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sabato 16 febbraio 2019
News

Diritto Penale


Commette estorsione il parcheggiatore abusivo che per farsi pagare minaccia danni alle auto
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale del riesame, respingendo l’istanza dell’indagato, aveva confermato l'applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari ritenendo che lo stesso fosse gravato da gravi indizi di colpevolezza in relazione a plurimi episodi di estorsione commessi come parcheggiatore abusivo, la Corte di Cassazione (sentenza 29 gennaio 2019, n. 4422) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui gli elementi indiziari non erano sufficienti a ritenere provato il fatto e, comunque, che le condotte contestate avrebbero dovuto al più essere ritenute degli illeciti amministrativi essendo inquadrabili come esercizio abusivo dell attività di parcheggiatore – ha diversamente ribadito che commette il reato di estorsione e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni colui che, con violenza o minaccia, pretenda il pagamento di un compenso per l'attività di parcheggiatore abusivo, aggiungendo che il richiamo all’illecito amministrativo previsto dall'art. 7, comma quindicesimo-bis, c.d.s., non era pertinente, atteso che la vicenda risultava caratterizzata dalla emersione di una reiterata attività minatoria riconducibile al reato di estorsione.

Produce la fotocopia falsa di una concessione ma viene assolto: i dubbi dei giudici di legittimità
Le oscillazioni giurisprudenziali sulla configurabilità del reato di falso materiale, tra impunità e tutela della fede pubblica. Il quesito, proposto alle Sezioni Unite con ordinanza n. 54689/2019 è “se la formazione della falsa copia di un atto pubblico in realtà inesistente integri o meno il reato di falso materiale”.

Se la società calcistica viene dichiarata fallita viene meno il DASPO
In tema di misure volte alla prevenzione di fenomeni di violenza collegati a manifestazioni sportive, la Suprema Corte di cassazione, con sentenza del 28 gennaio 2019 n. 3972, ha affermato che l’efficacia del DASPO viene meno in caso di cessazione della squadra di calcio alla disputa delle cui partite sia legato tale provvedimento questorile, essendo altresì irrilevante l’eventuale costituzione di una nuova società sportiva.

L’affidamento illegale di un neonato è reato anche se non si violano le norme sull’adozione
Ai fini dell’integrazione del reato di affidamento illegale di un minore a terzi (art. 71, legge 4/05/1983, n. 184), non si richiede che l'affidamento illegale del minore sia avvenuto nell'ambito di una procedura formale di adozione, né è richiesto per colui che affida il minore la previsione di un compenso economico come corrispettivo della consegna del minore stesso, essendo tale compenso previsto solo come condizione di punibilità per colui che "riceve" il minore in illecito affidamento (Cassazione penale, sezione VI, sentenza 17 gennaio 2019, n. 2173).

Colpevole di riciclaggio la moglie che deposita in c/c denaro che il marito trae da attività illecite
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la condanna inflitta ad una donna per il reato di riciclaggio di denaro (art. 648 bis, c.p.), commesso accreditando somme contanti in conti correnti e libretti di deposito di varia entità, intestati alla stessa o congiuntamente al coniuge (denaro proveniente da attività concussiva del marito con la piena consapevolezza della donna, circa il reato addebitatole), la Corte di Cassazione (sentenza 24 gennaio 2019, n. 3608) – nel respingere la tesi difensiva, secondo cui si sarebbe trattato di condotta inquadrabile nello schema del reato di autoriciclaggio, pertanto non punibile – ha infatti affermato che non costituisce né "attività economica" né "attività finanziaria" il mero deposito di una somma su un conto corrente o un libretto di deposito, poiché è "economica" secondo la indicazione fornita dal codice civile all'art. 2082 soltanto quella attività finalizzata alla produzione di beni ovvero alla fornitura di servizi ed in essa non rientra certamente la condotta contestata; né tantomeno può ritenersi ravvisabile nella condotta di versamento di somme in un conto corrente un'attività "finanziaria" con ciò facendosi riferimento ad ogni attività rientrante nell'ambito della gestione del risparmio ed individuazione degli strumenti per la realizzazione di tale scopo.

