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giovedì 17 gennaio 2019
News

Diritto Penale


L’uso dei codici di una carta di credito, senza possesso della stessa, non è frode informatica
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato quella del tribunale di condanna di due soggetti, ritenuti responsabili del delitto di utilizzo abusivo di carta di credito di cui all'art. 55 d.lgs. 231/2007, la Corte di Cassazione (sentenza 12 dicembre 2018, n. 55438) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui era errata la qualificazione giuridica dei fatti, i quali avrebbero dovuto essere ricondotti all'ipotesi della truffa informatica di cui all'art. 640 ter c.p. - ha diversamente ribadito il principio, ormai consolidato nella giurisprudenza della S.C., secondo cui l'indebita utilizzazione, a fine di profitto proprio o altrui, da parte di chi non ne sia titolare, di una carta di credito integra il reato di cui all'art. 55, comma nono, D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231 e non il reato di truffa, che resta assorbito in quanto l'adozione di artifici o raggiri è uno dei possibili modi in cui si estrinseca l'uso indebito di una carta di credito.

Costituzionalmente legittima l’assenza di udienza pubblica per applicare la confisca de plano
Con la sentenza 2 gennaio 2019 n. 22, la Terza Sez. Pen. della Cassazione dichiara costituzionalmente legittima l’assenza di un’udienza pubblica nel procedimento di applicazione della confisca c.d. de plano ritenendo che i principi espressi dalla sentenza n. 109/2015 della Corte Costituzionale – con cui, invece, è stata dichiarata costituzionalmente illegittima l’assenza di qualsivoglia possibilità di domandare che l’udienza si svolga in forma pubblica nel procedimento di opposizione all’applicazione del vincolo patrimoniale, non debba estendersi anche alla fase antecedente.

Alterazione dolosa di cartella clinica: la volontà del medico va provata rigorosamente
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello, confermando quella del tribunale, aveva condannato, all'esito del giudizio abbreviato, un medico ospedaliero per i reati di falso, materiale ed ideologico, in atto pubblico, la Corte di Cassazione (sentenza 11 dicembre 2018, n. 55385) – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui difettava nel caso di specie il dolo del reato di falso, irragionevolmente ritenuto in base alla mera ripetitività delle condotte contestate - ha invece affermato che il ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di falso, è necessario e sufficiente il dolo generico, che, tuttavia, non è un "dolus in re ipsa", in quanto l'elemento soggettivo deve essere rigorosamente provato, dovendosi escludere il reato quando il falso derivi da una semplice leggerezza ovvero da una negligenza dell'agente, poiché il sistema vigente non incrimina il falso documentale colposo.

Stalking: giustificano la condanna anche una sola telefonata e pochi messaggi via WhatsApp
Per la configurazione del reato di stalking, anche in assenza di un incontro fisico tra vittima ed imputato, sono sufficienti pochi messaggi via WhatsApp ed una telefonata dal tono minaccioso, che portano a modificare le abitudini della persona offesa. È quanto stabilito dalla Cassazione penale con sentenza 2 gennaio 2019, n. 61.

Prendere “mazzette” è corruzione non solo per legge ma anche in base al senso comune
Pronunciandosi su un caso “sammarinese” in cui si discuteva della legittimità della condanna inflitta a due pubblici ufficiali per il reato di corruzione, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha escluso, all'unanimità, che vi fosse stata una violazione dell'articolo 7 (nulla poena sine lege) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Il caso riguardava due procedimenti penali per corruzione, i primi nel loro genere a San Marino. Ad essere coinvolti erano stati due pubblici ufficiali cui era stato contestato di avere presumibilmente ricevuto denaro in cambio del mancato esercizio dei loro doveri professionali in materia di sicurezza nei cantieri, i quali si erano lamentati della legittimità della loro condanna e successiva detenzione. La Corte EDU (sentenze 10 gennaio 2019, n. 24705/16 e 24818/16) ha ritenuto che la legge penale non era stata applicata retroattivamente a svantaggio dei ricorrenti. In particolare, la legge nazionale pertinente, sia prima che dopo le modifiche al codice penale di San Marino intervenute nel 2008, consentiva di ritenere che le condotte illecite dei due ricorrenti erano suscettibili di essere ricondotte alla fattispecie penale astratta, che pertanto ben poteva essere applicata ai fatti loro contestati, con conseguente legittimità delle condanne loro inflitte.

Il sequestro probatorio è annullato ma i beni non vengono restituiti: i dubbi della Cassazione
Al vaglio delle Sezioni unite i dubbi, ed il contrasto giurisprudenziale, sulla non restituzione dei beni sottoposti a sequestro probatorio perché possibili oggetto di confisca. La questione è stata rimessa con ordinanza del 17 dicembre 2018, n. 56683 ed il Primo Presidente Aggiunto ha considerato fondata la questione con decreto del 19 dicembre 2018.

Trasgressione della libertà vigilata: quando può applicarsi la misura di sicurezza detentiva?
La Corte costituzionale, con sentenza 27 dicembre 2018 n. 250, offre una lettura dell’art 231 c.p. rispettosa dei precetti costituzionali, tale da offrire al magistrato di sorveglianza una pluralità di misure applicabili nel caso di trasgressione degli obblighi imposti alla libertà vigilata.

Solo il sindaco può emettere ordinanze contingibili e urgenti per motivi di pubblica incolumità
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui il tribunale aveva condannato il titolare di una ditta edile per reato di inosservanza ai provvedimenti dell’autorità (art. 650 c.p.), così riqualificato il fatto originariamente contestato ai sensi dell'art. 677 c.p., per non aver rispettato un'ordinanza dirigenziale con cui, per motivi di sicurezza, gli era stata intimata l'immediata sospensione dei lavori eseguiti senza autorizzazione su una strada vicinale e il ripristino delle condizioni di sicurezza, tenuto conto del pericolo che derivava per la pubblica incolumità, la Corte di Cassazione (sentenza 7 dicembre 2018, n. 54841) – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui l'ordinanza era illegittima perché emessa da organo incompetente - ha infatti affermato il principio secondo cui i dirigenti amministrativi non hanno il potere di emettere ordinanze contingibili e urgenti per motivi di pubblica incolumità, per i quali sussiste un'esclusione oggettiva, essendo i provvedimenti da adottare di pertinenza esclusiva del sindaco, donde il giudice penale è chiamato a disapplicare l’atto amministrativo, nella specie, affetto da incompetenza funzionale.

Indennizzo per le vittime di reati violenti: le novità contenute nella Legge di Bilancio
La legge 30 dicembre 2018 n. 145 recante “Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021” pubblicata sulla G.U. del 31 dicembre 2018 n. 302, ha apportato alcune modifiche all'indennizzo in favore delle vittime di reati intenzionali violenti, regolato dalla legge 7 luglio 2016, n. 122 (artt.11, 12 e 13).

Trascina l’ex fidanzata per parlarle della fine della relazione: è violenza privata
La condotta tenuta dall’agente che consiste nel cercare di ottenere con violenza spiegazioni dalla ex fidanzata - in merito alla fine della relazione sentimentale -costituisce violenza privata. È quanto stabilito dalla Cassazione penale, sezione V, con sentenza del 19 dicembre 2018, n. 57431.

È minaccia grave quella di allagare la casa e di rompere i condizionatori al vicino
Pronunciandosi su un ricorso proposto sia dal Procuratore della Repubblica che dalle parti civili costituite avverso la sentenza di assoluzione pronunciata dal giudice di pace nei confronti di una donna, cui era stato contestato il reato di minaccia ex art. 612 c.p., la Corte di Cassazione (sentenza 5 dicembre 2018, n. 54521) – nell’accogliere la tesi dei ricorrenti secondo cui ai fini della sussistenza del delitto di minaccia è del tutto irrilevante la reale intenzione dell'agente di realizzare il male ingiusto - ha infatti ribadito che oggetto del dolo, nel delitto de quo, è unicamente l'azione intimidatrice, consistente nella cosciente volontà di minacciare ad altri un male futuro e ingiusto e di provocarne la intimidazione, mentre non è compreso il proposito di tradurre in atto il male minacciato.

Vietato commercializzare accendini privi del dispositivo “child resistant"
In tema di immissione sul mercato di prodotti pericolosi, la commercializzazione di accendini privi del dispositivo di sicurezza, noto come "Child resistant", previsto dal Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico 10 agosto 2007, in attuazione dei più elevati standard di sicurezza previsti dalla Decisione della Commissione Europea 2006/502/CE, non integra automaticamente il reato di cui all'art. 112 del d. Igs. n. 206 del 2005, essendo necessario che gli stessi siano costruiti in modo da ottenere, mediante diversi accorgimenti, la garanzia che un bambino in tenera età (convenzionalmente fissata, a tal fine, sino ad un massimo di 51 mesi) non sia in grado di provocare l'accensione della fiamma, dovendo peraltro tale circostanza formare oggetto di prova in giudizio secondo le ordinarie regole in tema di onere probatorio (Cassazione, sez. III, sentenza 12 dicembre 2018, n. 55477).

Maltrattamenti in famiglia: anche le minacce inviate via social network reiterano il delitto
Con la pronuncia in commento la Suprema Corte afferma la rilevanza iure poenali, ex art. 572 c.p., delle condotte di invio di messaggi ingiuriosi e minacciosi e di utilizzo ai medesimi fini dei social network, in particolare laddove i medesimi contegni si pongano in disattendimento delle prescrizioni imposte nell’ordinanza cautelare di divieto di dimora (Cassazione penale, sezione VI, sentenza 20 dicembre 2018, n. 57870).

Turbata libertà dell’industria: la nozione di “mezzo fraudolento”
In tema di turbata libertà dell’industria o del commercio, il “mezzo fraudolento” consiste in qualsiasi azione insidiosa, improntata ad astuzia o scaltrezza, idonea a sopraffare o sorprendere la contraria volontà dell'esercente l'attività industriale o commerciale, che sia stata posta in essere al fine di turbare ovvero impedire tale attività (Cass. pen., sentenza 4 dicembre 2018, n. 54185).

