cura del figlio autistico
Deve essere confermata la statuizione del Giudice di merito che ha riconosciuto l’assegno divorzile a favore della moglie che, in costanza di matrimonio, si è presa cura del figlio autistico, ricorrendo sia il presupposto assistenziale (mancanza di attività lavorativa) sia il criterio perequativo, essendo stato valutato l’apporto della moglie al menage familiare. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 23 gennaio 2019, n. 1882.

La Legge n. 40 del 2004 al vaglio della Corte costituzionale per l’accesso alla PMA da parte di una coppia formata da due donne
Di seguito l'articolo dell’avv. Barone, pubblicato su Famiglia e Diritto n. 12/2018, Ipsoa, Milano. Il Tribunale di Pordenone ha rimesso alla Corte costituzionale la questione di legittimità costituzionale dell’art. 5 e dell’art. 12, commi 2, 9 e 10, della Legge n. 40 del 2004 per contrasto con gli articoli 2, 3, 31 comma 2 e 32, comma 1 della Costituzione, nonché per contrasto con l’art. 117, comma 1 della Costituzione, in relazione agli articoli 8 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nella parte in cui rispettivamente limitano l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita alle sole coppie di sesso diverso e sanzionano, conseguentemente, chiunque applichi tali tecniche a coppie formate da persone dello stesso sesso. Nel commento si evidenzia criticamente come il riconoscimento di un diritto alla genitorialità e l’accesso alla tecnica eterologa di procreazione medicalmente assistita anche da parte di una coppia formata da due donne presentino in realtà significativi profili di tensione con rilevanti principi costituzionali funzionali a una promozione autentica della dignità della persona, e segnatamente col principio della responsabilità per la generazione e col principio in esso implicito della bigenitorialità eterogenea.

Deve versare gli alimenti alla sorella in difficoltà ma l’assegno si riduce se lei prende la pensione
Nel giudizio relativo alla prestazione di alimenti occorre tener presente dei mutamenti delle condizioni delle parti verificatesi in corso di causa. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-1, sentenza 22 gennaio 2019, n. 1577.

In caso di nullità della donazione dissimulata il bene resta nella comunione ereditaria
In caso di simulazione della vendita di un bene ereditario e di nullità della donazione dissimulata, il bene non fuoriesce dal patrimonio ereditario e continua a formare oggetto di comunione tra gli eredi. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 18 gennaio 2019, n. 1368.

Assegno di divorzio: la determinazione va fatta sul reddito netto del coniuge
In tema di divorzio la valutazione in ordine alle capacità economiche del coniuge obbligato ai fini del riconoscimento e della determinazione dell'assegno di mantenimento a favore dell'altro coniuge non può che essere operata sul reddito netto e non già su quello lordo, poiché in costanza di matrimonio, la famiglia fa affidamento sul reddito netto e ad esso rapporta ogni possibilità di spesa. Principio espresso da Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza 14 gennaio 2019, n. 651.

Coerede in possesso del bene ereditario: può usucapire la quota degli altri eredi?
Il coerede che a seguito del decesso de cuius sia rimasto nel possesso del bene ereditario, anche prima della divisione può usucapire la quota degli altri eredi, senza necessità di interversione del titolo del possesso. Egli, a tal fine, già possedendo “animo proprio” ed a titolo di comproprietà, deve estendere tale possesso in termini di esclusività, ed il che avviene quando il coerede goda del bene con modalità non compatibili con la possibilità di godimento altrui, e tali da indicare un’inequivoca volontà di possedere “uti dominus” e non più “uti condominus”. Al riguardo non è univocamente significativa la circostanza che lo stesso abbia utilizzato ed amministrato il bene ereditario e che i coeredi si siano astenuti da analoghe attività, sussistendo la presunzione “iuris tantum” che egli abbia agito nella qualità e operato, pure nell’interesse degli altri. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, Ordinanza 16 gennaio 2019, n. 966.

Madre cresce da sola un ragazzo modello: nessuna modifica all’assegno di divorzio
Il nuovo orientamento giurisprudenziale non costituisce un giustificato motivo per disporre la revisione dell’assegno divorzile, poiché è necessario il sopraggiungere di un giustificato motivo, da intendersi come fatto nuovo sopravvenuto modificativo della situazione economica in relazione alla quale erano stati adottati i provvedimenti relativi al mantenimento del coniuge. Dall’ordinanza in rassegna è emerso che la donna ha contributo al menage familiare, essendosi dedicata, per tutta la durata del matrimonio, esclusivamente alla famiglia e all’accudimento del figlio modello ora maggiorenne. Quanto stabilito dal Tribunale Torino, ordinanza 25 maggio 2018.

Legittima l’adozione solo se persiste lo stato di abbandono del minore
Solo un’indagine sulla persistenza e non solo sulla preesistenza della situazione di abbandono può condurre ad una corretta valutazione del parametro contenuto nell’art. 8 l. n. 184 del 1983, dovendosi tenere conto del diritto del minore a vivere nella propria famiglia di origine. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 14 gennaio 2019, n. 652.

Separazione personale: il perfezionamento della proposizione dell’appello
La Sesta Sezione civile della Corte di Cassazione, con ordinanza del 10 gennaio 2019 n. 403, in materia di separazione personale dei coniugi, ha disposto che la previsione che l'appello in materia di separazione vada deciso “in camera di consiglio” va interpretata nel senso che la sua proposizione si perfeziona col deposito del ricorso in cancelleria entro i termini, a nulla rilevando la notifica tempestiva alla controparte.
Dichiarazione per la Privacy | Condizioni d'Uso
Home |  Servizi |  News |  Contatti
Studio Legale Ferlin