Sorvegliato speciale va a vedere un incontro di tennis: per i giudici è reato, forse…
La difficile individuazione del concetto di pubblica riunione all’esame delle Sezioni Unite della Cassazione, tra principi costituzionali e Convenzione dei diritti dell’uomo. La questione, rimessa con ordinanza della sezione I del 17 gennaio 2019 n. 2124, verrà discussa il 28 marzo 2019.

Famiglia ospite della madre di lui non se ne vuole più andare: è violazione di domicilio
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la condanna inflitta ad un soggetto per il reato di violazione di domicilio, contestatogli di essersi intrattenuto presso l'alloggio popolare assegnato alla madre (insieme a moglie e figlia) nonostante quest’ultima, dopo un iniziale consenso ad accoglierlo dati i suoi problemi economici, gli aveva ripetutamente chiesto di andarsene perché riteneva non più ulteriormente praticabile la convivenza, la Corte di Cassazione (sentenza 24 gennaio 2019, n. 3529) – nel respingere la tesi difensiva, secondo cui la sentenza aveva errato nell'attribuire rilievo alla genesi del rapporto di coabitazione ed alla decisione della persona offesa di allontanare gli ospiti - ha infatti affermato che a fronte di una situazione di ospitalità precaria, attesa la mancanza di stabilità del rapporto che lega l'imputato all'immobile, la sopravvenuta manifestazione di volontà dell'ospitante di revocare la propria disponibilità, comporta, ove all’invito ad andar via non segua l’allontanamento, la configurabilità del reato di violazione di domicilio.

Le linee guida per lo svolgimento via Skype dei colloqui tra detenuto e familiari
Con lettera circolare del 29 gennaio 2019, pubblicata ed emanata il 30 gennaio, il DAP ha emanato un importante documento di indirizzo per tutte le direzioni penitenziarie con la predisposizione di un vero e proprio manuale tecnico-operativo per agevolare la procedura telematica di videochiamata funzionale allo svolgimento di un colloquio ex art. 18 O.P. tramite la piattaforma Skype for business. Tali linee guida consentiranno l’applicazione di tale modalità di colloquio per i detenuti appartenenti ai circuiti di media sicurezza, come prima fase di sperimentazione generalizzata. Una embrionale e circoscritta fase di sperimentazione aveva infatti riguardato solo alcune strutture.

Il commento aspro contro il gestore di un negozio postato su fb è esercizio del diritto di critica
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la condanna inflitta ad un soggetto per il reato di diffamazione, contestatagli per aver postato su una pagina Facebook un commento negativo sul gestore di un negozio, la Corte di Cassazione (sentenza 23 gennaio 2019, n. 3148) – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui erroneamente i giudici di merito avevano escluso la operatività della scriminante del diritto di critica – ha infatti affermato che le espressioni utilizzate, inserite nel contesto in cui si erano sviluppate (concernendo la critica ai prezzi praticati dal negozio di gastronomia e al dubbio manifestato circa la rispondenza, in una specifica occasione, tra peso effettivo della merce e prezzo applicato), rientravano nel legittimo esercizio del diritto di critica, con conseguente sussistenza della scriminante di cui all'art. 51 c.p., non trasmodando in gratuita denigrazione dell’altrui persona.

Scioperi ripetuti del difensore: sono sufficienti le garanzie per lo svolgimento dei processi?
La Corte costituzionale, con sentenza 31 gennaio 2019 n. 14, evidenzia come l’articolato sistema di garanzie previsto dall’ordinamento sia in grado di bilanciare l’astensione dalle udienze degli avvocati anche per periodi prolungati con lo svolgimento dell’attività giurisdizionale.

Inviare e-mail dal contenuto riservato a colleghi non autorizzati a conoscerlo è reato
Integra il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter, c.p.), la condotta del dipendente di un istituto di credito che si trattenga nel sistema informatico della Banca per compiere un'attività vietata, ossia la trasmissione a mezzo di mail aziendale della lista ad un collega dello stesso istituto, non autorizzato a prenderne cognizione, in ciò violando i limiti dell'autorizzazione che egli aveva ad accedere e a permanere in quel sistema informatico protetto (Cassazione penale, sezione V, sentenza 8 gennaio 2019, n. 565).