Per Strasburgo è legittimo l’uso della forza del governo francese contro i “gilet gialli”
Pronunciandosi su un caso “francese” in cui si discuteva della legittimità dell’uso della forza da parte del Governo francese per reprimere le manifestazioni di piazza ormai in corso dalla fine del mese di novembre in tutto il territorio francese contro i c.d. gilet jaunes, ovvero gli ormai noti “gilet gialli”, che sono assurti agli onori della cronaca, la Corte di Strasburgo (decisione 19 dicembre 2018 (n. 58803/18) ha respinto la richiesta di un avvocato francese che aveva richiesto alla Corte EDU di adottare misure urgenti ai sensi dell’art. 39 del Regolamento della Corte, al fine di far cessare l’uso della forza (in particolare, gas lacrimogeni e pistole flash-ball, armi che sparano palle di gomma che provocano escoriazioni e lividi). Il caso riguardava la denuncia presentata da uno studente di una scuola secondaria che si lamentava di essere stato colpito da una flash-ball il 5 dicembre 2018 mentre si trovava fuori dal portone della scuola. Il secondo, il terzo e il quarto denunciante affermavano invece di essere stati colpiti da pallottole mentre partecipavano alle dimostrazioni dei "gilets jaunes" tra il 24 novembre e l'8 dicembre 2018. Il quinto infine sosteneva di essere stato picchiato più volte dalle forze di sicurezza francesi il 1° dicembre 2018, in circostanze non specificate. La Corte EDU, richiesta dall’avvocato francese che li rappresentava, il 18 dicembre 2018 ha deciso di non indicare alcuna misura provvisoria nei confronti del Governo francese ai sensi dell'articolo 39.

Conto corrente cointestato: il sequestro conservativo opera solo pro quota
La funzione cautelare del sequestro conservativo è orientata a garantire l’adempimento delle obbligazioni civili da reato, conseguentemente impedendo l’estensione del vincolo ai beni del terzo estraneo, salvo la prova della esclusiva titolarità dei beni oggetto di adprehensio (Cass. pen. sez. III, sentenza 20 dicembre 2018, n. 57829).

Guida ubriaco la bicicletta: no alla sospensione della patente
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza di patteggiamento con cui il tribunale aveva applicato la pena richiesta dalle parti per il reato di guida in stato di ebbrezza (art. 186 comma 2 lett. b) e 2- bis cod. strada), per essere stato sorpreso mentre, ubriaco, faceva una passeggiata in bicicletta, con sospensione della patente di guida per la durata di anni uno, la Corte di Cassazione (sentenza 3 dicembre 2018, n. 54032) – nell’accogliere la tesi difensiva secondo cui la sentenza era illegittima nella parte in cui aveva disposto la sospensione della patente di guida in quanto non prevista per la conduzione di velocipedi - ha sul punto ribadito che la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, applicabile in relazione a illeciti posti in essere con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, non può essere disposta nei confronti di chi si sia posto alla guida di un veicolo per cui non è richiesta alcuna abilitazione, come un velocipede.

Bimba muore di meningite contratta a scuola: nessuna colpa per la Preside né per lo Stato
Pronunciandosi su un caso “russo” in cui si discuteva della legittimità dell’assoluzione di un medico accusato dalla famiglia di una ragazzina, morta di meningite durante il ricovero ospedaliero, di averne causato il decesso, la Corte di Strasburgo (decisione 20 dicembre 2018 n. 74971/10) ha dichiarato il ricorso dei familiari inammissibile. Il caso riguardava la morte della figlia del ricorrente causata da un’infezione da meningite, cui era seguita la sua denuncia con cui si contestava la mancanza di un'indagine efficace. La Corte EDU ha rilevato che non esistevano prove che consentissero di ritenere che le autorità russe non si fossero attenute al rispetto del loro obbligo, ai sensi dell'articolo 2 (diritto alla vita) della Convenzione EDU, di proteggere la vita della figlia del ricorrente. L’indagine era stata avviata tre giorni dopo la sua morte, era durata un anno ed era stata condotta in maniera appropriata ed approfondita. Inoltre, il ricorrente si era rivolto ad un sistema giudiziario indipendente per far luce sulle cause della morte della propria figlia.

Il reato di omissione di atti d'ufficio non sanziona il rifiuto di un atto urgente
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello, riformando quella di primo grado, aveva assolto perché non punibile per particolare tenuità del fatto ex art. 131 bis, c.p. un funzionario comunale dal reato di omissione di atti d’ufficio, la Corte di Cassazione (sentenza 5 dicembre 2018, n. 54426) – nell’accogliere la tesi difensiva secondo cui il reato in questione doveva ritenersi insussistente, difettando l'assenza di un atto di rifiuto - ha infatti ribadito che il reato di omissione di atti d'ufficio è un reato di pericolo la cui previsione sanziona il rifiuto non già di un atto urgente, bensì di un atto dovuto che deve essere compiuto senza ritardo, ossia con tempestività, in modo da conseguire gli effetti che gli sono propri in relazione al bene oggetto di tutela.

Inammissibile il ricorso per cassazione che si limita a ripetere quanto già chiesto in appello
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello, confermando quella di primo grado, aveva condannato l’autista di un autobus per aver colposamente cagionato lesioni ad un passeggero chiudendo le ante del bus, così provocandone la caduta ed il successivo schiacciamento con le ruote gemellari del mezzo, la Corte di Cassazione (sentenza 5 dicembre 2018, n. 54223) – nel dichiarare inammissibile la tesi difensiva secondo cui erroneamente la sentenza aveva ritenuto il carattere meramente congetturale della ricostruzione alternativa offerta dall'imputato - ha diversamente ribadito che se il motivo di ricorso in sede di legittimità si limita a ripetere quanto già chiesto al giudice precedente, riproponendo le medesime doglianze fallisce lo scopo dell'impugnazione, perché non critica la decisione che ne forma oggetto, che diviene indifferente rispetto alla stessa richiesta, ma quella del grado precedente, ciò che, di per sé, giustifica l'inammissibilità del ricorso.

Legittima la pena pecuniaria proporzionale per reprimere il contrabbando di tabacchi lavorati esteri
La Corte costituzionale, con sentenza 7 dicembre 2018 n. 233, promuove il meccanismo previsto dall’art 291-bis d.P.R. n 43 del 1973 per la determinazione della multa, pari a 5 euro per ogni grammo di tabacco lavorato estero.

Detenuto al 41-bis: legittimo non recapitargli un vaglia postale?
Con la sentenza n. 56197/2018, la prima Sezione della Corte di Cassazione si esprime in termini molto concisi, ma diretti, sul tema del trattenimento della corrispondenza da parte del Magistrato di sorveglianza per un detenuto in regime del 41-bis O.P.: trattasi di un caso particolare, dato che oggetto del trattenimento è il vaglia postale proveniente da soggetto terzo rispetto alla famiglia di appartenenza del detenuto.

Valido l’arresto in flagranza di chi si allaccia abusivamente alla rete elettrica per uso domestico
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il giudice non aveva convalidato l’arresto di tre cittadini rumeni perché colti in flagranza del reato di furto di energia elettrica, la Corte di Cassazione (sentenza 28 novembre 2018, n. 53445) – nell’accogliere la tesi del Procuratore della Repubblica che, nell’impugnare la mancata convalida dell’arresto per avere il giudice riconosciuto l’attenuante del danno patrimoniale di particolare tenuità, aveva sostenuto che in consimili ipotesi detta attenuante non può mai essere riconosciuta - ha infatti affermato che in tema di furto di energia elettrica in utenza domestica, l'attenuante del danno di particolare lievità non può, di regola, essere concessa in quanto nelle abitazioni l'appropriazione illecita di energia avviene con flusso continuo e la consumazione del reato deve ritenersi protratta per tutto il periodo in cui la casa venga abitata.

È legittimo il “foglio di via” emesso nei confronti di un parcheggiatore abusivo?
In tema di misure di prevenzione, l'ordine del Questore, contenuto nel c.d. foglio di via obbligatorio, deve essere adottato in presenza dei presupposti normativi e, segnatamente, emesso nei confronti di un soggetto appartenente ad alcuna delle categorie di cui all'art. 1 legge n. 1423/1956 (oggi, d. lgs. n. 159/2011) e di cui sia stata esplicitata e motivata con adeguate argomentazioni fondate su concreti elementi di fatto, la sua pericolosità (Cass. pen., sez. F, sentenza 4 dicembre 2018, n. 54155).

Esclusa l’appellabilità della sentenza sulla confisca di 49 milioni di euro alla Lega Nord
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato quella di primo grado che, nel condannare l’allora segretario politico della Lega Nord, Umberto Bossi, unitamente ad altri funzionari del partito per una serie di episodi di truffa ai danni dello Stato conseguenti alla percezione di indebiti rimborsi elettorali, confiscando la somma di 49 milioni di euro, la Corte di Cassazione (sentenza 28 novembre 2018, n. 53384) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui erroneamente era stata dichiarata inammissibile l’impugnazione della Lega Nord relativa alla statuizione di confisca nei suoi confronti delle somme corrispondenti al profitto dei reati di truffa essendo soggetto estraneo al reato - ha diversamente affermato che non sussiste la legittimazione all'impugnazione del terzo estraneo al reato non solo attraverso un'interpretazione evolutiva, costituzionalmente orientata, del sistema delle impugnazioni penali, anche alla luce dei principi Cedu e della più recente giurisprudenza convenzionale, ma anche attraverso un'interpretazione estensiva degli artt. 240 bis c.p. e 104 bis comma 1 quinquies disp. att. stesso codice, che prevedono oggi la citazione del terzo ai fini della confisca obbligatoria prevista per le ipotesi di reato già considerate dall' art. 12 sexies L. 309/1992.

