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domenica 19 maggio 2019
News

Diritto Penale


Colpevole di omicidio chi, non a distanza di sicurezza, investe l’auto che gira di colpo a sinistra
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato quella di primo grado che aveva condannato il conducente di un veicolo per il reato di omicidio colposo conseguente alla violazione delle norme del codice della strada, la Corte di Cassazione (sentenza 19 aprile 2019, n. 17210) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui, nel caso di specie, non poteva comprendersi quale rilevanza potesse assumere l'asserito mancato rispetto della distanza di sicurezza tra i veicoli, a fronte del comportamento colposo della vittima - ha invece osservato che, marciando su una strada rettilinea, con ottime condizioni di luce e scarsamente trafficata, qualora l'auto condotta dall'imputato avesse viaggiato al limite di velocità stabilito, avrebbe avuto la possibilità di evitare l'impatto con il veicolo che la precedeva, anche in caso di improvvisa deviazione di marcia.

Vietati i colloqui via Skype o “sui generis” tra detenuti al 41-bis, anche se fratelli
Con la sentenza n. 16557 del 2019, la Prima Sezione della Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Sassari (e, per l’effetto l’ordinanza del Magistrato) con cui era stata confermata per il detenuto al 41-bis O.P. la possibilità di fruire di colloqui visivi con il fratello, anche lui detenuto presso la struttura di Bancali. Trattatasi di colloqui “sui generis”, per il tramite di un videocollegamento, sottoposto a registrazione e al controllo visivo del personale penitenziario: tale tipologia di colloquio non è consentita, in mancanza di un’espressa autorizzazione normativa e/o regolamentare, che consenta l’utilizzo della tecnologia per l’estensione delle modalità di contatto con i familiari (anche se ugualmente detenuti) per chi è sottoposto al regime del 41-bis O.P.

Punibile per maltrattamenti la madre “degenere” che offre droga alla figlia minore
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello, nel confermare la sentenza di primo grado, aveva ritenuto colpevole del reato di maltrattamenti in famiglia una ragazza extracomunitaria per aver costretto più volte la figlia minore ad assumere sostanze stupefacenti, facendola assistere ai rapporti sessuali che la donna intratteneva con diversi uomini, la Corte di Cassazione (sentenza 17 aprile 2019, n. 16855) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui la minore non era credibile in quanto la stessa era solita consumare droghe insieme alla madre prima di andare in discoteca, dovendosi in realtà considerare che la stessa volesse semplicemente sottrarsi alle incombenze domestiche - ha invece affermato che integra il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi, punito dall’art. 572, c.p., la condotta del genitore “degenere” che imponga al proprio figlio ad un regime di vita snaturato, in particolare costringendolo ad assistere ai rapporti sessuali avuti con diversi uomini - anche contemporaneamente - ed ad assumere droga.

Lesioni personali stradali gravi o gravissime: è costituzionalmente legittimo procedere d’ufficio?
Il D.lgs. n. 36 del 2018 è intervenuto sul regime di procedibilità di alcune fattispecie di reato, estendendone la procedibilità a querela nell’ottica di deflazionare il contenzioso penale. Tra le fattispecie di reato interessate dal provvedimento non è stata ricompresa quella dell’Art. 590-bis c.p. “Lesioni personali stradali gravi o gravissime”, la quale ha mantenuto un regime di procedibilità d’ufficio in tutte le sue ipotesi, sulla base di una criticabile interpretazione della legge delega n. 103 dell’8 giugno 2017 che porta ad equiparare le vittime dei sinistri stradali alle persone offese che si trovano in stato di incapacità per infermità. Il Tribunale di La Spezia (ordinanza 8 ottobre 2018) ha deciso di rimettere la questione di legittimità alla Corte Costituzionale per una possibile violazione dell’art. 76 Cost. rispetto alle previsioni contenute nella legge delega n. 103 dell’8 giugno 2017.

Software spia nel telefono della moglie: colpevole il marito anche se lei lo sa
Commette reato chi installa sul cellulare del coniuge uno spy-software che permette di intercettare le comunicazioni telefoniche. Tale dispositivo, infatti, rientra nella "categoria aperta" di cui all'art. 617-bis c.p. L'eventuale esistenza del consenso all'intrusione, da parte del soggetto proprietario del telefono, rappresenta un post-factum che non scrimina il reato, il quale si consuma al momento dell'installazione del software medesimo.

Condanna per detenzione di droghe pesanti antecedente alla sentenza 40/2019: pena da rideterminare
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui il tribunale aveva accolto una richiesta di patteggiamento per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, richiesta proposta da un cittadino extracomunitario, applicandogli la pena in base alla normativa dichiarata incostituzionale a seguito della sentenza n. 40/2019, la Corte di Cassazione (sentenza 17 aprile 2019, n. 16790) – prima ancora che accogliere la tesi difensiva, secondo cui la misura di sicurezza dell’espulsione dal territorio nazionale era stata applicata senza un’adeguata motivazione – ha annullato la sentenza d’ufficio rilevando che l'accordo concluso tra le parti e ratificato dal giudice, in epoca precedente alla dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, nella misura del minimo edittale, ora prevista in anni sei di reclusione, aveva comportato l'applicazione di una pena illegale, di talché andava annullata senza rinvio la sentenza di patteggiamento.

Il diritto all’inviolabilità del domicilio non impedisce la demolizione dell’immobile abusivo
L'esecuzione dell'ordine di demolizione di un immobile abusivo non contrasta con il diritto al rispetto della vita privata e familiare e del domicilio di cui all'art. 8 CEDU, posto che, non essendo desumibile da tale norma la sussistenza di alcun diritto "assoluto" ad occupare un immobile, anche se abusivo, solo perché casa familiare, il predetto ordine non viola in astratto il diritto individuale a vivere nel proprio legittimo domicilio, ma afferma in concreto il diritto della collettività a rimuovere la lesione di un bene o interesse costituzionalmente tutelato ed a ripristinare l'equilibrio urbanistico-edilizio (Cassazione, Sez. III, sentenza 8 aprile 2019, n. 15141).

La disciplina transitoria del processo in absentia
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 102 depositata il 24 aprile 2019, precisa la portata dell’art. 15 bis l. n. 67 del 2014 che detta la disciplina transitoria per il processo in assenza.

Intercettazioni: il Garante privacy mette in guardia sui pericoli del trojan horse
Il Garante per la privacy ha segnalato che recenti avvenimenti, descritti anche dagli organi di informazione, hanno dimostrato i rischi suscettibili di derivare dal ricorso, a fini investigativi, da parte delle società incaricate, a determinati software le cui peculiari caratteristiche meriterebbero una disciplina specifica. Si fa riferimento, in particolare, a programmi informatici connessi ad app, non direttamente inoculati, quindi, nel solo dispositivo dell’indagato, ma posti su piattaforme (come Google play store) accessibili a tutti. Ove rese disponibili sul mercato, anche solo per errore in assenza dei filtri necessari a limitarne l’acquisizione da parte dei terzi - come parrebbe avvenuto nei casi noti alle cronache - queste app-spia rischierebbero di trasformarsi in pericolosi strumenti di sorveglianza massiva.

Trasporta quarantuno cani stipati a bordo di un furgoncino: è maltrattamento di animali
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui la Corte d’appello aveva dichiarato estinto per prescrizione il reato di maltrattamento di animali contestato ad una donna, confermando le statuizioni civili a favore di alcune associazioni protezionistiche, la Corte di Cassazione (sentenza 17 aprile 2019, n. 16755) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui il reato non poteva ritenersi sussistente, in quanto la condotta dalla stessa tenuta (molte fermate di ristoro, velocità moderata dell'automezzo, orario non notturno) era opposta a quella che avrebbe dovuto osservare se fosse stata davvero autrice di un illecito trasporto – ha invece affermato che l’avere provveduto ad un trasporto palesemente inadatto e sovraffollato, all’asserito scopo di recare sollievo ad animali malandati e di provvedere alla loro cura nel canile di destinazione gestito dalla stessa imputata, costituisce condotta comunque idonea a configurare il reato contestato.

Incidente da cattiva manutenzione stradale: chi ne risponde?
In caso di lesioni colpose sopportate da un pedone in ragione della cattiva conservazione del manto stradale, il soggetto responsabile va individuato nel soggetto che, nell’ambito dell’amministrazione comunale, è stato delegato dal Sindaco o dal regolamento comunale alla manutenzione dello stesso (Cassazione penale, sezione IV, sentenza 17 aprile 2019, n. 16597).

Il file video dell’impianto di sorveglianza di un ufficio pubblico è processualmente un documento
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte di Appello aveva confermato la sentenza di condanna nei confronti di un giornalista, ritenuto colpevole del reato di violazione della pubblica custodia di cose (art. 351 c.p.), per aver sottratto dall'ufficio del GIP del Tribunale una richiesta formulata dal P.M. con cui si richiedeva l'autorizzazione all'utilizzazione di comunicazioni e conversazioni di un parlamentare intercettate nel corso di un procedimento riguardante terzi ed in parte la distruzione di altre conversazioni ritenute irrilevanti, la Corte di Cassazione (sentenza 10 aprile 2019, n. 15838) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui i files riproducenti le immagini del sistema di videosorveglianza erano da ritenersi inutilizzabili in quanto copie effettuate da un cancelliere in servizio nell'ufficio attraverso l'estrapolazione di dati dal sistema poi inseriti all'interno di un supporto mobile (c.d. «chiavetta USB») e "masterizzati" su due DVD, senza procedere a realizzare una copia forense in contraddittorio con la difesa - ha invece affermato che i files che riproducono le videoriprese effettuate per mezzo di impianti di videosorveglianza posti a tutela di uffici pubblici risultano essere dei documenti la cui acquisizione è regolamentata dall'art. 234 c.p., donde i problemi connessi all'eventuale non genuinità di tali documenti sono estranei al tema dell'utilizzabilità o meno degli stessi, dovendosi invece accertare se essi siano stati, se del caso, manipolati, evenienza comune alla corrispondente acquisizione di documenti in formato analogico o cartaceo.