Niente tenuità per il Carabiniere che usa l’auto di servizio per ragioni personali
Integra il delitto di peculato d'uso la condotta dell'appartenente ad una forza di polizia che utilizzi l'auto di servizio per esigenze personali, non essendo all’uopo necessaria l'esatta quantificazione del pregiudizio patrimoniale arrecato all'amministrazione che, pur dovendo essere apprezzabile, non può spingersi sino a richiedere un giudizio di valore che si presenti incompatibile con la stessa fattispecie penale che punisce il semplice uso del bene (Cassazione penale, sezione VI, sentenza 16 gennaio 2019, n. 2006).

Provoca un incidente stradale con lesioni personali, chi deve giudicarlo?
L’incidente stradale è anteriore alla riforma del 2016, ma l’azione penale viene esercitata successivamente: la competenza è del Tribunale o del Giudice di Pace? Presto una risposta dalle Sezioni Unite della Cassazione penale, investite della questione dall’ordinanza n. 1046 depositata dalla sezione I il 10 gennaio 2019.

Somministrazione di alcolici a minorenni in discoteca: è sempre responsabile il gestore?
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui il giudice di pace aveva dichiarato colpevole il gestore di una discoteca per aver cagionato l'ubriachezza di tre persone minorenni, non adottando le misure organizzative necessarie ad evitare la somministrazione a costoro di bevande alcooliche, la Corte di Cassazione (sentenza 23 gennaio 2019, n. 3142) – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui non poteva ritenersi correttamente affermata la responsabilità del gestore, non essendo stata provata la sussistenza dell’elemento psicologico del reato – ha, da un lato, affermato che se non è, dunque, possibile, in via di principio, escludere la responsabilità del gerente di un’organizzazione imprenditoriale per la contravvenzione di cui all'art. 690 c.p. (che è fattispecie che ha un raggio di applicazione diverso rispetto a quella di cui all'art. 689 c.p., che punisce la somministrazione di bevande alcooliche a minori degli anni 16 o a infermi di mente), è tuttavia necessario, ai fini della sussistenza dell’elemento psicologico del reato, procedere ad una rigorosa individuazione delle specifiche regole cautelari violate, in particolare dovendosi specificare le misure precauzionali idonee ad impedire che anche agli avventori minorenni siano somministrate sostanze alcooliche e che, per tale via, costoro, facendone abuso, andassero incontro ad intossicazione etilica.

Se il padre violenta la figlia è responsabile anche la madre che non glielo impedisce
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello, confermando la sentenza di condanna per il reato di violenza sessuale, aveva in particolare riconosciuto colpevole la madre di una ragazza minorenne, per aver omesso di impedire gli atti di violenza sessuale posti in essere a danno della figlia da parte del coniuge, padre della minore, la Corte di Cassazione (sentenza 15 gennaio 2019, n. 1650) – nel respingere la tesi della difesa secondo cui l’ex moglie non si era rappresentata il fatto di reato e, conseguentemente, non aveva avuto consapevolezza degli abusi perpetrati dal coniuge ai danni della figlia – ha diversamente ribadito che ai fini de ritenere responsabile il coniuge per gli abusi commessi dal marito ai danni dei figli, è necessario accertare la conoscenza dell'abuso, la riconoscibilità dell'azione doverosa su di sé incombente, la volontaria omissione del comportamento impeditivo dell'evento, richiesti dalla giurisprudenza per configurare la fattispecie emergente dal combinato disposto di cui agli artt. 40, secondo comma, e 609 bis c.p.

Dare una testata all’avversario durante la partita di calcetto è reato se il gioco è fermo
La sentenza della Cassazione penale n. 3144, del 23 gennaio 2019, consente di affermare che l’utilità sociale dello sport diviene relativa e soccombe di fronte a condotte volontarie poste al di fuori di un collegamento funzionale tra evento di danno e competizione sportiva ovvero sproporzionate e neppure finalizzate al risultato sportivo ma gratuitamente aggressive. Quando il gioco è fermo non può giustificarsi alcun fatto di aggressione, poiché in quel momento l’ansia agonistica non può consentire il raggiungimento, con quella modalizzazione, di alcun risultato ‘sportivo’.