Legittimo il sequestro della cannabis “light”
La legge 2 dicembre 2016 n. 242 stabilisce la liceità della coltivazione della Cannabis sativa L per finalità espresse e tassative tra le quali non è prevista la commercializzazione dei prodotti di tale coltivazione costituiti dalle infiorescenze (marijuana) e dalla resina (hashish); pertanto, le condotte di detenzione e di cessione di tali derivati continuano ad essere sottoposte alla disciplina prevista dal d.P.R. n. 309/90, sempre che dette sostanze presentino un effetto drogante rilevabile (Cassazione penale, sezione VI, sentenza 17 dicembre 2018, n. 56737).

La morte del marito non giova alla moglie per l’abuso edilizio commesso in vita
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la sentenza di condanna nei confronti di una donna, condannata per i reati edilizie e paesaggistici oggetto di contestazione, la Corte di Cassazione(sentenza 26 novembre 2018, n. 53000) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui erroneamente la Corte d’appello aveva erroneamente riconosciuto la responsabilità dell’imputata solo perché comproprietaria dell'immobile oggetto dell'abuso, invero pacificamente realizzato dal defunto marito - ha diversamente affermato che la responsabilità del proprietario non committente dei lavori può dedursi da elementi quali la piena disponibilità della superficie edificata, l'interesse alla trasformazione del territorio, i rapporti di parentela o affinità con l'esecutore del manufatto, la presenza e la vigilanza durante lo svolgimento dei lavori, il deposito di provvedimenti abilitativi (anche in sanatoria), la fruizione dell'immobile secondo le norme civilistiche sull'accessione, nonché tutti quei comportamenti (positivi o negativi) da cui possano trarsi elementi integrativi della colpa e prove circa la compartecipazione - anche morale - alla realizzazione del fabbricato.

Furto nella stanza di degenza in ospedale: esclusa l’aggravante del luogo di privata dimora
In tema di furto, non è configurabile il reato di furto in abitazione ex art. 624 bis, c.p. nel caso in cui lo stesso sia perpetrato all’interno della stanza di degenza di un ospedale, non potendo la stessa essere considerata luogo di privata dimora. Ed invero, da un lato, la titolarità dello “ius excludendi alios” non appartiene al singolo ammalato ma al direttore dell'ospedale o al primario del reparto ove il paziente è ricoverato, giacché è a quest'ultimo che sono riferiti il possesso qualificato dei locali e la competenza a disciplinare l'accesso al sito; dall’altro, difettano nel rapporto che lega il paziente ospedaliero alla stanza che lo ospita, i requisiti della "stabilità" e della "durata apprezzabile" (Cassazione penale, sez. V, sentenza 27 novembre 2018, n. 53200).

Le operazioni sotto copertura nel d.d.l. anticorruzione: facciamo chiarezza
A seguito dell’approvazione definitiva del disegno di legge “spazza corrotti”, sembrano opportune alcune considerazioni in ordine all’estensione della normativa in materia di azioni sotto copertura alla repressione, fra gli altri, dei delitti di corruzione e concussione; anche per fare chiarezza su quale sarà la reale portata di questa novazione normativa e sui profili critici che – ancorché in riferimento ad una normativa in itinere –, anche a una prima lettura, la stessa manifesta.

Casse automatiche supermercato: furto aggravato se si scannerizza solo parte della merce
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il giudice non aveva convalidato l’arresto di un cittadino rumeno bloccato da un addetto alla vigilanza all’interno di un supermercato in di della merce non pagata, prelevata dagli scaffali e non registrata sul lettore ottico, la Corte di Cassazione (sentenza 27 novembre 2018, n. 52827) – nell’accogliere la tesi del Procuratore della Repubblica che aveva proposto impugnazione contro la non convalida dell’arresto in quanto il giudice aveva ritenuto insussistenti le due aggravanti contestate dell'esposizione alla pubblica fede e del mezzo fraudolento - ha infatti affermato che la presenza del sistema self service, con prelievo diretto della merce dagli scaffali e l'espediente impiegato dì non registrare i prodotti con il lettore ottico, integra esattamente le due aggravanti del reato di furto dell'esposizione alla pubblica fede e del mezzo fraudolento.

La violazione degli obblighi di mantenimento non è grave se i figli sono nati fuori dal matrimonio?
All’esito della riforma introdotta dal D.L.vo n. 21/2018, viene ritenuta penalmente rilevante ai sensi dell’articolo 570 bis del codice penale la mancata corresponsione del mantenimento in favore dei figli soltanto quando l’obbligo è previsto in caso di separazione o scioglimento del matrimonio, non anche in caso di figli nati al di fuori del matrimonio. La Corte d’Appello di Trento, con ordinanza 21 settembre 2018 rimette al giudizio della Corte Costituzionale la legittimità della norma de quo.

Perdita del diritto di elettorato in caso di pena sospesa: non se la condanna per è reati comuni
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale, quale giudice dell’esecuzione, aveva accolto l’istanza volta a revocare l’ordine di esecuzione relativa alla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici inflitta con sentenza irrevocabile di condanna per il reato di violazione dei sigilli, dichiarando non eseguibile tale pena accessoria in quanto sospesa ex art. 166, c.p. e con essa dell'ordine di esecuzione suddetto con cui era stato disposto il ritiro della tessera elettorale, la Corte di Cassazione (sentenza 21 novembre 2018, n. 52522) – nel respingere la tesi del PM, secondo cui la sospensione condizionale della pena non poteva avere effetti anche sull'esigibilità della connessa pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, e quindi la conseguente perdita del diritto elettorale - ha infatti affermato che l’eccezione al dispiegamento degli effetti sospensivi stabiliti anche per le pene accessorie dall'art. 166, c.p. concerne la privazione del diritto di elettorato contemplato espressamente in tema di reati elettorali dall'art. 113, comma 1, d.P.R. n. 361 del 1957 come effetto autonomo e ulteriore rispetto alla (pure stabilita) interdizione dai pubblici uffici, ma non si estende al caso di condanne per reati comuni pur se implicanti la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

Lesioni lievissime commesse in danno del discendente naturale: la competenza è del Tribunale
La Corte costituzionale, con sentenza del 14 dicembre 2018 n. 236, parifica, quanto alle regole in tema di competenza, le lesioni lievissime commesse in danno del figlio, sia naturale, sia adottivo, di competenza del Tribunale ordinario.

Cedu: Italia condannata per aver consentito l’occupazione abusiva di un immobile a Roma
Pronunciandosi su un caso “italiano” in cui si discuteva della mancata esecuzione di una decisione dell’Autorità giudiziaria che aveva ordinato lo sgombero dei locali occupati dagli attivisti del “movimento lotta per la casa”, locali di proprietà di una società, la Corte di Strasburgo ha ritenuto, all'unanimità, che vi fosse stata la violazione, da un lato, dell'articolo 6 § 1 (diritto di accesso alla giustizia), e, dall’altro, dell'articolo 1 del Protocollo n. 1 (protezione della proprietà) alla Convenzione EDU. Il caso era stato originato dalla denuncia di una società (la Casa di Cura Valle Fiorita S.r.l.), che si doleva di non essere stata in grado di rientrare nel possesso di un edificio sito in Roma il quale era stato occupato dal 2012, senza alcun titolo legale, da un gruppo di attivisti del “movimento lotta per la casa”. Il 9 agosto 2013 era stata infatti emessa una decisione dell’Autorità giudiziaria, divenuta definitiva ed esecutiva, che aveva ordinato lo sgombero degli occupanti. Tale decisione era rimasta lettera morta fino ad oggi per motivazioni di ordine sociale (il fallimento nel reperire una sistemazione alternativa agli occupanti a causa della mancanza di risorse) e per la paura di creare turbamenti dell'ordine pubblico. La Corte EDU (decisione 13 dicembre 2018, n. 67944/13) ha riconosciuto che le motivazioni sociali e le paure di possibili disordini e quindi di creare problemi di ordine pubblico potevano al più giustificare le difficoltà di esecuzione e determinare un ritardo nell'evacuazione dei locali. Tuttavia, i giudici europei hanno escluso che vi fosse una seria ragione che giustificasse l’inerzia totale e prolungata delle autorità italiane nel procedere allo sgombero, ribadendo che la mancanza di risorse non poteva di per sé costituire un motivo accettabile per la mancata esecuzione di una decisione dell’Autorità giudiziaria. Ha quindi ritenuto che le autorità italiane, non adottando alcuna misura per eseguire la decisione del 9 agosto 2013 avevano di fatto privato di effetto le disposizioni dell'articolo 6 § 1 della Convenzione, nel contempo violando i principi di uno Stato di diritto, fondati sulla legge, nonché quello della certezza del diritto. La Corte ha anche rilevato che le autorità, considerati gli interessi individuali della società ricorrente e dopo che un ragionevole periodo di tempo era trascorso nel tentativo di trovare una soluzione soddisfacente, avrebbero dovuto adottare tutte le misure necessarie per conformarsi alla decisione dell’Autorità giudiziaria del 9 agosto 2013.

Concordato in appello: la cognizione del giudice è limitata ai motivi non rinunciati
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello, a seguito del c.d. concordato in appello, aveva condannato due imputati per il reato di concorso in furto aggravato, la Corte di Cassazione (ordinanza 15 novembre 2018, n. 51564) – nel respingere la tesi difensiva secondo cui la Corte d’appello, nonostante la richiesta di “concordato” sulla pena, avrebbe avuto il dovere di motivare sull’insussistenza di cause di proscioglimento – ha diversamente affermato che a seguito della reintroduzione del c.d. patteggiamento in appello ad opera della “legge Orlando”, il giudice di secondo grado, nell'accogliere la richiesta formulata a norma del nuovo art. 599-bis c.p.p., non deve motivare sul mancato proscioglimento dell'imputato per una delle cause previste dall'art. 129 c.p.p., né sull'insussistenza di cause di nullità assoluta o di inutilizzabilità delle prove, in quanto, a causa dell'effetto devolutivo proprio dell'impugnazione, una volta che l'imputato abbia rinunciato ai motivi di appello, la cognizione del giudice è limitata ai motivi non oggetto di rinuncia.