Colpisce il vicino che ha messo l’auto davanti al suo garage: esclusa l’attenuante della provocazione
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte di Appello aveva parzialmente riformato la sentenza condanna nei confronti di un soggetto, ritenuto colpevole del reato di lesioni personali volontarie ai danni di un vicino di casa che egli aveva colpito con una spranga, “punendolo” per avergli parcheggiato apposta l’auto davanti al garage, così impedendogli di uscire, la Corte di Cassazione (sentenza 10 aprile 2019, n. 15775) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui erroneamente i giudici di merito non avevano ritenuto applicabile l’attenuante della provocazione – pur dichiarando il reato estinto per prescrizione, ha invece affermato che al fine della sussistenza dell'attenuante della provocazione, sebbene non occorra una vera e propria proporzione tra offesa e reazione, è comunque necessario che la risposta sia adeguata alla gravità del fatto ingiusto, in quanto avvinta allo stesso da un nesso causale, che deve escludersi in presenza di un'evidente sproporzione, come nel caso in esame.

Allontanamento dalla casa familiare: è possibile disporlo in caso di violenza privata tentata?
Il provvedimento del Giudice per le indagini preliminari, dott. Romeo Alberto, del Tribunale di Palmi del 15 gennaio 2019 si segnala per aver affrontato un’inedita e spinosa questione relativa alla possibilità di disporre l’allontanamento dalla casa familiare per un reato che, a prima vista, non lo consentirebbe.

Giusto processo: al giudice del rinvio bastano le trascrizioni delle deposizioni e l’esame della vittima
Pronunciandosi su un caso “ucraino” in cui si discuteva della legittimità della decisione assunta dalle autorità giudiziarie nazionali di negare la rinnovazione istruttoria (costituita dall’esame dei testi già sentiti in contraddittorio) richiesta da un imputato, condannato per furto aggravato, la cui sentenza di condanna, inflitta in primo grado, era però stata annullata dalla Corte d’appello con rinvio al giudice di primo grado in diversa composizione, per nuovo giudizio, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha dichiarato, a maggioranza (dec. 2 maggio 2019 n. 30180/11), inammissibile il ricorso. Il caso era stato originato dal ricorso del ricorrente il quale sosteneva che i procedimenti svoltisi nei suoi confronti per furto aggravato erano ingiusti. Sosteneva in particolare che la sentenza era stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio davanti ad un altro giudice, senza la possibilità di riesaminare i testimoni a carico. La Corte ha ricordato il principio per cui, per garantire l'equità nei procedimenti penali, un imputato dovrebbe essere in grado di esaminare un testimone alla presenza del giudice che alla fine è chiamato a decidere il processo. La Corte ha rilevato, tuttavia, che in questo caso erano state concesse sufficienti garanzie procedurali idonee a controbilanciare il fatto che il ricorrente non era stato in grado di riesaminare nuovamente i testimoni durante il nuovo processo davanti al diverso giudice, sufficienti a garantire dunque che il procedimento, nel complesso, fosse stato giusto. In particolare, egli aveva avuto la possibilità di esaminare in maniera completa i testimoni a carico durante il primo processo, mentre il giudice del rinvio aveva avuto la disponibilità delle trascrizioni delle deposizioni testimoniali, che aveva esaminato nel nuovo giudizio, ed aveva altresì esaminato personalmente il testimone chiave, ossia la vittima.

Cella singola con bagno a vista: trattamento inumano e computo dello spazio vitale minimo
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale di Sorveglianza aveva respinto la domanda risarcitoria proposta da un detenuto per il periodo trascorso in un carcere nel quale si trovava ristretto in cella singola ma con bagno 'a vista', ritenendo che dal computo metrico del c.d. spazio vitale minimo in cella collettiva andasse escluso solo quello destinato alla fruizione dei servizi igienici, la Corte di Cassazione (sentenza 8 aprile 2019, n. 15306) – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui erroneamente il Tribunale non aveva realizzato alcuno scorporo dell'ingombro fisso, ma soltanto del locale bagno, in ciò disattendendo l'orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità - ha infatti affermato che la identificazione del parametro spaziale dei 3 mq in termini di spazio destinato al movimento, interno alla cella, comporta la necessità di sottrarre dal computo - oltre allo spazio del bagno - le quote occupate da arredi fissi (pur necessari) difficilmente amovibili (come il letto a castello) e tali da determinare ingombro.

La Consulta amplia le ipotesi in cui è ammessa la detenzione domiciliare “umanitaria”
A fronte della ventennale inerzia del Legislatore, la Corte costituzionale, con sentenza 19 aprile 2019 n. 99, ha esteso la detenzione domiciliare “in deroga” anche ai detenuti affetti da grave infermità psichica sopravvenuta durante l’esecuzione della pena.

Passa senza Telepass: colpevole il proprietario se non prova che l’auto era guidata da altri
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte di Appello aveva confermato la sentenza condanna nei confronti di una donna, ritenuta colpevole del reato di truffa ai danni della società di gestione dell’autostrada, per essersi accodata ad un’auto munita di telepass che transitava dal varco dedicato, così evitando di pagare il pedaggio, la Corte di Cassazione (sentenza 9 aprile 2019, n. 15601) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui erroneamente i giudici di merito avevano fondato il giudizio di colpevolezza dell'imputata sulla mera costatazione che la stessa fosse la proprietaria dell'autovettura fotografata ai caselli autostradali, in assenza di alcuna prova circa l'identificazione del soggetto alla guida del veicolo - ha invece affermato che correttamente può ritenersi fondato il giudizio di colpevolezza sull’accertata proprietà dell'autovettura e sull’assenza da parte del proprietario di qualsivoglia spiegazione alternativa in merito alla disponibilità dell'auto, atteso che la titolarità della vettura induce a ritenere, secondo una massima di esperienza, che il proprietario ne abbia la disponibilità.

L’anomalo tutoraggio universitario e professionale non sempre integra il reato di corruzione
Ai fini dell’integrazione del reato di corruzione propria, è sufficiente, ad integrare l'elemento materiale del reato, la mera promessa dell'utilità offerta, non essendo invece necessario l'effettivo ricevimento della stessa da parte del pubblico ufficiale (nella specie, la S.C., con 2 aprile 2019 n. 14377, ha confermato l’ordinanza del tribunale del riesame che aveva escluso la fondatezza della tesi del P.M. secondo cui la promessa era da ritenersi sussistente in un caso nel quale un docente universitario, esercente anche la professione forense, era accusato di aver ricevuto da un pubblico ufficiale numerosi incarichi professionali dietro l’assicurazione di supportarne il figlio nella sua carriera universitaria).

Pubblicata in gazzetta ufficiale la “nuova” legittima difesa
Pubblicata sulla G.U. n. 102 del 3 maggio 2019 la Legge 26 aprile 2019 n. 36, che ha, in particolare, apportato modifiche agli artt. 52 e 55 del codice penale, così ritoccando la disciplina della legittima difesa. Accolto con toni trionfanti dai sostenitori, criticato con fervore dagli oppositori, nonché promulgato con tanto di “invito alla prudenza” da parte del Capo dello Stato, il nuovo provvedimento si pone, tra modifiche solo “simboliche” e modifiche “effettive”, nel senso di allargare le maglie dell’istituto e dunque le aree di non punibilità di talune specifiche condotte.

Difficile o impossibile deambulazione di animali per incuria di chi li detiene: è reato di abbandono
La sentenza della terza sezione penale della Corte di Cassazione, n. 14734 del 2019, resa l’8 febbraio 2019, afferma che risponde per il reato di “abbandono di animali” ex art. 727, 2 comma, c.p., il proprietario di animali da soma che li detenga in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze. In particolare, il titolare di alcune aziende agricole aveva fatto trasportare n. 63 asini destinati alla monticazione, di cui n. 12 presentavano evidenti difficoltà di deambulazione per le unghie eccessivamente lunghe, ed un altro, per la stessa ragione, non era neppure in grado di reggersi in piedi.

Insequestrabili somme oltre il triplo della pensione sociale se provengono da stipendi o pensioni
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale del riesame aveva confermato la ordinanza del GIP, che aveva respinto l’istanza di dissequestro di somme giacenti sul c/c, oggetto di un sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente disposto nei confronti di un soggetto indagato del reato di omesso versamento IVA, la Corte di Cassazione (sentenza 3 aprile 2019, n. 14606) – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui le somme di cui era stata richiesta la restituzione erano riconducibili al pagamento di stipendi da parte della società datrice di lavoro – ha infatti affermato il principio secondo cui il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente non può essere eseguito su somme corrispondenti al triplo della pensione sociale giacenti sul conto corrente del destinatario della misura allorquando sia certo che tali somme sono riconducibili ad emolumenti corrisposti nell'ambito del rapporto di lavoro o d'impiego.

Obblighi di manutenzione delle aree condominiali e responsabilità colposa dell’amministratore
Di seguito l'articolo della Prof.ssa Magro, pubblicato su Immobili & proprietà n. 4/2019, Ipsoa, Milano. Il caso in commento concerne una tipica ipotesi di responsabilità colposa omissiva dell’amministratore di condominio, per non aver provveduto alla manutenzione di una griglia sita in area condominiale che aveva causato la caduta rovinosa di un passante. Dall’istruttoria emerge che già in passato si erano verificati incidenti di altre persone su quell’area e in corrispondenza di quella grata. Ebbene, gli episodi passati forniscono un formidabile fondamento al giudizio di prevedibilità dell’evento dannoso o pericoloso che la norma a contenuto cautelare intende prevenire, e quindi incardinano la responsabilità omissiva dell’amministratore a titolo di colpa. Egli avrebbe dovuto disporre gli opportuni interventi sulla grata per rimuovere le cause dell’infortunio, quanto meno delimitando l’accesso alla zona pericolosa.