La Cassazione ci ripensa: è illegittimo il sequestro della cannabis “light”
Dalla liceità della coltivazione della Cannabis sativa L., realizzata nel rispetto delle prescrizioni di cui alla legge 2 dicembre 2016, n. 242, deriva, quale corollario logico-giuridico, la liceità della commercializzazione al dettaglio dei relativi prodotti contenenti una percentuale di principio attivo THC inferiore allo 0,6% - ivi comprese le infiorescenze (“marijuana”) - che, pertanto, non possono più essere considerati sostanza stupefacente soggetta alla disciplina del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, come le altre varietà vegetali che non rientrano tra quelle inserite nelle tabelle allegate al predetto d.P.R. (Cassazione penale, sezione VI, sentenza 31 gennaio 2019, n. 4920).

I verbali delle sommarie informazioni sono validi anche se firmati dal dichiarante solo in calce
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello, confermando la sentenza di condanna, aveva ritenuto legittima la dichiarazione di inutilizzabilità dei verbali di sommarie informazioni testimoniali assunte dal difensore ex art. 391 bis, c.p.p., perché prive della sottoscrizione dei dichiaranti in ogni foglio, la Corte di Cassazione (sentenza 17 gennaio 2019, n. 2049) – nell’accogliere la tesi della difesa secondo cui la mancata sottoscrizione di un atto in ogni foglio non comporta la sua invalidità, poiché la nullità è prevista solo per l'incertezza assoluta sulle persone intervenute, o per la mancanza (del tutto) della sottoscrizione (art. 142, c.p.p.) - ha affermato che 'atto redatto dal difensore, ex artt. 391 bis e ter c.p.p., ha la stessa natura e gli stessi effetti processuali del corrispondente verbale redatto dal Pubblico Ministero e può ritenersi nullo solo se vi è incertezza assoluta sulle persone intervenute o se manca la sottoscrizione dell'avvocato o del sostituto che lo ha redatto, e non anche se l'informatore dichiarante non ha sottoscritto l'atto foglio per foglio.

La cessione ad un singolo di materiale pedopornografico non è equiparabile alla detenzione
Nell’ambito delle ipotesi delittuose di pornografia minorile vanno distinte condotte di gravità differente e progressivamente maggiore: disvalore residuale ha la mera detenzione di materiale pedopornografico, mentre gravità vieppiù crescente hanno la diffusione di detto materiale anche se solo a singoli soggetti, la divulgazione ad una pluralità indefinita di soggetti, ed infine la produzione e commercializzazione. Così precisa la sentenza di Cassazione penale, sezione III, del 15 gennaio 2019, n. 1647.

Omicidio colposo: spetta il risarcimento all’ex coniuge se c’era ancora un forte legame affettivo
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello, pur confermando la sentenza di condanna per il reato di omicidio colposo, aveva tuttavia respinto la richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale, avanzata dalla moglie separata della vittima, la Corte di Cassazione (sentenza 11 gennaio 2019, n. 1182) – nell’accogliere la tesi della difesa di parte civile secondo cui erroneamente la Corte d'appello aveva ritenuto non provata la ripresa della vita coniugale e quindi la sussistenza di un danno non patrimoniale, correlato al dolore e alla sofferenza morale per la morte del coniuge - ha affermato che il risarcimento del danno non patrimoniale può essere accordato al coniuge, ancorché separato legalmente, in considerazione della pregressa esistenza di un rapporto di coniugio, della sussistenza di figli, della non definitività dello “status” connesso alla separazione legale e della possibile ripresa della comunione familiare, a condizione però che si dimostri che, nonostante la separazione, sussistesse ancora un vincolo affettivo particolarmente intenso tra i coniugi.