Negare la fisioterapia al detenuto al 41 bis è in astratto contrario alla CEDU
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale di sorveglianza aveva confermato quella del magistrato di sorveglianza primo grado, dichiarando inammissibile il reclamo proposto da un detenuto sottoposto al regime differenziato di cui all'art. 41 bis ord. pen. avverso la decisione reiettiva della domanda di ristoro del pregiudizio da detenzione inumana o degradante, la Corte di Cassazione (sentenza 21 novembre 2018, n. 52526) – nell’accogliere la tesi difensiva secondo cui l'omissione delle necessarie terapie sanitarie può e deve essere oggetto di valutazione ai fini previsti dal legislatore, potendo configurarsi trattamento inumano o degradante, non potendosi ritenere violato l'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali nel solo caso di sovraffollamento - ha infatti ritenuto ammissibile la doglianza - ferma restando la valutazione dei suoi contenuti in rapporto alla complessiva qualità dell'offerta trattamentale oggetto di verifica – dovendo la stessa essere valutata nel merito, posto che il richiamo, contenuto nella disposizione regolatrice, ai contenuti dell'art. 3 della CEDU, come interpretato dalla Corte Edu, implica la rilevanza del tema dell'offerta di prestazioni sanitarie adeguate.

Alcoltest e drugtest: basta un unico avviso per l’assistenza da parte dell’avvocato
La sentenza 21 novembre 2018 n. 52380 torna ad affermare il principio secondo il quale le operazioni di Polizia volte all’accertamento dello stato di alterazione alcolica o stupefacente sono permeate da una strutturazione informale, essendo sufficiente che gli atti raggiungano il loro scopo. In particolare, afferma che l’avviso al conducente di poter essere assistito da un avvocato durante lo svolgimento delle operazioni di alcoltest è sufficiente e si estende anche in relazione al contiguo test volto ad accertare l’assunzione di sostanze psicotrope o stupefacenti. In ogni caso, la sentenza in esame offre uno spunto di riflessione sulle situazioni in presenza delle quali il conducente può opporre un legittimo rifiuto a sottoporsi al drugtest salivare.

Gestaccio dell’avvocato in udienza: è oltraggio a magistrato anche se lui non se n’è accorto
In tema di reati contro l’amministrazione della giustizia, il reato di oltraggio ad un magistrato in udienza, punito dall’art. 343, c.p., risulta integrato allorché la condotta sia riconosciuta come idonea a compromettere quei requisiti di efficacia e di autorevolezza che devono assistere l'azione del magistrato, non essendo indispensabile che la condotta sia da esso direttamente percepita, ma occorrendo che la stessa sia di per sé tale da determinare quelle condizioni di pregiudizio, che valgono ad offendere il bene tutelato dalla norma incriminatrice (Cass. pen., sentenza 16 novembre 2018, n. 51970).

Decreto Sicurezza: pene più severe per l’invasione di terreni o edifici
Tra le modifiche introdotte dal D.L. n. 113 del 4.10.2018, convertito in legge con modificazioni dalla L. 1.12.2018 n. 132, compare l'inasprimento del trattamento sanzionatorio previsto per reato di cui all’art. 633 c.p. nonchè un “restyling” delle relative ipotesi aggravate.

Incostituzionale l’iscrizione dei provvedimenti di messa alla prova nei certificati penali
La Corte costituzionale, con sentenza 7 dicembre 2018 n. 231, ha dichiarato costituzionalmente illegittimi, per contrasto con gli artt. 3 e 27, comma 3, Cost. gli artt. 24, comma 1, e 25, comma 1, d.P.R. n. 313 del 2002, nella parte in cui non prevedono che nel certificato generale e nel certificato penale del casellario giudiziale richiesti dall’interessato non siano riportate le iscrizioni dell’ordinanza di sospensione del processo con messa alla prova dell’imputato ai sensi dell’art. 464-quater, c.p.p. e della sentenza che dichiara l’estinzione del reato ai sensi dell’art. 464-septies c.p.p..

Non si può negare la continuazione senza valutare in concreto gli elementi indicati dal condannato
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale, quale giudice dell’esecuzione, aveva respinto la richiesta di un condannato a che gli venisse riconosciuto il vincolo della continuazione tra alcune sentenze irrevocabili per i reati di furto e riciclaggio, la Corte di Cassazione (sentenza 13 novembre 2018, n. 51398) – nell’accogliere la tesi difensiva secondo cui l’ordinanza nulla aveva specificato circa le ragioni per cui il giudice aveva escluso l'unicità del disegno criminoso – ha infatti affermato che il provvedimento impugnato non può limitarsi ad affermare, per negare la continuazione, che la frequente perpetrazione di delitti, sia pure della stessa natura, sia stata dettata da decisioni del tutto estemporanee e sia riconducibile piuttosto ad una scelta di vita di tipo delinquenziale, posto che una tale motivazione non consente di comprendere quali sono i dati fattuali da cui si traggono tali conclusioni.

Misure cautelari, motivazione per relationem e competenza giudiziale: la decisione della Consulta
Con l’ordinanza n. 214 del 22 novembre 2018, la Corte costituzionale dichiara inammissibili le q.l.c. sollevate dal Tribunale di Brescia relativamente alla motivabilità del provvedimento cautelare da parte del giudice competente attraverso la riproduzione integrale dell’ordinanza precedentemente emessa dal giudice incompetente. Sebbene la Consulta non approfondisca la problematica nel merito, dalla lettura complessiva delle carte processuali emerge comunque la necessità che sussista un “percorso argomentativo adeguato, specifico e puntuale” che sia il seguito di una autonoma valutazione. L’obbligo di motivazione, che consente una verifica logico-giuridica dei presupposti normativi essenziali per disporre la restrizione della libertà personale, è strettamente connesso all’autorità giudicante investita della vicenda in quanto precostituita per legge. Quest’ultima, in ogni caso, può richiamare per relationem le valutazioni espresse da altri nei propri atti purché tale rinvio risulti consapevole, nonché congruo rispetto alle attuali emergenze probatorie e ai fini della decisione. La bontà del richiamo si deduce – secondo chi scrive – dall’autonomia valutativa con la quale viene disposto, che non dipende dalla relatio in sé ma dal discorso argomentativo complessivo che sorregge il provvedimento, nell’ambito del quale si inserisce altresì l’atto cui si fa riferimento e la dimostrazione del suo non acritico recepimento (per il tramite, ad esempio, di operazioni come l’aggiunta di considerazioni e di indicazioni specifiche ‘a commento’ degli stralci evocati).

Mucca scappa dall’allevamento e provoca la morte di un automobilista: responsabile il padrone
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato quella di primo grado, condannando la titolare di un allevamento per il reato di omicidio colposo (art. 589 bis c.p.) in quanto riconosciuta colpevole di non aver adeguatamente custodito gli animali, cagionando il decesso di un automobilista che, in orario notturno urtava violentemente contro una mucca che vagava incustodita sulla sede viaria, la Corte di Cassazione (sentenza 20 novembre 2018, n. 52122) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui il proprietario non può ritenersi responsabile dell'evento occorso, qualora egli abbia rispettato in modo preciso le prescrizioni dettate sulla custodia degli animali - ha diversamente ribadito che deve essere ritenuta sussistente un'ipotesi di responsabilità omissiva colposa, ex artt. 40, cpv. e 589 c.p., ogniqualvolta l'evento siasi verificato a causa dell'omessa vigilanza sul bovino da parte della persona che riveste una posizione di garanzia, in quanto proprietaria dell'animale.

Escluso il reato di comparaggio in relazione agli integratori alimentari
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato quella di primo grado, condannando il socio accomandatario e amministratore di una s.a.s. per aver, in concorso con altri, allo scopo di agevolare la diffusione dei prodotti ad uso farmaceutico, nella specie integratori alimentari, distribuiti dalla società indicata, posto in essere regalie, dato denaro o assicurato utilità economiche a medici del S.S.N. (c.d. reato di comparaggio), la Corte di Cassazione (sentenza 16 novembre 2018, n. 51946) – nell’accogliere la tesi difensiva secondo cui tale reato non sarebbe configurabile perché nella specie le prescrizioni non avevano ad oggetto "specialità medicinali o altro prodotto ad uso farmaceutico" ma semplici integratori alimentari – ha infatti affermato che un integratore non è un farmaco, non é una specialità medicinale e non può essere considerato un prodotto ad uso farmaceutico, donde ne consegue che la condotta consistente nel corrispondere denaro e/o altra utilità allo scopo di agevolare la diffusione di specialità parafarmaceutiche costituite da integratori alimentari non é prevista dalla legge come reato.

Irrilevanti i precedenti di polizia per escludere la particolare tenuità del fatto
La mera presenza di denunzie nei confronti dell'imputato o di "precedenti di polizia", di cui si ignora l'esito, non può, di per sé, costituire elemento ostativo al riconoscimento dell'applicabilità della causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis c.p.; il giudice, quindi, ove risultino in atti denunzie o precedenti di polizia, ove sollecitato dalla difesa o anche di ufficio, deve verificare l'esito di tali segnalazioni, per trarne l'esistenza di eventuali concreti elementi fattuali che dimostrino, in ipotesi, la abitualità del comportamento dell'imputato (Cass. pen., sezione IV, sentenza 15 novembre 2018, n. 51526).

Lo strano caso dell’emendamento sul peculato
Riassunto delle puntate precedenti. Complice la votazione a scrutinio segreto, viene approvato a sorpresa alla Camera dei Deputati l’emendamento 1.272 al disegno di legge Anticorruzione d’iniziativa del Governo. Emendamento a firma dell’on.le Vitiello, iscritto al Gruppo Misto dopo la sospensione dal M5S. In questi giorni se ne è discusso molto, tra ipotesi di sospetti, tradimenti e sgambetti.