Violenza sessuale: procedibile d'ufficio l’abuso commesso dal genitore sulla figlia maggiorenne
Con la recente sentenza n. 14021/2019, la Suprema Corte ha ribadito l'orientamento per cui il reato di violenza sessuale commesso dal genitore ai danni di un figlio è procedibile d'ufficio, ai sensi dell'art. 609-septies, comma 4, n. 2 c.p., anche nell'ipotesi di vittima maggiorenne al momento della commissione degli atti sessuali. Per sostenere una tale esegesi, del resto, la Corte di Legittimità si è avvalsa di una pluralità di argomentazioni di carattere oggettivamente contundente, tra cui innanzitutto la circostanza che anche in una vittima maggiorenne le condotte di abuso o di violenza da parte del genitore creano una condizione di soggezione nei confronti del soggetto agente in grado di annullarne la reazione e l'autodeterminazione in campo sessuale.

Reati edilizi: il permesso di costruire serve solo per gli interventi di ristrutturazione “pesante”
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato quella del tribunale, che aveva condannato due soggetti per aver realizzato un intervento di ristrutturazione edilizia in assenza di permesso di costruire, essendo stata presentata soltanto una s.c.i.a. per lavori di risanamento conservativo, la Corte di Cassazione (sentenza 4 aprile 2019, n. 14725) – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui i giudici di merito avevano erroneamente qualificato l'intervento come ristrutturazione edilizia soggetta al permesso di costruire, piuttosto che come risanamento conservativo soggetto a s.c.i.a. – ha affermato che la modifica dell'art. 10, comma 1, lett. c), d.P.R. 380 del 2001, operata con l’art. 17, comma 1, lett. d), d.l. 12 settembre 2014, n. 133, conv., con modiff., nella I. Il novembre 2014, n. 164, che ha escluso dagli interventi di ristrutturazione edilizia subordinati a permesso di costruire quelli che comportino aumento di unità immobiliari o di superfici utili, osta alla riconduzione di tali ipotesi al reato di costruzione “sine titulo” di cui all'art. 44, comma l, lett. b), d.P.R. 380 del 2001 e deve trovare applicazione retroattiva, ai sensi dell'art. 2, quarto comma, c.p., quale norma extrapenale più favorevole integratrice del precetto.

Le novità riguardanti l'esecuzione delle misure alternative e delle pene accessorie
Di seguito l'articolo del dott. Enrico Ranieri, pubblicato su Diritto Penale e Processo n. 3/2019, Ipsoa, Milano. Il contributo è dedicato alle modifiche, apportate dal D.Lgs., n. 123 del 2018 - attuativo della legge delega 23 giugno 2017 n. 103, in materia di semplificazione dei procedimenti della magistratura di sorveglianza - agli artt. 51 bis (in tema di sopravvenienza di titoli esecutivi per un soggetto già beneficiario di misura alternativa alla detenzione), 51 ter (in tema di sospensione, prosecuzione, revoca o riforma in peius delle misure alternative, a seguito di violazioni delle prescrizioni da parte del beneficiario), 47, comma 2 (in ordine alla necessaria, preliminare, osservazione della personalità del richiedente misura alternativa, da parte dell’U.E.P.E.) e 58 (sui nuovi poteri di controllo attributi alla polizia penitenziaria) della legge 26 luglio 1975, n. 354, nonché alla introduzione, nella stessa legge, dell’art. 51 quater (sui tempi e modalità di esecuzione delle pene accessorie da parte dei soggetti beneficiari di misure alternative).

Chi è sottoposto a misura di prevenzione personale deve sempre comunicare le variazioni patrimoniali
In tema di misure di prevenzione, l'art. 80 del d.lgs. n. 159 del 2011, relativo all'obbligo, per i soggetti già sottoposti a misura di prevenzione personale ex lege n. 1423 del 1956, di comunicare le variazioni del proprio patrimonio, la cui omissione è penalmente sanzionata dall'art. 76, comma 7, del d.lgs. n. 159 del 2011, si applica anche quando il provvedimento che ha disposto la misura è divenuto definitivo in data anteriore all'introduzione di tale obbligo (Cassazione penale, Sezioni Unite, sentenza 17 aprile 2019, n. 16896).

Motociclista viene ucciso da auto che gli taglia la strada: non conta fosse senza casco
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte di Appello aveva confermato la sentenza di condanna nei confronti della conducente di un’autovettura, ritenuta colpevole del reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme in tema di circolazione stradale, la Corte di Cassazione (sentenza 2 aprile 2019, n. 14277) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui i giudici di merito non avevano motivato in ordine al nesso di causalità tra l'evento morte e la condotta dell'imputata, alla luce della circostanza del non avere la persona offesa, nell'occasione, indossato il casco – ha affermato che la circostanza che il motociclista non avesse indossato il casco non assumeva particolare incidenza rispetto al nesso causale fra la riscontrata condotta colposa e l'evento, non potendosi certo negare, alla luce dei fatti accertati, l'apporto concausale del comportamento antidoveroso dell'imputata, che non aveva utilizzato gli specchietti retrovisori prima di compiere la pericolosa e purtroppo letale manovra di svolta a sx, tagliando la strada al motociclo in fase di regolare sorpasso.

È furto in abitazione quello commesso nella barca dotata di cabine, letti, cucina e bagno
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale del riesame aveva confermato la ordinanza del GIP, applicativa di misura cautelare, nei confronti di un cittadino extracomunitario, sorpreso a “visitare” alcune imbarcazioni ormeggiate nel porticciolo da cui aveva sottratto oggetti di proprietà degli occupanti, la Corte di Cassazione (sentenza 28 marzo 2019, n. 13687) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui i giudici della cautela avrebbero errato nel qualificare le imbarcazioni come luoghi di “privata dimora”, in quanto la natura di abitazione privata andava accertata in concreto, verificando la durata apprezzabile del rapporto tra il luogo e la persona e su tale aspetto i giudici del merito non avevano motivato – hanno invece affermato che la struttura delle imbarcazioni, astrattamente idonea all'espletamento di attività della vita privata al loro interno, e la presenza di persone a bordo delle stesse al momento della commissione dei furti, anche se solo temporaneamente allontanatesi, faceva apparire sussistenti i gravi indizi dei delitti di cui all'art. 624-bis c.p., ascritti all’indagato, essendo probabile che le imbarcazioni fossero «abitate» dagli occupanti al momento della commissione dei delitti.

La Consulta boccia l’automatismo della revoca della patente in mancanza di aggravanti
La Corte costituzionale, sentenza n. 88/2019, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 222, comma 2, quarto periodo, c.d.s. nella parte in cui non prevede che, in caso di condanna, ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti, per i reati di cui agli artt. 589-bis e 590-bis c.p., il giudice possa disporre, in alternativa alla revoca della patente di guida, la sospensione della stessa allorché non ricorra alcuna delle circostanze aggravanti previste dai rispettivi commi secondo e terzo degli artt. 589-bis e 590-bis c.p.

Che fare delle intercettazioni estranee ai motivi autorizzativi, ma provanti evidenti ipotesi di reato?
Nel caso sottoposto all’esame delle Sezioni unite da parte della V sezione della Corte di cassazione (ordinanza 13 marzo 2019, n.11160) la questione centrale riguarda l'utilizzabilità degli esiti delle operazioni di intercettazione, rilevanti ai fini della decisione, che erano state autorizzate con riferimento a reati diversi, rispetto ai quali non sussisteva alcun collegamento, se non meramente occasionale, con quelli che avevano determinato la autorizzazione delle operazioni di intercettazione.

Punibile chi fa per scherzo telefonate mute e anonime, anche di notte, sul cellulare dell’amica
Risponde del reato di molestie a mezzo del telefono colui che, anche durante la notte, sebbene animato da motivi ludici, esegua numerose telefonate mute e anonime al telefono di cellulare un amico, atteso che anche i semplici squilli, se idonei a cagionare un turbamento o una molestia, integrano il reato di cui all’art. 660 c.p. (Cassazione penale, sezione I, sentenza 27 marzo 2019, n. 13363).

Viola la “parità delle armi” il giudice che tiene conto solo del parere del consulente del PM
Pronunciandosi su un caso “croato” in cui si discuteva della legittimità della decisione delle autorità giudiziarie di disporre il ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario di un soggetto, imputato di minacce, la Corte di Strasburgo ha ritenuto, all'unanimità (sentenza 4 aprile 2019 n. 28932/14), che vi era stata una violazione dell'articolo 6 § 1 (diritto a un processo equo) della Convenzione europea dei diritti umani, sia sotto il profilo civile che sotto il profilo penale, in relazione alla procedura seguita nel disporre il ricovero coatto del ricorrente in un ospedale psichiatrico. Il caso riguardava la procedura seguita per rinchiudere il ricorrente in un ospedale psichiatrico. In particolare, la Corte ha rilevato che, senza disporre una perizia in ordine alle doglianze sollevate dal ricorrente né tantomeno dando al medesimo l'opportunità di nominare un consulente di parte, era stata significativamente ostacolata la sua possibilità di contestare le conclusioni cui era pervenuta una perizia collegiale commissionata dall'accusa. Ha inoltre osservato che nel successivo procedimento sfociato nella condanna del ricorrente al ricovero in ospedale psichiatrico, questi non aveva avuto la possibilità di portare alcuna prova a suo favore, al fine di censurare i motivi posti a base del provvedimento che ne aveva ritenuto necessario il suo ricovero in quel luogo.

La riforma del giudizio abbreviato in G.U.: inapplicabile ai delitti puniti con l’ergastolo
È stata pubblicata sulla G.U. n. 93 del 19 aprile 2019, la legge 12 aprile 2019 n. 33, recante “Inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo”.

Per l’ammissione al gratuito patrocinio presso il Tribunale di Sorveglianza serve un’istanza ad hoc
Con la pronuncia 26 marzo 2019 n. 13152, la Quarta Sezione della Suprema Corte è tornata ad occuparsi – con una breve ma alquanto incisiva sentenza – del tema dell’accesso al beneficio del gratuito patrocinio per le spese legali per la fase della sorveglianza. La Cassazione è chiara e decisa sul punto: ai fini dell’accesso al beneficio e della conseguente liquidazione è necessaria un’istanza ad hoc con cui la sorveglianza sia in grado di valutare “la problematica della compatibilità di tale beneficio con il procedimento presso il Tribunale di Sorveglianza”. Tale interpretazione, secondo la Corte, discende da una puntuale interpretazione del co. 2 dell’art. 75 del D.P.R. n. 115 del 2002.

Minacciare di morte un informatore della polizia, pur senza intimorirlo, è comunque reato
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte di Appello aveva confermato la pronuncia del Tribunale che giudicava colpevoli due soggetti del reato di minaccia grave ai danni di un informatore della polizia, la Corte di Cassazione (sentenza 26 marzo 2019, n. 13180) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui erroneamente i giudici avevano ritenuto la condotta grave, omettendo di valutare in concreto il perturbamento psichico della persona offesa che, quale informatore della polizia, non si era sentito intimorito dalla generica prospettazione di morte, tanto da non aver sporto querela – ha affermato che la gravità della minaccia va accertata avendo riguardo, in particolare, al tenore delle eventuali espressioni verbali ed al contesto nel quale esse si collocano onde verificare se, ed in qual grado, la condotta minatoria abbia ingenerato timore o turbamento nella persona offesa, non essendo necessario che la minaccia di morte sia circostanziata, potendo benissimo, ancorché pronunciata in modo generico, produrre un grave turbamento psichico, avuto riguardo alle personalità dei soggetti, attivo e passivo, del reato.

Anche il giudice di appello può stabilire l'irrilevanza del fatto compiuto dal minore
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte di Appello aveva confermato la pronuncia del Tribunale per i minorenni che giudicava colpevole un extracomunitario sedicenne dei reati di furto aggravato e false dichiarazioni sulla propria identità personale (artt. 624-bis e 495, c.p.), la Corte di Cassazione (sentenza 26 marzo 2019, n. 13094) – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui sarebbe illogico che l'istituto della irrilevanza del fatto, il quale costituisce una delle formule decisorie tipiche del processo penale minorile, non possa essere fatto valere in ogni fase del giudizio – ha affermato, operando un’interpretazione costituzionalmente orientata alla luce della sentenza della Corte cost. n. 149/2003, che la sentenza di proscioglimento per irrilevanza del fatto può essere pronunciata, oltre che nell'udienza preliminare, nel giudizio immediato e nel giudizio direttissimo, anche nel dibattimento di primo grado ed in appello, donde anche il giudice di secondo grado può stabilire l'irrilevanza del fatto compiuto dal minore, conseguendone una pronuncia di non luogo a procedere.

La Consulta ammette il “patteggiamento” per il reato concorrente emerso nel dibattimento
La Corte costituzionale, con sentenza n. 82/2019, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 517 c.p.p., nella parte in cui non prevede la facoltà dell’imputato di richiedere al giudice del dibattimento l’applicazione della pena ex 444 c.p.p. relativamente al reato concorrente emerso nel corso del dibattimento e che forma oggetto di nuova contestazione.

La sentenza non viene notificata all’imputato assente: da quando decorre il termine per impugnare?
La Cassazione penale, con ordinanza 11 febbraio 2019, n. 6377 rimette alla Sezioni Unite la seguente questione di diritto: “se dopo la riforma della disciplina del processo in absentia, debba essere notificato all'imputato assente l'estratto della sentenza ai sensi dell'art. 442 c.p.p., comma 3, e art. 134, d. a. c.p.p."

Stalking: la querela rimane irrevocabile nonostante la modifica della procedibilità per le minacce gravi
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte di Appello aveva parzialmente riformato la sentenza condanna nei confronti di un imputato, ritenuto colpevole del reato di atti persecutori ex art. 612-bis, c.p. nei confronti di alcune donne, la Corte di Cassazione (sentenza 22 marzo 2019, n. 12801) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui la Corte d’appello avrebbe errato nel non attribuire alcun valore alla remissione di querela da parte delle vittime - ha invece affermato che nessuna implicazione ha, rispetto alla irrevocabilità della querela per il delitto di stalking, la modifica normativa che ha interessato il reato di minaccia grave ex art. 612, comma 2, c.p., che ha visto mutare il proprio regime di procedibilità - da ufficio a querela di parte - a seguito dell'entrata in vigore del d.lgs. 10 aprile 2018, n. 36.

Spazzacorrotti: la riparazione pecuniaria può ordinarsi solo con sentenza di condanna
In tema di reati contro la pubblica amministrazione, il patteggiamento di una pena detentiva anche nella forma c.d. allargata preclude l'applicazione della riparazione pecuniaria di cui all'art. 322-quater c.p., presupponendo essa la pronuncia di una sentenza di "condanna" propriamente detta, cioè resa a seguito di rito ordinario o abbreviato (Cassazione penale, sezione VI, sentenza 20 marzo 2019, n. 12541).

“Revenge porn” e tutela della riservatezza sessuale nel nuovo reato dell'art. 612-ter c.p.
L'art. 612-ter c.p. è stato introdotto per contrastare il fenomeno del revenge porn, ma in realtà offre una protezione più ampia della privacy sessuale. Al netto di alcune imprecisioni e dell'utilizzo di qualche termine inedito di troppo, la norma sembra soddisfare le esigenze politico-criminali per le quali è stata pensata, nonché gli standard di tecnica legislativa imposti dal diritto penale.

Adempimento “tardivo” del contravventore: legittima la riduzione alla metà della somma da pagare
La Corte costituzionale, con sentenza 9 aprile 2019 n. 76, promuove l’art. 318 septies d.lgs. n. 152 del 2006, che, al comma 3, prevede che il contravventore può essere ammesso all’oblazione di una somma ridotta alla metà del massimo dell’ammenda, anziché al quarto del massimo, previsto in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro.

L’assunzione fittizia di un extracomunitario per fargli ottenere il permesso di soggiorno è reato
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte di Appello aveva parzialmente riformato la sentenza condanna nei confronti di due soggetti, ritenuti colpevoli del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per aver posto in essere una serie di condotte finalizzate alla fittizia assunzione di un lavoratore extracomunitario per fargli ottenere il permesso di soggiorno, la Corte di Cassazione (sentenza 22 marzo 2019, n. 12748) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui mancava il requisito del profitto ingiusto e l'elemento soggettivo del dolo specifico nonché il nesso tra la condizione irregolare degli stranieri e il profitto conseguito - ha invece affermato che non solo il profitto conseguito, pari alla somma di denaro consegnata dal cittadino irregolare, è di per sé ingiusto, in quanto costituisce il corrispettivo per la illecita condotta di realizzazione della falsa documentazione idonea a trarre in inganno la pubblica amministrazione per ottenere il rilascio del permesso di soggiorno, ma anche che il cittadino irregolare è indotto a sottostare alla richiesta ilelcita perché si trova in una condizione di inferiorità caratterizzata proprio dall'assenza di un valido titolo di soggiorno e dalla necessità di ottenere, seppure in modo illecito, un titolo abilitativo, così realizzandosi quella condotta di approfittamento consapevole della condizione di irregolare che la fattispecie pone a fondamento della punibilità.

Quando si configura il reato di guida sotto l’effetto di stupefacenti?
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui il Tribunale aveva condannato una donna per il reato di cui all'art. 187, CdS, in quanto ritenuto integrato dalla mera guida di veicolo da parte di soggetto che in precedenza aveva assunto sostanze stupefacenti, la Corte di Cassazione (sentenza 20 marzo 2019, n. 12409) – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui ai fini della punibilità di tale reato necessariamente rileva la guida in stato di alterazione psico-fisica - ha infatti ribadito che il reato in questione non è integrato dalla mera condotta di guida da parte di colui che in precedenza abbia assunto sostanza stupefacente, risultando piuttosto costituito dalla guida in stato di alterazione psico-fisica derivante dall'assunzione di simili sostanze.

Il giudice deve attivarsi d'ufficio sulla particolare tenuità, anche in assenza di richiesta
Sul giudice di merito grava, anche in difetto di una specifica richiesta, l'obbligo di pronunciarsi sulla causa di esclusione della punibilità prevista dall'art. 131-bis c.p., sicchè non pare dubbio che un siffatto obbligo ricorra maggiormente allorquando sia stata avanzata al riguardo specifica richiesta, sia pure per la prima volta nelle conclusioni del giudizio di appello (Cassazione, sezione VI, sentenza 26 marzo 2019, n. 13219).

Niente visite della fidanzata e rapporti intimi per il detenuto ai domiciliari
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale del riesame aveva confermato la ordinanza del GIP che aveva respinto l’istanza di un indagato, sottoposto al regime degli arresti domiciliari, il quale aveva chiesto di essere autorizzato a ricevere le visite della propria fidanzata per poter avere con lei dei momenti di intimità, la Corte di Cassazione (sentenza 11 marzo 2019, n. 10657) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui erronea era la decisione del tribunale di privarlo senza ragioni del diritto di coltivare rapporti affettivi ed intimi, come del resto raccomandato da fonti internazionali vincolanti per l'ordinamento italiano - ha invece precisato che gli artt. 15 e 28 della legge di ordinamento penitenziario (legge n. 354/1975) che riconoscono al detenuto il diritto a coltivare in carcere relazioni affettive, non sono suscettibili di travaso nella diversa materia delle misure cautelari personali, posto che queste rispondono a finalità ed a modalità attuative diverse rispetto a quelle che informano l'esecuzione della pena.

Il riconoscimento dell’Ordine europeo di indagine: l’indirizzo della Cassazione
A quasi due anni dall’entrata in vigore dell’Ordine europeo di indagine si iniziano a scorgere i primi orientamenti della Corte di Cassazione. Come prevedibile, il nuovo sistema europeo di acquisizione della prova si candida ad abbandonare il ruolo da comprimario riservato alle rogatorie per divenire attore-protagonista. Il sempre crescente ricorso all’assistenza giudiziaria tra Stati dell’Ue impone agli operatori giuridici di approfondire le sfaccettature esegetiche di questa normativa, che potrebbero divenire elemento determinante per le proprie strategie, siano esse investigative o difensive (Cassazione penale, sezione VI, sentenza 2 aprile 2019, n. 14413).