Si chiude con un nulla di fatto la vicenda Berlusconi a Strasburgo
Pronunciandosi sul noto caso “italiano” che vedeva coinvolto Silvio Berlusconi, ex Presidente del Consiglio dei Ministri, in cui si discuteva della legittimità della decisione del Senato di disporne la decadenza dalla carica di senatore della Repubblica in applicazione del D. Lgs. n. 235/2012, che prevedeva la perdita dell’elettorato passivo a causa della condanna irrevocabile per frode fiscale, la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo (decisione 27 novembre 2018 n. 58428/13) ha deciso di cancellare la causa dal ruolo. Il Presidente Berlusconi si doleva in particolare del fatto che il provvedimento di decadenza adottato dalla Camera di appartenenza aveva violato l'art. 7 (nulla poena sine lege), l’art. 3 del Protocollo n. 1 (diritto alle libere elezioni) e l’art. 13 (diritto a un ricorso effettivo) della Convenzione EDU. I giudici europei, però, prendendo in considerazione le circostanze complessive del caso, in particolare la riabilitazione intervenuta in data 11 Maggio 2018 e la volontà del ricorrente di rinunciare alla domanda, hanno concluso che non vi fossero speciali circostanze riguardanti il mancato rispetto dei diritti umani che richiedevano la prosecuzione dell'esame del ricorso in conformità all'articolo 37 § 1. La Corte EDU ha quindi deciso di cancellare la causa dal ruolo.

Codice rosso: il ddl per la tutela delle vittime della violenza domestica e di genere
Il Governo presenta uno schema di disegno di legge — il “Codice rosso” — che, nelle intenzioni, dovrebbe contrastare il fenomeno della violenza sulle donne. Poche norme di natura esclusivamente precettiva e ordinamentale che difficilmente produrranno un effetto concreto.

Porto abusivo di coltello: il gommista non si salva dicendo che gli serve per lavoro
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la sentenza di condanna per il reato di porto abusivo di coltello nei confronti del titolare di un’autofficina che era stato sorpreso con in tasca un coltello a serramanico, la Corte di Cassazione (sentenza 13 novembre 2018, n. 51393) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui il porto era giustificato in quanto il coltello gli serviva per rimuovere dalle gomme dei veicoli dal medesimo commerciati i sassolini e la ghiaia che si incastrano nei solchi del copertone – ha invece ritenuto corretta la soluzione dei giudici di merito secondo cui non poteva considerarsi convincente la versione quanto all'uso del coltello "per tagliare i tacchetti delle gomme", non essendo credibile che per un lavoro di officina si debba fare ricorso a un attrezzo di tali dimensioni, né peraltro l’affermazione di essersi dimenticato dell'oggetto in tasca può considerarsi rilevante in tema di reati contravvenzionali, puniti anche a titolo di colpa.

Il decreto sicurezza “Salvini”: DASPO ma non solo
Di rilievo nell’ambito del decreto sicurezza ”Salvini”, convertito in legge con modificazioni dall’art. 1, legge 1 dicembre 2018 n. 132, sono le disposizioni contenute negli articoli 21- 21 sexies, dirette a soddisfare le esigenze di sicurezza pubblica, sotto diversi profili.

Famiglia e minori


Separazione personale: il perfezionamento della proposizione dell’appello
La Sesta Sezione civile della Corte di Cassazione, con ordinanza del 10 gennaio 2019 n. 403, in materia di separazione personale dei coniugi, ha disposto che la previsione che l'appello in materia di separazione vada deciso “in camera di consiglio” va interpretata nel senso che la sua proposizione si perfeziona col deposito del ricorso in cancelleria entro i termini, a nulla rilevando la notifica tempestiva alla controparte.

Il coniuge divorziato che forma una famiglia di fatto perde il diritto all’assegno
L'instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell'assegno divorzile a carico dell'altro coniuge, sicché il relativo diritto resta definitivamente escluso. Lo stabilisce la Cassazione, sez. VI, sentenza 10 gennaio 2019, n. 406.

Petitio hereditatis: i chiarimenti della Cassazione sulle caratteristiche
Con la sentenza n. 123 del 7 gennaio 2019, la Corte di Cassazione, sez. II Civile, Presidente, dott. Marcello Matera, Giudice Relatore, dott.ssa Rossana Giannaccari, ha cassato con rinvio la sentenza, depositata il 7 dicembre 2013, con la quale la Corte d’Appello di Cagliari, Sezione Distaccata di Sassari, aveva riformato la sentenza del Tribunale di Nuoro con cui quest’ultimo aveva rigettato la domanda degli attori volta a contestare l’intestazione fittizia di un terreno, in virtù di un atto di compravendita simulato per interposizione fittizia di persona. La Corte, dopo aver chiarito che il contratto fiduciario comporta la nascita di effetti reali in capo al fiduciario e di effetti obbligatori a vantaggio del fiduciante e che, laddove si affermi la sussistenza di un contratto fiduciario, questo debba risultare da un atto avente forma scritta ad substantiam, ha ritenuto applicabile al caso di specie la regola generale secondo cui la prova della simulazione può essere data soltanto mediante controdichiarazione proveniente dalla parte contro il cui interesse è stata redatta, purché sia consegnata alle altre parti che hanno redatto l’atto simulato, non potendo avere valenza probatoria - al fine dell’accertamento della pattuita simulazione - nemmeno la confessione stragiudiziale.

Eredità: in caso di morte della parte, il processo va riassunto nei confronti dell’erede
Nell’ipotesi di morte di una delle parti in corso di giudizio, la relativa "legitimatio ad causam" si trasmette non al semplice chiamato all’eredità bensì (in via esclusiva) all’ erede, tale per effetto di accettazione, espressa o tacita, del compendio ereditario, non essendo la semplice delazione (conseguente alla successione) presupposto sufficiente per l’acquisto di tale qualità. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 7 gennaio 2019, n. 116.

È possibile formare in Italia un atto di nascita con due genitori dello stesso sesso?
Di seguito l'articolo del dott. Grasso, pubblicato su La Nuova Giurisprudenza Civile Commentata n. 11/2018, Cedam, Padova. Venuta per la prima volta all’attenzione di un giudice, la controversia attiene alla possibilità di formare un atto di nascita fondato sulla dichiarazione di riconoscimento di due genitori dello stesso sesso. Il Tribunale, rigettata un’interpretazione gender neutral dei termini “padre” e “madre”, respinge le domande affrontando le seguenti questioni: se la diversità di sesso dei genitori costituisca un requisito indispensabile per procedere al riconoscimento del figlio; se sia estensibile la regola, che attribuisce la genitorialità a coloro che hanno espresso il consenso alla p.m.a., anche ai nati per volontà della coppia omosessuale; se le disposizioni che disciplinano la formazione dell’atto di nascita escludano il rinvio al diritto straniero in quanto norme di applicazione necessaria; se siano incostituzionali le norme che non consentono di formare un atto di nascita con genitori dello stesso sesso.

Testamento olografo: per l’annullamento è valida la notifica in cancelleria
Con sentenza n. 33547/2018 del 28 dicembre 2018 la Seconda Sezione civile della Suprema Corte, in materia di successioni, nel giudizio per la nullità del testamento olografo, in via preliminare ha ritenuto l’inammissibilità del ricorso per tardività ritenendo la validità della notifica del provvedimento impugnato effettuata mediante deposito presso la cancelleria al procuratore privo di domicilio telematico inserito in pubblici elenchi, restando ininfluente la circostanza della indicazione di un diverso domicilio telematico nel ricorso introduttivo ovvero il temporaneo non funzionamento dello stesso. Con la conseguenza che la successiva comunicazione a mezzo fax del deposito del provvedimento, ai fini del ritiro, pur effettuata dalla parte interessata, è stata ritenuta non dovuta. La sentenza in commento dà seguito al recente orientamento di legittimità affermato dalle Sezioni Unite civili per il quale in materia di notificazioni al difensore, in seguito all'introduzione del "domicilio digitale", previsto dall'art. 16 sexies del d.l. n. 179 del 2012, conv. con modif. dalla l. n. 221 del 2012, come modificato dal d.l. n. 90 del 2014, conv. con modif. dalla l. n. 114 del 2014, deve ritenersi valida la notificazione al difensore eseguita presso l'indirizzo PEC risultante dall'albo professionale di appartenenza, in quanto corrispondente a quello inserito nel pubblico elenco di cui all'art. 6 bis del d.lgs. n. 82 del 2005, atteso che il difensore è obbligato, ai sensi di quest'ultima disposizione, a darne comunicazione al proprio ordine e quest'ultimo è obbligato ad inserirlo sia nei registri INI PEC, sia nel ReGindE, di cui al d.m. 21 febbraio 2011 n. 44, gestito dal Ministero della Giustizia (Cass., Sez. U civ., n. 23620 del 28/09/2018).

Attribuzione patrimoniale al coniuge: quando si configura l’obbligazione naturale?
L’attribuzione patrimoniale al coniuge rappresenta adempimento di un’obbligazione naturale qualora la prestazione risulti adeguata alle circostanze, nonché proporzionata all’entità del patrimonio, oltre che alle condizioni sociali del solvens. La prestazione patrimoniale non può qualificarsi obbligazione naturale se sortisca, quale effetto esclusivo, l’arricchimento del consorte e non sussista un rapporto di proporzionalità tra quanto versato e i doveri morali e sociali assunti dai coniugi, vicendevolmente. Lo stabilisce il Tribunale Vicenza, sez. I, sentenza 4 luglio 2018, n. 1719.

Modalità di contestazione del testamento olografo
La parte che contesti l’autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, gravando su di essa l’onere della relativa prova. Principio ribadito da Cassazione civile, II sez., n. 33062 del 2018.

La comunione legale tra i coniugi ha natura di comunione senza quote
La comunione legale tra i coniugi ha natura di comunione senza quote e permane fino al momento in cui - per effetto, ad esempio, della morte di uno dei coniugi - si verifichi, a norma dell'art. 191 c.c., il suo scioglimento: in tal caso, infatti, venuta meno l'applicabilità delle relative norme, i beni e i diritti che ne fanno parte cadono in comunione ordinaria tra loro fino alla divisione, in parti necessariamente uguali. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 28 dicembre 2018, n. 33546.