Il caso archiviato per particolare tenuità va annotato nel casellario giudiziale?
L’indagato si era visto archiviare il caso per la particolare tenuità, ma il pubblico ministero vuole che l’archiviazione sia annotata sul casellario giudiziale: la parola passa alle Sezioni unite, che decideranno all’udienza del l’udienza del 30 maggio 2019 (Cassazione penale, sezione I, ordinanza 6 marzo 2019, n. 9836 - decreto Primo Presidente Aggiunto del 21 marzo 2019).

Nasconde il fratello della convivente evaso di prigione: dopo la legge Cirinnà non è più reato
La causa di non punibilità prevista dall’art 384, c.p. (l’aver commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé medesimo o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell'onore) è applicabile anche nel caso in cui il soggetto responsabile del reato di favoreggiamento personale sia legato da rapporto di convivenza more uxorio con il soggetto “favorito” ben potendo quest’ultimo essere considerato come “prossimo congiunto” atteso che per effetto della L. 20 maggio 2016, n. 76 (c.d. legge Cirinnà) l'esimente di cui all’art. 384, c.p. deve ritenersi estesa anche alle unioni civili (Cassazione penale, sez. VI, sentenza 14 marzo 2019, n. 11476).

Famiglia e minori


Maternità surrogata: la Cassazione dice no alla trascrizione del figlio di due papà ma apre all'adozione
Con ordinanza in data 23 febbraio 2017 la Corte di Appello di Trento aveva riconosciuto l’efficacia nell’ordinamento italiano di un provvedimento del giudice canadese con il quale veniva accertato il rapporto di genitorialità tra il sig. RR e i due minori che, già dichiarati figli del sig. LM, erano privi di una relazione biologica di filiazione con il primo, in quanto generati mediante procreazione medicalmente assistita attraverso la pratica della surrogazione materna e l’utilizzo dei gameti del secondo. La Corte d’Appello, escluso il contrasto del provvedimento straniero con l’ordine pubblico, aveva rilevato come dovesse attribuirsi rilievo primario alla tutela dell’interesse superiore del minore, individuabile nella conservazione dello status di figlio riconosciutogli in un atto validamente formato in altro Stato: il mancato riconoscimento di tale status, infatti, ad avviso della Corte avrebbe comportato un pregiudizio per i bambini, impedendo al richiedente di assumere la responsabilità nei confronti degli stessi e privando di rilievo giuridico nel nostro ordinamento l’identità familiare ed i legami legittimamente acquisiti in Canada. La Corte di cassazione, pronunciandosi a Sezioni Unite, accoglie il ricorso proposto dal Procuratore Generale della Repubblica, dal Ministero dell’Interno e dal Sindaco di Trento avverso l’ordinanza della Corte d’Appello, affermando che il riconoscimento di un provvedimento straniero che accerti la paternità realizzata attraverso il ricorso alla maternità surrogata contrasta con l’ordine pubblico, dovendosi riconoscere al divieto previsto dall’art. 12, comma 6°, l. n. 40/2004 l’essenziale funzione di tutela di interessi costituzionalmente rilevanti. Le Sezioni Unite, tuttavia, pur ribadendo come la previsione del divieto di maternità surrogata costituisca il limite oltre il quale si giustifica la necessità di attribuire prevalenza all’identità genetica e biologica, sottolinea come tale interpretazione non si traduca necessariamente nella mancata considerazione dell’interesse del minore, fermo restando anzi l’obbligo di assicurare al minore una tutela comparabile a quella ordinariamente ricollegabile allo status filiationis: tutela che, stante l’acquisizione della condizione di figlio da parte dell’adottato minore d’età, può essere garantita attraverso l’applicazione delle norme in tema di adozione in casi particolari (art. 44, comma primo, lett. d), che consente proprio di valorizzare le situazioni in cui sia necessario salvaguardare la continuità della relazione affettiva ed educativa del minore.

Amministrazione di sostegno: il beneficiario ha la capacità di donare, salvo che gli sia espressamente vietato
Con la sentenza n. 114 del 2019 il Giudice delle leggi ha dichiarato la non fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell’art. 774, comma 1, primo periodo, c.c., in riferimento agli artt. 2 e 3 Cost., nella parte in cui non prevede che siano consentite, con le forme abilitative richieste, le donazioni da parte dei beneficiari di amministrazione di sostegno, poiché questi conservano la capacità di donare, salvo che il giudice tutelare, anche d’ufficio, ritenga di limitarla – nel provvedimento di apertura dell’amministrazione di sostegno o in occasione di una sua successiva revisione – tramite l’estensione del divieto previsto per l’interdetto e l’inabilitato.

Assegno di divorzio: assume rilievo la durata della vita in comune e la formazione del patrimonio
Una donna ricorreva avverso il provvedimento della Corte d’Appello che aveva revocato l’assegno di mantenimento di euro 250 mensili disposto dal Tribunale in suo favore ed a carico del marito. Ella sosteneva che la differenza reddituale tra le parti (39.000 euro annui lordi per il marito e 18.000 per lei) dava luogo ad una rilevante disparità economica, idonea a determinare l’applicazione del principio assistenziale. Invocava altresì il criterio risarcitorio, che a suo dire avrebbe dovuto avere incidenza nella determinazione quantitativa dell’assegno ed il criterio del pregresso tenore di vita, nonché il rilievo delle aspettative esistenti nel corso del matrimonio. La Cassazione rigettava il ricorso, confermando la valutazione della Corte in ordine alla breve durata della vita in comune ed alla non incidenza di essa sulla formazione del patrimonio delle parti e rilevando che, in ordine a tali aspetti, non erano stati sostanzialmente spiegati motivi di impugnazione, essendosi la ricorrente soffermata unicamente sulla disparità reddituale. In relazione al criterio risarcitorio, la sentenza di legittimità affermava che le ragioni poste a sostegno di esso erano meramente assertive e sfornite di prova. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 7 maggio 2019, n. 12021.

Casa familiare: assegnazione legittima anche se la coppia non vi ha mai vissuto
E’ legittima l’assegnazione della casa familiare alla madre collocataria della minore, in esecuzione di una pattuizione convenzionale tra gli ex coniugi, in base alla quale le parti, intendendo assicurare una stabile dimora per la figlia minore, hanno destinato a tale scopo un’abitazione diversa da in cui in precedenza aveva abitato il nucleo familiare. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 7 maggio 2019, n. 12023.

E’ nullo il procedimento di adottabilità del minore privo di assistenza legale
Con ordinanza n. 12020/2019 dell’14.03-8.06.2019, la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione, in tema di procedimento per la dichiarazione di adottabilità del minore, in continuità con un orientamento giurisprudenziale consolidato (da ultimo, Cass. civ., Sez. 6-1, n. 11782 del 08/06/2016), ha affermato il seguente principio di diritto: “In tema di adozione, ai sensi degli artt. 8, ultimo comma, e 10, comma 2, della Legge n. 184 del 1983, come novellati dalla Legge n. 149 del 2001, il procedimento volto all'accertamento dello stato di adottabilità deve svolgersi, fin dalla sua apertura, con l'assistenza legale del minore, il quale ne è parte, e, in mancanza di una disposizione specifica, sta in giudizio a mezzo di un rappresentante legale ovvero, se sussista conflitto di interessi, di un curatore speciale, soggetti cui compete la nomina del difensore tecnico. Ne deriva, in caso di omessa nomina di quest'ultimo cui non segua la designazione di un difensore d'ufficio, la nullità del procedimento "de quo", non avendo potuto il minore esercitare il contraddittorio su tutti gli atti processuali che hanno costituito il presupposto per la decisione del giudice di merito; in tal caso, va peraltro esclusa la rimessione del giudizio in primo grado, giacchè tale rimessione, comunque contraria alle esigenza di speditezza del procedimento diretto all’accertamento dello stato di adottabilità, risulta preclusa dalla natura tassativa delle ipotesi di cui agli artt. 353 e 354c.p.c., e il giudice di appello deve procedere , a norma dell’art. 354, comma 4, c.p.c., alla rinnovazione degli atti del procedimento che risultano viziati per il loro compimento in assenza della costituzione, a mezzo del difensore, del rappresentante legale o del curatore speciale del minore”.

L’ascolto del minore infradodicenne, nei procedimenti che lo riguardano
L’ascolto del minore infradodicenne, è espressione del diritto di essere informato, principio inderogabile garantito a livello Costituzionale e Sovranazionale, nonché elemento di valutazione dell’interesse del fanciullo, salvo che il giudice non ritenga l’esame manifestamente superfluo o in contrasto con l’interesse del minore. La scelta de giudice di non sentire il minore, va, in ogni caso, puntualmente motivata. Tale principio è affermato dalla Cassazione ordinaria n. 10776 del 2019.

Figlia maggiorenne si trasferisce all’estero: revoca della casa familiare alla madre
Il carattere solamente saltuario dell’utilizzazione, da parte della prole, della casa familiare, esclude che la stessa possa rappresentarne l’habitat domestico e, per l’effetto, il centro dei relativi affetti. Infatti, ai fini dell’assegnazione della casa familiare in favore di uno dei due genitori, la prole deve avere uno stabile collegamento con l’abitazione e deve risiedervi in maniera prevalente. Discende che la madre perde il diritto all’assegnazione della casa familiare pure se la figlia, trasferitasi all’estero, fa ritorno a casa con una certa frequenza. In tale ultimo caso, secondo il prevalente indirizzo ermeneutico adottato dal giudice di legittimità, si configura un rapporto di mera ospitalità. Lo stabilisce la Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, Ordinanza 6 maggio 2019, n. 11844.

La prova quale fatto costitutivo del diritto all’assegno divorzile
Con l’ordinanza 17 aprile 2019, n. 10781, la Corte di Cassazione, sez. I Civile, Presidente, dott. Antonio Valitutti, Giudice Relatore, dott. Antonio Pietro Lamorgese, Consiglieri, dott.ssa Marina Meloni, dott.ssa Clotilde Parise, dott. Marco Marulli, ha rigettato il ricorso proposto contro la sentenza 11 novembre 2014, n. 4470, con cui la Corte d’Appello di Napoli aveva rigettato, confermando la sentenza di primo grado, la domanda di assegno divorzile proposta dalla moglie nei confronti dell’ex coniuge. La Suprema Corte ha ribadito la principale funzione dell’assegno divorzile di assistere il coniuge privo incolpevolmente dei mezzi adeguati e di riequilibrare le condizioni economiche degli ex coniugi, nei casi in cui il coniuge richiedente l’assegno fornisca la prova che la sperequazione reddituale in essere all’epoca del divorzio sia direttamente causata dalle scelte comuni di vita degli ex coniugi.