Separazione: la ricostruzione della posizione reddituale di un coniuge non è sindacabile in Cassazione
E’ insindacabile, in sede di legittimità, il vizio che tende ad una critica della valutazione di merito: il giudice di ultima istanza è impossibilitato a incidere, avuto riguardo ai limiti imposti dalla formulazione dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, sulla motivazione resa sul punto dal giudice del merito, e senza che sia attinta la fondamentale ragione della decisione, fondata sul notevole divario delle posizioni reddituali delle parti, evidenziata dai cospicui introiti del denunziante. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 18 dicembre 2018, n. 32673

L’amministratore di sostegno può opporsi alle cure mediche prescritte al beneficiario?
Con provvedimento del 6 dicembre 2018, il Tribunale di Mantova, sezione prima, Giudice Tutelare, dott. Mauro Bernardi, ha ritenuto fondato il rifiuto opposto dall’amministratore di sostegno di un soggetto invalido al 100% alla terapia proposta dalla ASST di Mantova e riguardante l’immediato posizionamento della p.e.g. al beneficiario, potendosi rinviare tale operazione a un momento successivo e garantendo in questo modo al beneficiario migliori condizioni di vita senza che sia messa in pericolo la sua salute o si corra il pericolo di doverlo trasferire in altra e più lontana struttura.

Accettazione tacita dell’eredità: la voltura catastale non ne integra gli estremi
La voltura catastale non integra incondizionatamente gli estremi di un’accettazione tacita dell’eredità efficace ad ampio spettro soggettivo: è stato già evidenziato (Cassazione, ordinanza 6 aprile 2017, n. 8980) che l’accettazione tacita di eredità, pur potendo avvenire mediante negotiorum gestio, cui segua la successiva ratifica del chiamato, o per mezzo del conferimento di una delega o dello svolgimento di attività procuratoria, può desumersi soltanto da un comportamento del successibile e non di altri, pertanto non ricorre ove solo l’altro chiamato all’eredità, in assenza di elementi dai quali desumere il conferimento di una delega ovvero la successiva ratifica del suo operato, abbia fatto richiesta di voltura catastale di un immobile del de cuius. E’ quanto si legge nell’ordinanza della Cassazione del 19 dicembre 2018, n. 32770.

Assegnazione casa familiare: serve uno stabile legame tra il minore e l'immobile già adibito a casa familiare
Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo conto dell'interesse dei figli e questo risponde all'esigenza, che ne costituisce al contempo l'unica ragione, di consentire ai figli di genitori separati di conservare l'habitat domestico, da intendersi come il centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare. Il suddetto principio è stato confermato dalla Cassazione con ordinanza del 13 dicembre 2018, n. 32231.

Separazione: l’assegno di mantenimento non spetta al coniuge che ha instaurato una famiglia di fatto
In caso di separazione legale dei coniugi e di formazione di un nuovo aggregato familiare di fatto ad opera del coniuge beneficiario dell’assegno di mantenimento, si opera una rottura tra la pregressa fase di convivenza matrimoniale e nuovo assetto fattuale, con il conseguente riflesso incisivo dello stesso diritto alla contribuzione periodica, facendola venire definitivamente meno. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 19 dicembre 2018, n. 32871.

Nella separazione personale l’accordo di cessione di immobile è revocabile se i debiti sono anteriori
L’atto di cessione di immobili, in adempimento degli accordi in sede di separazione personale tra i coniugi, in forza del quale uno dei coniugi abbia ceduto, alla prole, il diritto di piena proprietà di taluni immobili, risulta assoggettabile all’azione revocatoria se il creditore dimostri che le ragioni di credito, nei confronti del disponente, siano insorte in data anteriore rispetto all’atto dispositivo oggetto dell’azionata revocatoria. Lo stabilisce il Tribunale di Cagliari, Sezione Civile, Sentenza 6 giugno 2018 n. 1628

Sì al pernotto dal papà anche se il bimbo ha meno di un anno e la mamma non vuole
Con sentenza del 5.09.2018 la Sezione civile del Tribunale di Trieste, decidendo sull’affidamento del figlio minore di una coppia non sposata, in adesione parziale alle richieste formulate in giudizio dal padre, ha regolamentato le modalità di affidamento congiunto del minore, collocato in prevalenza presso la madre, prevedendo l’’immediata introduzione dei pernotto del minore, ormai svezzato, presso il padre, con forme graduali e progressive di attuazione in ragione dell’incremento di età dello stesso. In particolare, il Tribunale di Trieste, prendendo atto della aspra conflittualità tra le parti e le rispettive famiglie emersa nel corso del giudizio, sfociata anche in episodi oggetto di denuncia, ha ritenuto, in assenza di una inidoneità del padre, corrispondente all’interesse del minore il pernotto presso il padre. Nel regolare le modalità di affido condiviso, in una prima fase il Tribunale ha previsto la presenza del minore per una notte a settimana presso l’abitazione paterna; dopo sei mesi, per una seconda notte e, al compimento del terzo anno d’età, per una terza notte di permanenza con obbligo accessorio di accompagnamento all’asilo/scuola materna. In ossequio all'obiettivo fondamentale che deve realizzare l’affido, ossia consentire al minore la condivisione di esperienze fondamentali della vita, quali studio, gioco, pernottamento, la possibilità di prescrizioni elastiche per il giudice, in assenza di accordo tra le parti circa le modalità concrete di attuazione, è consentita l’adozione di soluzioni e modelli che evitando di accentrarne su uno solo dei genitori la gestione. La decisione in esame rappresenta una concreta apertura verso un modello più flessibile e moderno di affido, superando le tendenze giurisprudenziali, sia pur in assoluto non preclusive a soluzioni diverse, che ritengono astrattamente compatibile il pernottamento del minore presso il padre in relazione al rigido parametro dell'età evolutiva (Cass. civ., Sez. 1, Sentenza n. 19594 del 2011, che ha ritenuto corretta la decisione di merito che aveva consentito il pernotto presso il padre non collocatario solo per il periodo successivo al compimento del quarto anno di età del bambino). Lo stabilisce il Tribunale di Trieste, decreto 5 settembre 2018.

I minori vanno sempre ascoltati nei procedimenti che li riguardano
L’art. 336 bis c.c. descrive una diversa modulazione dell'obbligo di ascolto del minore dodicenne rispetto a quello di età inferiore, emergendo, per la prima ipotesi, la presunzione della capacità di discernimento, salvo che motivatamente non si ritenga l'ascolto superfluo o contrario all'interesse del minore. La mancanza di un'esplicita motivazione al riguardo determina la nullità del procedimento per omessa ingiustificata audizione dello stesso minore. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 13 dicembre 2018, n. 32309.

I provvedimenti de potestate sono impugnabili per cassazione
Il provvedimento ablativo o limitativo della responsabilità genitoriale, emesso dal giudice minorile ai sensi degli artt. 330 e 336 c.c., ha attitudine al giudicato "rebus sic stantibus", in quanto non revocabile o modificabile salva la sopravvenienza di fatti nuovi, sicché il decreto della corte di appello che, in sede di reclamo, conferma, revoca o modifica il predetto provvedimento, è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111, comma 7, Cost. Lo stabilisce la Cassazione civile, S.U., sentenza 13 dicembre 2018, n. 32359.

Grave incuria e rifiuto di qualsiasi sostegno sono presupposti dell’abbandono genitoriale
La Prima sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, con ordinanza n. 31903 del 10 dicembre 2018, ha rigettato un ricorso confermando la sentenza della Corte di Appello di Roma che aveva dichiarato lo stato di adottabilità di due minori e quindi ha ribadito che la profonda e continua privazione che ha condotto a gravi problemi evolutivi e deficit cognitivi anche a livello di accudimento primario, così’ come la carenza al livello affettivo e relazionale, influenti sullo stato di salute e le capacità relazionali dei minori in relazione anche al rifiuto di qualsiasi sostegno, costituiscono presupposto per dichiarare l’abbandono dei minori. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, ordinanza 10 dicembre 2018, n. 31903.

Comunione ereditaria: la domanda di rendiconto è autonoma rispetto a quella di divisione
Poiché sussiste autonomia tra il procedimento di divisione e l’azione di rendiconto, nell’ambito dei rapporti tra coeredi la resa dei conti può essere inserita nel procedimento divisorio, ai sensi dell’art. 723 c.c., con la finalità di definire i rapporti interni inerenti la comunione ma può svolgersi anche indipendentemente dal giudizio di divisione. Si tratta, in questo caso, di un obbligo a sé stante, fondato sul presupposto della gestione di affari altrui condotta da uno dei partecipanti. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 10 dicembre 2018, n. 31857.

La violenza, anche successiva alla crisi familiare, giustifica l’addebito della separazione
Con l’ordinanza n. 31901 del 10 dicembre 2018 la Prima Sezione civile della Corte di Cassazione, decidendo sulla domanda di addebito della separazione proposta dalla moglie che lamentava l’intollerabilità della convivenza familiare per il comportamento dispotico e la condotta violenta del marito, oltre che per la sua relazione extraconiugale, ha affermato che le reiterate violenze fisiche e morali, inflitte da un coniuge ad un altro, costituiscono violazioni talmente gravi dei doveri nascenti dal matrimonio da fondare, di per sé sole – quand’anche successive al manifestarsi della crisi coniugale per incompatibilità – non solo la pronuncia di separazione personale, in quanto cause determinanti l’intollerabilità della convivenza, ma anche la dichiarazione della sua addebitabilità all’autore. Il loro accertamento esonera il giudice del merito dal dovere di comparare con esse, ai fini dell’adozione delle relative pronunce, il comportamento del coniuge che sia vittima delle violenze, trattandosi di atti che, in ragione della loro estrema gravità, sono comparabili solo con comportamenti omogenei. La decisione riafferma il principio, ormai consolidato nella giurisprudenza di legittimità, che valuta come assorbente, per la sua oggettiva gravità ed il vulnus all’integrità fisica della persona, in punto di addebitabilità della separazione, la condotta violenta di un coniuge nei confronti dell’altro, ritenendo del tutto irrilevante la posteriorità temporale delle violenze perpetrate rispetto al manifestarsi della crisi coniugale per incompatibilità derivanti da violazione degli obblighi familiari da parte del coniuge vittima (in senso conforme, ex multis, Cass. civ., Prima Sezione, n. 3925 del 2018, n. 7388 del 2017, n. 4333 del 2016, n. 7321 del 2005).