Il testamento può essere provato per testimoni solo in caso di incolpevole smarrimento
In caso di sparizione di un presunto testamento, l'interessato, ove sia stato in possesso del documento, deve dimostrarne l’incolpevole smarrimento, mentre nel caso in cui egli non sia stato custode della scheda, il suo onere probatorio riguarda, oltre al fatto di non averla mai posseduta, anche la circostanza che egli non fosse particolarmente tenuto a procurarsene la detenzione, pertanto di non essere stato in colpa circa il fatto di non averla posseduta. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 30 aprile 2019, n. 11465.

E’ annullabile il testamento se il testatore era privo della capacità di autodeterminarsi
L'annullamento del testamento per incapacità naturale del testatore postula l'esistenza, non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche ed intellettive del de cuius, bensì la prova che, a cagione di una infermità transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto sia stato privo in modo assoluto, al momento della redazione dell'atto di ultima volontà, della coscienza dei propri atti ovvero della capacità di autodeterminarsi. Lo stabilisce la Cassazione civile, Sez. II, sentenza 29 aprile 2019, n. 11358.

La pensione di reversibilità spetta all’ex coniuge solo se titolare dell’assegno divorzile
Il coniuge divorziato può vantare il diritto, in caso di morte dell'ex coniuge, all'attribuzione della pensione di reversibilità, subordinatamente alla presenza della condizione che l'istante sia "titolare" dell'assegno divorzile. Lo stabilisce la Cassazione civile, con sentenza 19 aprile 2019, n. 11129.

Provvedimenti de potestate: fatti nuovi sopravvenuti legittimano la revoca e la modifica
I procedimenti de potestate, ablativi o limitativi della responsabilità genitoriale, emessi dal giudice minorile ai sensi degli artt. 330 e 336 c.c., benché non abbiano natura prettamente contenziosa, hanno attitudine al giudicato rebus sic stantibus in quanto non revocabili o modificabili salva la sopravvenienza di fatti nuovi. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, Ordinanza 17 aprile 2019, n. 10777.

L’importanza dell’ascolto del minore nei procedimenti che lo riguardano
La prima sezione della Corte di Cassazione con sentenza del 17 aprile 2019 ha disposto che l’ascolto del minore è determinate al fine di meglio valutare le ragioni delle parti e stabilire quale debba essere la collocazione del minore e le modalità di frequentazione con l’altro genitore. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 17 aprile 2019, n. 10774.

Il tema della responsabilità genitoriale paritetica e dell’affido condiviso
In materia di affidamento del minore, il giudice deve preferire l'affidamento condiviso, con specifico riguardo alla previsione di una suddivisione paritetica della frequentazione dei genitori separati, salvo che questa risulti contraria all'interesse del figlio, ponendosi tale soluzione come regola generale, rispetto alla quale la soluzione dell'affido esclusivo costituisce l'eccezione. Lo stabilisce il Tribunale di Catanzaro, sez. I, sentenza 28 febbraio 2019, n. 443.

Diritto all’assegno divorzile: rilevano l’età, la mancanza di competenze professionali e la collocazione territoriale
Confermato l’obbligo di versare all’ex coniuge l’assegno di mantenimento constatato che l’ex moglie è priva di reddito con scarse possibilità di procurarsi mezzi sufficienti per vivere dignitosamente. Infatti la Suprema Corte rileva che l’età, la mancanza di competenze professionali rendono precaria la posizione della donna. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 10084/19.

Figlio fruisce di un immobile del genitore: come va valutato il godimento in sede di successione?
Posto che la condotta del genitore che consenta a solo uno dei figli di poter fruire di un proprio bene non costituisce un fatto illecito idoneo a generare una pretesa risarcitoria, quando lo stesso genitore riversa all’altro figlio una somma a titolo di quota parte dei canoni percepiti dal figlio che fruisce del bene, il giudice dovrà verificare se la causa della dazione coincida con un intento liberale, con la conseguente sottoposizione della stessa al regime della collazione, ovvero se risulti priva di una valida giustificazione causale, legittimando quindi la pretesa di includere tale somma nel relictum. Lo stabilisce la Cassazione civile, sezione II, ordinanza 12 aprile 2019, n. 10349.

Non serve registrare i dettagli del certificato di nascita per le maternità surrogate all'estero per stabilire la relazione con il “genitore sociale”
Pronunciandosi su un caso “francese” in cui i giudici della Corte EDU sono stati chiamati, per la prima volta, a pronunciarsi sulla richiesta “pregiudiziale” proposta dalla Corte di Cassazione francese in base al nuovo Protocollo n. 16 alla Convenzione EDU, la Corte di Strasburgo – in una situazione in cui un bambino era nato all'estero attraverso un accordo di maternità surrogata ed era stato concepito utilizzando i gameti del padre biologico e di una donatrice terza, e dove la relazione giuridica genitore-figlio con il padre biologico è stata riconosciuta nel diritto interno – ha stabilito quanto segue: 1. il diritto del minore al rispetto della vita privata ai sensi dell'articolo 8 della Convenzione EDU richiede che la legge nazionale preveda la possibilità di riconoscimento della relazione giuridica con il “genitore sociale”, legalmente indicata nel certificato di nascita rilasciato all'estero come "madre legale"; 2. il diritto del bambino al rispetto della vita privata non richiede che tale riconoscimento assuma la forma dell’iscrizione nel registro degli atti di nascita, matrimonio e decesso dei dati del certificato di nascita legalmente emesso all'estero. A tal fine, precisa la Corte EDU, l'adozione può anche servire come mezzo per riconoscere tale relazione. (Corte europea diritti dell’uomo, Opinion 10 aprile 2019 (n. 28932/14))

Separazione in negoziazione assistita: da quando i sei mesi per divorziare?
Di seguito l'articolo del Prof. Tommaseo, pubblicato su Famiglia e Diritto n. 3/2019, Ipsoa, Milano. Fra i problemi interpretativi posti dalle leggi sulla negoziazione assistita e sul divorzio breve è di particolare interesse, anche se raramente sorge nell’esperienza applicativa, quello riguardante la decorrenza del termine dilatorio di sei mesi che deve intercorrere tra la separazione raggiunta in sede di negoziazione e il successivo divorzio. L’annotato provvedimento fa coincidere il decorso del termine con la data in cui l’accordo diventa efficace e quindi con quella della concessione, secondo i casi, del nulla osta o dell’autorizzazione da parte del P.M. e. ove questa, manchi del presidente del tribunale: nel mio commento tento di dimostrare che la data di decorrenza del termine dilatorio è quella dell’accordo e non dipende dal momento in cui quest’ultimo diviene efficace.

Il padre ha diritto a una frequentazione paritetica con la figlia di due anni?
Il Tribunale disponeva l’affidamento condiviso della figlia minore ad entrambi i genitori, collocandola presso la madre, ma stabiliva che il padre, salvo diversi accordi, la tenesse con sé unicamente per il fine settimana, ogni quindici giorni. La Corte d’appello, investita del reclamo, confermava sul punto il provvedimento reclamato. Il padre ricorreva, sostenendo di aver diritto ad una frequentazione tendenzialmente paritetica della minore, anche al fine di potere esercitare effettivamente la responsabilità genitoriale che il tribunale e la Corte non gli avevano negato. La Cassazione accoglieva il ricorso, richiamando i contenuti del principio di bigenitorialità e la necessità di rispettare il diritto di genitori e figli alla vita familiare di cui all’art. 8 della CEDU, cassando la sentenza impugnata e rinviando alla Corte, in differente composizione, per nuovo esame. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, 8 aprile 2019, n. 9764.

Al marito tradito non spetta il risarcimento danni
Con l’ordinanza 2 aprile 2019, n. 9065, la Corte di Cassazione, sez. VI Civile, Presidente, dott.ssa Uliana Armano, Giudice Relatore, dott. Luigi A. Scarano, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto contro la sentenza 19 maggio 2017, con cui la Corte d’Appello di Torino aveva rigettato, riformando integralmente la pronuncia 27 ottobre 2014 del Tribunale di Vercelli, la domanda proposta dal marito nei confronti della moglie di risarcimento di danni lamentati in conseguenza della violazione dell’obbligo di fedeltà coniugale da parte della medesima. La Suprema Corte ha fatto chiarezza sui limiti del giudizio di legittimità affermando che non possono sottoporsi alla attenzione dei giudici della Corte di Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi. (Cassazione civile, sezione VI - 3, ordinanza 2 aprile 2019, n. 9065).

Moglie millanta abusi (infondati) del marito sulle figlie: la condotta ostacola i rapporti
La moglie separata che denuncia il marito di aver commesso abusi sessuali sulle figlie, così ponendo in essere una condotta ispirata all’ossessiva convinzione delle violenze perpretrate, di fatto ostacola, o rende comunque più difficili, i rapporti tra il genitore e le figlie. E’ quanto si legge nell’ordinanza 08 aprile 2019, n. 9765 della Cassazione.

Il “no” del minore osta al rimpatrio nello Stato di residenza anagrafica
Con ordinanza n. 9767/2019 dell’8 aprile 2019, la Sesta Sezione – 1 civile della Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito del Tribunale per i minorenni che aveva ritenuto sussistente il fondato rischio per le condizioni psico-fisiche della minore, di cui all'art. 13 lett. b) della citata Convenzione - in caso di rientro nello stato di residenza della madre (Germania) - alla luce delle seguenti circostanze: 1. Il trasferimento della minore all’estero non era stato condiviso dai genitori; 2. La minore non aveva conoscenza della lingua tedesca ed aveva espresso la volontà di restare con il padre, non avendo rapporti con il compagno della madre; 3. Alla luce delle informazioni ricevute dai servizi sociali il comportamento della madre era risultato altamente dannoso per la minore; 4. Il padre era risultato il genitore più in grado di assolvere in via esclusiva alla relativa funzione. A tal fine, la S.C. ha affermato che, in tema di illecita sottrazione internazionale di minori, ai sensi della Convenzione de L'Aja del 25 ottobre 1980, la domanda di rimpatrio può essere respinta, nel superiore interesse dello stesso, solo in presenza di una delle circostanze ostative indicate dagli artt. 12, 13 e 20 della predetta Convenzione. Tuttavia, non investendo la domanda il merito della controversia relativa alla migliore sistemazione possibile del minore, l'autorità giudiziaria può tener conto delle attitudini educative del genitore affidatario, in quanto l'inidoneità a garantire adeguate condizioni, anche materiali, di accudimento dei minori li espone a pericoli fisici o psichici (in senso conforme, Cass. civ., Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 20365 del 05/10/2011).

Inammissibile l’intervento del tutore rimosso nel procedimento di interdizione
In tema di interdizione, la revoca del tutore ai sensi dell’art. 717, co. 2, c.p.c., può essere disposta dal giudice istruttore del procedimento di interdizione unicamente ove emerga l’insussistenza dei presupposti per l’interdizione stessa, con conseguente riespansione piena e perfetta della capacità di agire dell’interdicendo; al contrario, la rimozione del tutore ex art. 384 c.c. rientra nella competenza del giudice tutelare. Lo stabilisce il Tribunale di Nocera Inferiore, con ordinanza 8 marzo 2019.

E’ illegittima la decadenza dalla responsabilità genitoriale se il Tribunale non tiene conto della C.T.U.
E’ illegittimo e deve, pertanto, essere cassato il provvedimento con il quale il Giudice minorile dichiara la decadenza della responsabilità genitoriale senza tenere conto in modo adeguato delle risultanze della C.T.U. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, 8 aprile 2019, n. 9763.

Assegno di mantenimento: il tribunale può disattendere le dichiarazioni dei redditi
Il tribunale non è tenuto in via automatica a disporre indagini avvalendosi della polizia tributaria ogni volta in cui sia contestato un reddito indicato e documentato, essendo rimessa allo stesso giudice la valutazione di detta esigenza, in forza del principio generale dettato dall'art. 187 cod. proc. civ., che affida al giudice la facoltà di ammettere i mezzi di prova proposti dalle parti e di ordinare gli altri che può disporre d'ufficio, previa valutazione della loro rilevanza e concludenza. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, 4 aprile 2019, n. 9535.

Abbandono del minore: il ruolo della ctu e la salvaguardia del rapporto tra fratelli
La Prima sezione civile della Corte di Cassazione, con ordinanza del 2 aprile 2019, n. 9110 nel confermare il proprio consolidato orientamento, ha precisato che, nella valutazione dello stato di abbandono di un minore non vada omesso l’esame delle risultanze della CTU e vada considerato adeguatamente, nella dichiarazione di adottabilità, il peso nella vita del minore, del rapporto con i fratelli.

Attività della moglie: l’assegno di mantenimento non va ridotto
Il marito ricorre in Cassazione al fine di veder modificato l’assegno di mantenimento in favore della moglie, la quale aveva intrapreso una nuova attività economica. La Corte di Cassazione, sez. VI Civile - 1, ordinanza 28 marzo 2019, n. 8745, respinge il ricorso e conferma la decisione della Corte d’Appello, che aveva respinto la richiesta di riduzione dell'assegno mensile a favore del coniuge.

L’uso della casa familiare rientra nel contenuto necessario dell’accordo di separazione
La formulazione concordata dai coniugi, che crea un legame tra l’utilizzo della casa familiare e la quantificazione dell’assegno di mantenimento, attraendo l’assegnazione dell’immobile nel contenuto cosiddetto “necessario” della separazione, e la cui causa è inerente alla separazione coniugale, risulta in linea con gli obblighi derivanti dal matrimonio ai sensi dell’articolo 156 codice civile. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 20 marzo 2019, n. 7939.

La kafala algerina e la nozione di “discendente diretto” di un cittadino Ue
Un minore preso a carico da un cittadino dell’Unione nell’ambito del regime della kafala algerina non può essere considerato un discendente diretto di tale cittadino. Tuttavia, lo Stato membro di residenza di tale cittadino deve agevolare l’ingresso e il soggiorno di tale minore sul suo territorio, previa valutazione equilibrata e ragionevole di tutte le circostanze del caso, tenendo conto dei diversi interessi, in particolare, dell’interesse superiore del minore. Lo stabilisce la Corte di giustizia UE, sentenza 26 marzo 2019, causa C-129/18.

Il collocamento in comunità della minore non è sindacabile in cassazione
Il provvedimento con il quale una minore è collocata in una comunità educativa, nelle more del procedimento di adottabilità, non può essere sindacato nel merito dal Giudice di legittimità; è un provvedimento a carattere temporaneo e strumentale rispetto all’auspicabile instaurazione, cui deve sempre tendere il procedimento sull’accertamento dello stato di abbandono del minore, di un adeguato rapporto con i propri genitori, nella prospettiva del rientro presso la famiglia di origine. Lo stabilisce la Cassazione Civile, Sez. VI-I, 29 marzo 2019, n. 8805.

Rientrano in comunione legale i beni acquistati dal solo coniuge dopo il matrimonio con suo denaro?
Mancando la prova della sussistenza di una delle cause di esclusione dalla comunione legale di cui all’art. 179 c.c., lett. c), d) ed f), la mera partecipazione del coniuge non acquirente all’atto di trasferimento e la sua dichiarazione circa la natura dei beni, non comporta l’esclusione dei beni medesimi, acquistati in regime di comunione legale, dalla comunione stessa. Principio riaffermato da Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 12 marzo 2019, n. 7027.

Moglie separata senza diritto al mantenimento: sì alla pensione di reversibilità
In tema di diritti del coniuge separato, a seguito della Sentenza della Corte Costituzionale n. 286 del 1987, anche il coniuge separato per colpa o con addebito della separazione, in quanto equiparato sotto ogni profilo al coniuge superstite, separato o non, può richiedere ed ottenere la pensione di reversibilità, atteso che a tali fini opera in suo favore la presunzione legale di vivenza a carico del lavoratore al momento del decesso. Lo stabilisce la Cassazione civile, ordinanza 15 marzo 2019, n. 7464.

Sciolta l’unione civile tra due donne: la parte più debole economicamente ottiene l’assegno
Una recentissima ordinanza del Presidente del Tribunale di Pordenone del 13 marzo 2019 ha tra l’altro stabilito che nel caso di scioglimento dell’unione civile, al fine della determinazione dell’assegno in favore di una delle parti, si deve fare riferimento ai criteri enunciati dalla nota sentenza delle Sezioni Unite nn. 18278/2018 in tema di assegno di divorzio. A tal fine deve essere pure valutato il periodo di convivenza anteriore all’entrata in vigore della legge n. 76/2016.

Sul disegno di legge Pillon e sugli altri D.L. in materia di responsabilità genitoriale in discussione in Senato
Di seguito l'articolo del Prof. Rimini, pubblicato su Famiglia e Diritto n. 1/2019, Ipsoa, Milano. La Commissione Giustizia del Senato ha svolto un ciclo di audizioni informali sul D.L. S/735 (cosiddetto D.L. Pillon) e sugli altri disegni di legge in discussione in Senato in materia di esercizio della responsabilità genitoriale. L’Autore espone le osservazioni da lui svolte nel corso dell’audizione, indicando quali sono, a suo avviso, le lacune e le criticità dell’attuale Capo II del Titolo IX del Libro I del codice civile e delle corrispondenti norme di diritto processuale. Gli interventi normativi ipotizzati nei i disegni di legge in discussione vengono esaminati per valutare se essi siano una valida risposta alle criticità evidenziate.

Divisione ereditaria: il giudice d’appello deve provvedere alle relative incombenze
Il giudice del gravame che, in riforma della decisione impugnata, disponga la divisione della massa ereditaria, non può rimettere gli atti al primo giudice per lo svolgimento delle attività conseguenti, bensì ha l’onere di adottare tutti i provvedimenti del caso, attesa la tassatività delle ipotesi di rimessione ai sensi degli articoli 353 e 354 del codice di rito civile. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 11 marzo 2019, n. 6907.

Il diritto di visita dei nonni: la giurisprudenza più recente
All’interno delle dinamiche dei rapporti intrafamiliari rilevanti in tema di diritto di famiglia, un acceso dibattito in giurisprudenza ed in dottrina ha riguardato il riconoscimento in capo agli ascendenti – e più generalmente dei parenti - di un autonomo «diritto di visita» dei nipoti minorenni, finalizzato ad assicurare il mantenimento di una adeguata relazione personale con essi, spesso a fronte di potenziali conflitti con i genitori nelle situazioni di crisi della vita familiare, per le condotte di ostacolo alla frequentazione con i nonni funzionale al sereno sviluppo del rapporto tra i minori ed i propri ascendenti.

La rilevanza della vita coniugale nella determinazione dell’assegno divorzile
Con la sentenza 1 febbraio 2019, il Tribunale di Roma, sezione prima, Presidente, dott.ssa Laura Sangiovanni, Giudice, dott. Vincenzo Vitalone, Giudice, dott.ssa Francesca Cosentino, ha rigettato la domanda di assegno divorzile svolta dalla parte resistente in pendenza di un giudizio di divorzio. Il Tribunale, nel pronunciare la cessazione degli effetti civili del matrimonio, ha chiarito che, considerata la natura perequativo-compensativa ed assistenziale dell’assegno di divorzio, il giudizio circa la riconoscibilità dello stesso in favore dell’ex-coniuge non è limitato al raffronto delle condizioni economico patrimoniali delle parti, ma si estende, tenuto conto della durata del vincolo coniugale e dell’età delle parti, alla valutazione del contributo fornito dal coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio comune nonché alla formazione del profilo economico patrimoniale dell’altra parte.