Il principio di bigenitorialità non comporta l’applicazione di una proporzione matematica
Il principio di bigenitorialità si traduce nel diritto di ciascun genitore ad essere presente in maniera significativa nella vita del figlio, nel reciproco interesse, ma ciò non comporta l’applicazione di una proporzione matematica in termini di parità dei tempi di frequentazione del minore, in quanto l’esercizio del diritto deve essere armonizzato in concreto con le complessive esigenze di vita del figlio e dell’altro genitore. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 10 dicembre 2018, n. 31902.

L’adozione di minori stranieri e quella in casi particolari
Di seguito l'articolo dell’avv. Mascia, pubblicato su Famiglia e Diritto n. 12/2018, Ipsoa, Milano. Con il presente lavoro si intende fare un excursus giurisprudenziale su queste due tipologie di adozione, tenendo sempre bene a mente che ciò che deve essere salvaguardato è il preminente interesse del minore. Si vuole altresì evidenziare come la giurisprudenza abbia mosso passi in avanti giungendo a ritenere possibile il riconoscimento “ad ogni effetto”, in Italia, come adozione piena, di un’adozione internazionale di un minore pronunciata in favore di un single.

Affidamento minori: la decisione critica del Giudice di merito non merita censure di legittimità
La Corte di Cassazione, sentenza 28 novembre 2018, n. 30826, conferma la decisione del Giudice di secondo grado che aveva confermato l’affido esclusivo del minore alla madre sospendendo allo stato la frequentazione paterna in ragione del rifiuto non forzabile della minore ad incontrare il padre. La Corte d’Appello, infatti, aveva rilevato l’incapacità dei genitori di instaurare fra di loro responsabili relazioni, ritenendo che allo stato, la sospensione delle visite paterne, fosse la modalità più idonea ad assicurare un sereno ed equilibrato svolgimento dell’esistenza del minore stesso.

La declaratoria di adottabilità non preclude il riconoscimento materno del figlio
Il riconoscimento materno, dopo il parto in anonimato, non è precluso dalla sopravvenuta declaratoria di adottabilità del minore e deve essere considerato non nullo, ma inefficace se questa declaratoria sia stata seguita dall’affidamento preadottivo. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 3 dicembre 2018, n. 31196.

Minori stranieri non accompagnati: gratuità della tutela come dovere sociale morale
Con la sentenza n. 218 del 2018 il Giudice delle leggi ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 11 e 21 della legge 7 aprile 2017, n. 47, per violazione dell’art. 3 Cost., nella parte in cui prevedono, con riferimento ai minori stranieri non accompagnati, la nomina di un rappresentante del minore tratto da un elenco di tutori volontari, senza che gli oneri della tutela possano essere posti a carico dello Stato, così escludendo, di fatto, l’applicabilità di un’equa indennità come regolata dall’art. 379, comma 2, c.c., non avendo tali minori beni o denaro a disposizione, diversamente dai tutori delle persone incapaci italiane, alle quali sarebbe spettata una pensione di invalidità, su cui avrebbe potuto gravare detto beneficio, poiché il presupposto dell’indennità è costituito dall’esistenza di un patrimonio del minore (e non della mera pensione d’invalidità) e il suo riconoscimento è legato all’attività di gestione di esso, in assenza della quale al tutore, anche se di persona incapace di nazionalità italiana, non spetta alcunché, neppure per la rifusione delle spese vive sostenute, trattandosi di ufficio non corrispondente a un impiego o a una prestazione professionale, ma integrando piuttosto il suo adempimento su base volontaristica un dovere sociale di alto rango morale.

Minori: si può aggiungere il cognome materno in assenza del consenso padre?
E’ legittimo il provvedimento del Prefetto di rigetto dell’istanza volta ad ottenere l’aggiunta del cognome materno al cognome paterno per il figlio minore, in assenza di consenso da parte del padre. La decisione in esame afferma, infatti, la necessità del consenso di entrambi i genitori al fine dell’accoglimento della domanda di modifica del nome di un minore. Lo stabilisce il Tar Lazio, sez. I ter, sentenza 26 novembre 2018, n. 11410.

Il legatario in sostituzione di legittima che chiede il supplemento non agisce in riduzione
L’azione a mezzo della quale il destinatario di un legato in sostituzione di legittima con facoltà di chiedere il supplemento (art. 551, co. 2, secondo periodo, c.c.) pretenda l’integrazione della propria quota è qualificabile come actio in personam e non come azione di riduzione; e, nella determinazione della quota di legittima, va considerato anche il negozio mixtum cum donatione. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, ordinanza 27 novembre 2018, n. 30702.

Testamento olografo: la prova della mancata autenticità grava su chi la contesta
La parte che contesta l’autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, e su di essa grava l’onere della relativa prova, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, ordinanza 27 novembre 2018, n. 30706.

Quale il termine per impugnare in Cassazione la declaratoria di adottabilità?
La prima Sezione civile della Corte di Cassazione, con sentenza del 24 ottobre 2018 n. 30512/2018, depositata il 23 novembre 2018 in materia di adozione, ha precisato che la legge n. 184/1983 che disciplina la materia dell'adozione prevede espressamente che il termine per proporre impugnazione avverso la sentenza della Corte d'appello è di trenta giorni dalla notificazione. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 23 novembre 2018, n. 30512.

Le Sezioni Unite sull’assegno divorzile: una nuova luce sulla solidarietà postconiugale
Di seguito l'articolo del Prof. Bianca, pubblicato su Famiglia e Diritto n. 11/2018, Ipsoa, Milano. La sentenza compone il contrasto giurisprudenziale creatosi in tema di assegno di divorzio tra il consolidato orientamento che riconosceva al coniuge divorziato il diritto ad un assegno determinato sulla base iniziale del tenore di vita coniugale e l’opposta interpretazione, fatta propria dalla Cassazione nel 2017, che riconosceva solamente al coniuge divorziato in stato di bisogno un assegno alimentare. La sentenza afferma che l’assegno di divorzio si basa sul principio di solidarietà e che la sua determinazione deve procedere in chiave perequativo-compensativa, tenendo principalmente conto del contributo fornito dal coniuge nella realizzazione della vita familiare.

Successioni: il coerede deve versare i frutti civili percepiti dal godimento esclusivo del bene comune?
Il semplice godimento esclusivo del bene ad opera di uno dei comproprietari, non assume l'idoneità a produrre un qualche pregiudizio in danno degli altri comproprietari, e, ancor meno, in danno di coloro che abbiano mostrato acquiescenza all'altrui uso esclusivo, con la conseguenza che colui che utilizza in via esclusiva il bene comune non è tenuto a corrispondere alcunché al comproprietario pro indiviso che rimanga inerte e/o, a maggior ragione, se abbia consentito, in modo certo ed inequivoco, detto uso esclusivo. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, ordinanza n. 30451 del 2018.

La sostituzione fedecommissaria è attuabile con l’amministrazione di sostegno
Con sentenza n. 2769 del 9 ottobre 2018, la Prima Sezione civile del Tribunale di Bologna, in un caso di (c.d. sostituzione fedecommissaria, sulla richiesta di interdizione di un individuo già soggetto ad amministrazione di sostegno, ha affermato, sulla base di un’interpretazione sistematica degli artt. 411, ult. co., e 414 cod. civ., che la più invasiva misura dell’interdizione può essere applicata solo se necessaria ad assicurare un’adeguata protezione all’individuo, che non possa essere garantita altrimenti, attesa la modularità dell’amministrazione di sostegno. Infatti, in ragione dell’interesse del beneficiario dell’amministrazione di sostegno e di quello tutelato dalla relativa disciplina di legge, il giudice può disporre – nel provvedimento di nomina dell’amministratore o in epoca successiva – che all’amministrato si estendano effetti, limitazioni o decadenze previsti per l’interdetto o l’inabilitato. Ne consegue che se il ricorrente non dimostri di aver già sperimentato il possibile ricorso al giudice tutelare perché valuti l’estensione al beneficiario degli effetti e limitazioni non può essere richiesta l’interdizione.Con la decisione in esame si dà continuità all’indirizzo giurisprudenziale di legittimità – ed alla prassi attuata dal tribunale di Bologna – che, sulla base dell’offerte da C. Cost. 9 dicembre 2005 n. 440, privilegia un’interpretazione in concreto dei requisiti di “necessità” e “adeguatezza” della misura di protezione da applicarsi nei confronti di una persona che versi in uno stato di impossibilità, anche parziale e temporanea, di provvedere ai propri interessi.

Unioni civili: per le schede anagrafiche vale il vecchio cognome
Con la sentenza n. 212 del 2018 il Giudice delle leggi ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 3, lett. c), n. 2), e 8 del d.lgs. 19 gennaio 2017, n. 5, per violazione degli artt. 2, 3, 11, 76 e 117, comma 1, Cost., quest’ultimo in relazione all’art. 8 della CEDU e agli artt. 1 e 7 della CDFUE, nella parte in cui rispettivamente prevedono che le schede relative alle parti dell’unione civile devono essere intestate al cognome posseduto prima dell’unione civile e che l’ufficiale dello stato civile, con la procedura di correzione, annulla l’annotazione relativa alla scelta del cognome comune avvenuta nelle more, poiché: a) l’esclusione della valenza anagrafica del cognome comune rappresenta il coerente sviluppo dei principi posti dalla legge di delega, e in particolare dell’esigenza di adeguamento alla norma di cui alla legge sull’unione civile, secondo cui la durata del cognome comune è limitata alla durata dell’unione; b) la tutela del diritto al nome non si identifica con la valenza anagrafica del cognome comune, restando comunque fermo il valore d’uso del cognome comune eventualmente individuato, così come avviene per le coppie unite in matrimonio, anche con riguardo alla sua posizione, quale garanzia adeguata dell’identità della coppia unita civilmente; c) la previsione del procedimento di correzione, volto ad ottenere la caducazione delle annotazioni effettuate medio tempore, non lede il ragionevole affidamento delle parti, in quanto l’effetto modificativo della scheda anagrafica rivestiva la medesima natura provvisoria, e garantisce, in ogni caso, il contraddittorio degli interessati, seppure differito.