Atti in materia di famiglia: le Linee guida della Corte di Appello di Milano
Con una apposita nota del 18 marzo 2019, la Corte di Appello di Milano ha adottato le “Linee guida per la redazione degli atti in materia di famiglia”, oggetto di elaborazione condivisa con il Tribunale di Milano, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano e l’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano. L’iniziativa segue, a distanza di circa un anno, la diramazione delle “Linee guida nella determinazione delle spese extra assegno di mantenimento per i figli minori e i figli maggiorenni non economicamente indipendenti nel momento di separazione dei genitori”, condivise dalla Corte di Appello di Milano con le medesime parti in data 14 novembre 2017. La finalità che muove le nuove Linee guida sui ricorsi in materia di famiglia è quella di incentivare soluzioni condivise della crisi familiare attraverso la semplificazione e schematizzazione degli atti processuali, onde prevenire, da un lato, il rischio di esasperare il conflitto in atto e, dall’altro, fornire al giudice una completa informazione sulla reale situazione personale ed economica delle parti, sulla vita familiare e sociale dei figli e sui loro bisogni materiali, consentendo una decisione rapida e, soprattutto, ponderata, equa ed esaustiva. A tal fine sono stati predisposti ed approvati dei modelli predefiniti di redazione dei ricorsi in materia di famiglia (atti introduttivi dei giudizi di separazione giudiziale, di divorzio contenzioso e per la regolamentazione della responsabilità genitoriale delle coppie non coniugate), che, in attuazione degli obblighi di lealtà di cui agli artt. 88 e 89 c.p.c. ed in ossequio ai criteri di sintesi ed efficacia, la difesa delle parti si impegna ad utilizzare. Quale applicazione condivisa di prassi giudiziale tali modelli, strutturati secondo una esposizione cronologica dei fatti e privi di parti espressive di giudizi e di elementi di svalutazione delle figure genitoriali, costituiscono un utile strumento per le parti e per il giudice chiamato a dirimere le situazioni di conflitto.

Nei giudizi de potestate va nominato un curatore speciale per il minore
Nei giudizi riguardanti l'adozione di provvedimenti limitativi, ablativi o restitutivi della responsabilità genitoriale, riguardanti entrambi i genitori, l'art. 336, quarto comma, c.c., così come modificato dall'art. 37, comma 3 l. n. 149 del 2001, richiede la nomina di un curatore speciale, ex art. 78 c.p.c., ove non sia stato nominato un tutore provvisorio, sussistendo un conflitto d'interessi verso entrambi i genitori. Ne consegue che, nell'ipotesi in cui non si sia provveduto a tale nomina, il procedimento deve ritenersi nullo ex art. 354 primo comma c.p.c. con rimessione della causa al primo giudice perché provveda all'integrazione del contraddittorio. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, ordinanza 13 marzo 2019, n. 7196.

La prova dello “stato di bisogno” è risolutiva ai fini degli alimenti
Gli Ermellini cassano con rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Palermo che aveva riconosciuto il diritto della figlia maggiorenne di percepire mensilmente dalla madre la somma di €.500,00 mensili a titolo di alimenti, omettendo di considerare che su quest’ultima incombeva l’onere di mantenimento della nipote a lei affidata e che la richiedente non aveva fornito la prova dello stato di bisogno limitandosi a lamentare un reddito insufficiente per la sua sopravvivenza oltre ad asserite patologie senza riscontro probatorio. Lo stabilisce la Cassazione Civile, sez. I, ordinanza 6 marzo 2019, n. 6521.

Collocamento paritario del figlio: il Tribunale di Catanzaro “applica” il DDL “Pillon”
In tema di affidamento condiviso del figlio nella crisi della coppia genitoriale, la soluzione della suddivisione paritetica dei tempi di permanenza presso ciascun genitore non è sempre da preferire; tuttavia, essa è preferibile laddove ve ne siano le condizioni di fattibilità e, quindi, tenendo sempre in considerazione le caratteristiche del caso concreto (quali l’età del minore, gli impegni lavorativi di ciascuno dei genitori, la disponibilità di un’abitazione dignitosa per la crescita dei figli, ecc.). E' quanto ha stabilito il Tribunale di Catanzaro con decreto 28 febbraio 2019, n. 443.

Separazione: il padre può donare quote societarie alla figlia senza il consenso della moglie?
Nel corso di un giudizio di separazione, mentre era ancora vigente il regime della comunione dei beni, il marito dona alla figlia quote societarie di rilevante importo. Un anno dopo la comunione si scioglie per il passaggio in giudicato della sentenza di separazione. La moglie, a questo punto, agisce chiedendo una somma pari alla metà del controvalore delle quote donate. Il Tribunale prima e la Corte d’Appello poi accolgono la domanda. Il soccombente ricorre in Cassazione, sostenendo che, essendo venuta meno la comunione legale, la controparte non poteva più agire ai sensi dell’art. 184/3. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, affermando che, dopo lo scioglimento, la norma di riferimento è l’art. 192 cod. civ., che disciplina rimborsi e restituzioni. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 6 marzo 2019, n. 6459.

Il tradimento coniugale non sempre dà luogo a risarcimento del danno
La violazione del dovere di fedeltà, sebbene possa indubbiamente essere causa di un dispiacere per l'altro coniuge, e possa provocare la disgregazione del nucleo familiare, non automaticamente è risarcibile, ma in quanto l'afflizione superi la soglia della tollerabilità e si traduca, per le sue modalità o per la gravità dello sconvolgimento che provoca nell'altro coniuge, nella violazione di un diritto costituzionalmente protetto, primi tra tutti il diritto alla salute o alla dignità personale e all'onore. Lo stabilisce la Cassazione Civile, sez. III, sentenza 7 marzo 2019, n. 6598.

La volontà del testatore non può ricavarsi sulla base di una missiva dattiloscritta
Il rispetto dei criteri ermeneutici che mirano a ricostruire l'effettiva volontà del testatore come espressa nel testamento impedisce qualsiasi operazione che porti ad integrare ab extrinseco tale volontà, attribuendo ad essa contenuti inespressi ovvero diversi da quelli risultanti dalla dichiarazione stessa. (In applicazione di tale principio, la Suprema Corte ha cassato la sentenza con la quale i Giudici di merito avevano interpretato - sulla base di una missiva dattiloscritta, ma non olografa della de cuius - l’espressione “per fini di culto e di religione” contenuta nella scheda testamentaria nel senso che gli immobili che ne costituivano l’oggetto fossero destinati per il ricovero ed il mantenimento dei sacerdoti poveri). Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 12 marzo 2019, n. 7025.

Genitore residente all’estero: l’affido condiviso è sempre la regola
Anche nel caso di un genitore residente all’estero, l’affidamento condiviso dei figli a entrambi i genitori è la regola da seguire, a meno che non sussistano circostanze talmente gravi che possano mettere in pericolo il benessere e lo sviluppo psico fisico del minore. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez I, civile, sentenza n. 6535/19.

Niente assegno di divorzio se la moglie è giovane e laureata ma non lavora
Il Tribunale di Treviso con sentenza 8 gennaio 2019, riletta la sentenza delle Sezioni Unite del luglio 2018 ed evidenziata la prevalenza della funzione perequativo-compensativa rispetto a quella assistenziale, nega il diritto all’assegno di divorzio pur in presenza di un evidente divario economico tra i coniugi, rilevando come tale disparità non potesse essere ricondotta ad alcun apprezzabile sacrificio compiuto dalla richiedente durante la vita matrimoniale. In considerazione della giovane età della richiedente e del possesso da parte di quest’ultima di una laurea, il Tribunale ha ritenuto sussistente in capo alla stessa un’inerzia colpevole nel reperire un’occupazione, tenendo altresì conto del fatto che la signora, di nazionalità straniera, aveva consapevolmente assunto un rischio nel trasferirsi in Italia con il marito.

Va tutelato il diritto del nonno che desidera mantenere i contatti con la nipote adottata da un’altra famiglia
Pronunciandosi su un caso “russo” in cui si discuteva della legittimità della decisione definitiva della Corte Suprema russa di respingere il ricorso di un uomo che rivendicava il proprio diritto a mantenere i rapporti con la nipote, che era stata adottata da un’altra famiglia, la Corte europea dei diritti dell'uomo, sez. III, 5 marzo 2019 (n. 38201/16) ha ritenuto, all'unanimità, che fosse stato violato l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione EDU. Il caso era stato originato dalla richiesta, come anticipato, di un nonno che desiderava mantenere i rapporti con la nipote dopo che la ragazza era stata adottata da un'altra famiglia. La Corte EDU ha ritenuto che i giudici nazionali avrebbero dovuto valutare la richiesta del nonno di mantenere un rapporto con la sua nipotina anche dopo la sua adozione, ma avevano invece interpretato e applicato la legge in modo tale da negargli tale possibilità. Egli era stato quindi completamente ed automaticamente escluso dalla vita della nipote ed i suoi diritti erano stati violati.

Separazione, il gatto al marito e il cane a entrambi a settimane alterne: il decreto del Tribunale di Sciacca
In caso di separazione dei coniugi, in mancanza di diversi accordi tra le parti, è legittimo disporre l’affidamento condiviso del cane, sul presupposto che il sentimento per gli animali costituisce un valore meritevole di tutela, anche in relazione al benessere dell'animale stesso. Lo stabilisce il Tribunale di Sciacca, con decreto 19 febbraio 2019.

La rottura dei rapporti tra padre e figlio non è causa di risoluzione di un comodato con destinazione familiare
La rottura dei rapporti tra padre e figlio non è sufficiente a risolvere il comodato di un immobile con destinazione familiare. Secondo la III Sezione Civile della Cassazione (Ordinanza 05.03.2019, n. 6323) la crisi abitativa del padre che ha concesso la casa familiare al figlio può risolversi attraverso la locazione di un ulteriore immobile. Lo stabilisce la Corte di Cassazione, Sezione III Civile, Ordinanza 5 marzo 2019, n. 6323.

Legittima la cessazione dell’assegno divorzile se l’ex marito va in pensione
Deve ritenersi legittima la cessazione dell’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile se, da un lato, i redditi dell’obbligato si riducono a seguito del suo pensionamento e, dall’altro, il coniuge beneficiario nulla allega in merito al contributo dato alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale dell’ex coniuge. A confermarlo è la Cassazione con sentenza del  5 marzo 2019, n. 6386.
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