Il minore è parte nei giudizi de potestate
Poiché il figlio minore è parte necessaria del procedimento nei giudizi de potestate, ne discende, come logica conseguenza, che la mancata integrazione del contraddittorio nei suoi confronti comporterà la nullità del procedimento medesimo, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 354, comma 1, cod. proc. civ. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 12 novembre 2018, n. 29001.

Disconoscimento della paternità: il curatore speciale rappresenta il figlio minore
Nell’azione di disconoscimento della paternità il figlio minore è litisconsorte necessario e l’azione deve essere proposta in contraddittorio con un curatore speciale nominato dal giudice. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, ordinanza 12 novembre 2018, n. 28999.

Eredità: predisposto l’inventario non sarà possibile rinunciarne successivamente
Una volta che si sia perfezionata, prima del raggiungimento della maggiore età, la fattispecie a formazione progressiva di accettazione beneficiata, risulta ormai acquisita la qualità di erede, con la conseguenza che al minore, anche una volta divenuto maggiorenne, è preclusa la possibilità di una successiva rinuncia. Principio stabilito dall'ordinanza della Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 16 novembre 2018, n. 29665.

E’ risarcibile il danno al coniuge per inadempimento delle condizioni di divorzio
La condotta del coniuge integrante il reato di violazione degli obblighi familiari, a cui si aggiungano le ripetute minacce all’ex coniuge, che si configuri idonea ad ingenerare nella vittima uno stato di ansia e preoccupazione tali da provocare un turbamento psichico transitorio e soggettivo conseguente proprio al fatto di reato, costituisce un ipotesi di illecito civile, cosicché il danno subito dalla vittima è risarcibile ai sensi dell’art. 2059 c.c. anche se il reato è accertato solo incidentalmente. Lo stabilisce il Tribunale Roma, sentenza 12 settembre 2018, n. 17144.

Genitori problematici: lo stato di adottabilità è l’unico strumento per tutelare il minore
Con la sentenza n. 27738 del 31 ottobre 2018, la Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, Presidente, dott. Francesco Antonio Genovese, Giudice Relatore, dott. Antonio Valitutti, ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso la sentenza n. 49/2017, depositata il 9 novembre 2017, con la quale la Corte d'appello di Milano aveva rigettato l'impugnazione proposta nei confronti della sentenza n. 17/2017, con la quale il Tribunale per i minorenni di Milano aveva dichiarato lo stato di adottabilità di un minore. La Suprema Corte ha espresso il principio di diritto secondo cui, in tema di dichiarazione dello stato di adottabilità di un minore, vada operato un giudizio prognostico, teso a verificare l'effettiva ed attuale possibilità di recupero delle capacità e competenze genitoriali, attraverso un’analisi oggettiva di quelle che sono le condizioni di lavoro, reddituali, abitative e psichiche del nucleo familiare. L’adozione ultra familiare costituisce “l’extrema ratio” a situazioni di abbandono dovute non soltanto al rifiuto intenzionale dell'adempimento dei doveri genitoriali, ma anche ad una situazione familiare tale da compromettere in modo grave e irreversibile un armonico sviluppo psico-fisico del bambino.

Spese legali tra ex coniugi, condanna e compensazione: i limiti segnati dalla Cassazione
Nel ricorso per cassazione, non è inammissibile l’impugnazione per omessa indicazione della norma di legge che si assume violata, la cui presenza non costituisce requisito autonomo ed imprescindibile del ricorso, bensì risulta solamente funzionale a chiarirne il contenuto e a identificare i limiti della censura formulata, pertanto la relativa omissione può comportare l’inammissibilità della singola doglianza solo se gli argomenti addotti dal ricorrente non consentano di specificare le norme e i principi di diritto asseritamente violati, precludendo la delimitazione delle questioni sollevate. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. III, ordinanza 24 ottobre 2018, n. 26918.

Per escludere un bene dalla comunione non basta la dichiarazione dei coniugi
La dichiarazione resa nell'atto dal coniuge non acquirente, ai sensi dell'art. 179, comma 2°, c.c., in ordine alla natura personale del bene, si pone, peraltro, come condizione necessaria ma non sufficiente per l'esclusione del bene dalla comunione, occorrendo a tal fine non solo il concorde riconoscimento da parte dei coniugi della natura personale del bene, richiesto esclusivamente in funzione della necessaria documentazione di tale natura, ma anche l'effettiva sussistenza di una delle cause di esclusione dalla comunione tassativamente indicate dall'art. 179, comma 1°, lett. c), d) ed f), c.c. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 14 novembre 2018, n. 29342.

Bimba con due madri: il sì del Tribunale di Genova
Con il decreto dell'8 novembre 2018, il Tribunale di Genova riconosce la doppia genitorialità delle due madri omosessuali, ovvero sia di quella che ha partorito la bambina, sia di quella che ha fornito i gameti, di una bambina nata a Genova e ordina all'Ufficio di Stato Civile del Comune di trascrivere i nomi di entrambe le donne sul certificato di nascita della figlia.

Legittimo l’affido ai Servizi Sociali anche se non ne è specificata la durata
L’affido ai Servizi Sociali previsto dall’art. 337 ter c.c. si differenzia da quello previsto dall’art. 4 Legge 1984/183 ed è legittimo, anche in assenza dell’indicazione di un termine di durata, purchè risulti sufficientemente dettagliato. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 12 novembre 2018, n. 28998.

Il testatore può soddisfare la quota ereditaria mediante donazioni
La dichiarazione di avvenuta tacitazione delle ragioni del legittimario con donazioni, costituisce una mera dichiarazione che non attiene alla volontà testamentaria in quanto la volontà del testatore non può incidere sulla quota di riserva. Questo il principio enunciato dalla Cassazione civile, sez. II, ordinanza 9 novembre 2018, n. 28785.

Assegno di mantenimento: il Presidente del Tribunale non può sindacarne il diritto
Nella fase presidenziale, il Giudice non è chiamato a formulare un’anticipazione del giudizio relativo alla sussistenza dei requisiti per il riconoscimento dell’assegno di divorzio (che ha altri presupposti e consegue al mutamento di status, e quindi alla pronuncia di scioglimento degli effetti del matrimonio), ma solo a verificare se nelle more si siano verificati fatti nuovi, che consiglino di modificare le previsioni che erano state assunte in sede di separazione dei coniugi. Lo stabilisce la Corte d’Appello L’Aquila, decreto 4 ottobre 2018.

Il Tribunale di Firenze anticipa il Ddl Pillon?
Il regime condiviso di esercizio della responsabilità genitoriale rappresenta un modello generale di affidamento che, in ragione delle peculiarietà del caso concreto (ad esempio, forte conflittualità tra i genitori), può prevedere particolari declinazioni, tra le quali la domiciliazione a settimane alterne presso il padre e presso la madre, tenendo conto della volontà espressa dal minore durante l’ascolto disposto dal giudice. E’ quanto si legge nella sentenza del Tribunale di Firenze del 2 novembre 2018, n. 2945.

Affido minori: la competenza spetta nel luogo di residenza abituale del minore
Con ordinanza n. 27741 del 31 ottobre 2018, la Sesta Sezione – 1 Civile della Corte di Cassazione ha risolto in favore del tribunale di Roma, che aveva disposto l’affidamento del minore in favore del padre, il conflitto positivo di competenza sollevato in conseguenza della successiva ordinanza del tribunale di Lucca che, affermando incidentalmente anch’esso la propria competenza territoriale sulla domanda di affido esclusiva della madre del minore, in ragione dell’allontanamento dalla casa familiare, da questa unilateralmente determinato, per oltre un anno nel luogo ove vivevano i nonni materni, aveva affidato il minore ai servizi sociali e disposto CTU psicologica. Con la pronuncia in esame la S.C. ribadisce l’orientamento giurisprudenziale che individua quale criterio guida per la soluzione del conflitto di competenza il “luogo di residenza abituale del minore”, da intendersi, al di là dell’incidenza del puro dato temporale, come luogo di realizzazione di un effettivo, stabile e duraturo centro di affetti ed interessi del minore, senza che rilevi l’eventuale trasferimento che costituisca mero espediente per sottrarre il minore all’atro genitore o alla disciplina della competenza territoriale.

E’ inefficace l’acquisto dall’erede apparente se non c’è buona fede
L'acquisto dall’erede apparente non può esser fatto salvo in relazione all'azione esperita dall’erede vero ex art. 533 se chi acquista non deduce e prova che il suo acquisto è avvenuto in buona fede. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 6 novembre 2018, n. 28277.

Assegno di mantenimento versato dopo il relativo precetto: chi paga le spese processuali?
Alla declaratoria di cessazione della materia del contendere consegue il regolamento delle spese processuali conformemente al principio della soccombenza virtuale (o potenziale, o teorica, vale a dire valutata sulla scorta di un semplice giudizio delibativo circa la fondatezza della domanda proposta e delle relative eccezioni), alla stregua del quale la fondatezza dei motivi dell’opposizione a precetto, attivato per l’omesso pagamento dell’assegno di mantenimento, deve essere valutata con riferimento alla data di notificazione dell’atto di precetto medesimo. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 19 ottobre 2018, n. 26537.

Il denaro di provenienza non tracciabile rientra nella comunione legale
Se un coniuge, in regime di comunione legale dei beni, utilizza denaro di provenienza “non tracciabile” per il pagamento del prezzo di un suo acquisto, il bene oggetto di tale acquisto è assoggettato al regime di comunione legale dei beni, anche se, all'atto di acquisto, interviene l'altro coniuge il quale dichiari di consentire l'esclusione di tale acquisto dal regime di comunione legale.Lo afferma la Cassazione nell'ordinanza n. 26981 del 24 ottobre 2018.
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