Lecito filmare la vicina che si fa la doccia senza aver chiuso le tende della finestra
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la sentenza di primo grado, con cui l’imputato era stato condannato per il reato di interferenze illecite della vita privata, segnatamente per aver indebitamente realizzato filmati e fotografie di una vicina di casa mentre si trovava nella doccia della sua abitazione, la Corte di Cassazione (sentenza 8 gennaio 2019, n. 372) – nell’accogliere la tesi difensiva secondo cui non solo le due abitazioni erano adiacenti, ma soprattutto la vicina si mostrava nuda pur sapendo che la propria abitazione era priva di tende - ha affermato che in casi come quello in esame, deve escludersi la configurabilità del reato di interferenza illecita nella vita privata, non essendo stati ripresi comportamenti della vita privata sottratti alla normale osservazione dall'esterno, posto che la tutela del domicilio è limitata a ciò che si compie nei luoghi di privata dimora in condizioni tali da renderlo tendenzialmente non visibile a terzi, conseguendone, dunque, che se l'azione, pur svolgendosi in luoghi di privata dimora, può essere liberamente osservata dagli estranei, senza ricorrere a particolari accorgimenti, non si configura una lesione della riservatezza del titolare del domicilio.

Alimenti mal conservati: non è automatico il sequestro dei locali del ristorante
Il sequestro in una attività di ristorazione di alimenti in cattivo stato di conservazione, scaduti o privi di etichetta non comporta necessariamente anche quello dei locali commerciali e delle licenze, richiedendosi per l’adozione di tali ultimi provvedimenti una puntuale motivazione sulle ragioni del vincolo cautelare sotto il profilo della congruenza e della proporzionalità della misura, per evitare che si risolvano in un’anticipazione della pena accessoria interdittiva prevista per le violazioni di particolare gravità dalla legge sulla disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari (Cassazione penale, sezione III, sentenza 27 dicembre 2018, n. 58328).

Il confine e il confino: uno sguardo d’insieme alle disposizioni penali del “decreto sicurezza”
Di seguito l'articolo della Prof.ssa Risicato, pubblicato su Diritto Penale e Processo n. 1/2019, Ipsoa, Milano. Dopo la sua conversione nella L. 1° dicembre 2018, n. 132, il D.L. 4 ottobre 2018, n. 113 riforma in senso peggiorativo le regole sul diritto d’asilo e sulla cittadinanza, diffondendosi su un concetto di sicurezza pubblica inteso come decoro delle strade e monitoraggio di oziosi e vagabondi. Non mancano disposizioni, complessivamente meno controverse, su prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e su amministrazione e gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Al di là delle prevedibili censure di legittimità costituzionale per la disciplina restrittiva sulla gestione dell’immigrazione, la legge si caratterizza per il ritorno in grande stile di un diritto penale finalizzato alla neutralizzazione di soggetti “pericolosi”, con tutto ciò che ne consegue sul piano della tenuta dei principi fondamentali della materia.

Non commette il reato di minaccia il proprietario che intima all’inquilino moroso di pagare
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui il tribunale, quale giudice d’appello avverso la sentenza del giudice di pace, aveva assolto il proprietario di un immobile dal reato di minaccia per essersi rivolto ad un’inquilina morosa di "buttare dalla finestra tutti i suoi effetti personali e di distaccare le utenze (idriche ed elettriche)", la Corte di Cassazione (sentenza 8 gennaio 2019, n. 563) – nel respingere la tesi dell’inquilina morosa, costituitasi parte civile, secondo cui il comportamento del proprietario dell’appartamento avrebbe integrato gli estremi del reato di minaccia - ha invece ribadito che in consimili ipotesi il danno minacciato non è ingiusto, poiché rappresenta l'esercizio del diritto del proprietario di un immobile di intimare lo sfratto per morosità.

Traffico di influenze illecite: da oggi in vigore le modifiche all’art. 346 bis c.p.
Come è noto, l’art. 1, 75° co., lett. r), della L. n. 190/2012 (riforma Severino) aveva introdotto, all’art. 346 bis c.p., il delitto di traffico di influenze illecite, recentemente riformato dall’art. 1, 1° co., lett. t), n. 1), L. 9.1.2019, n. 3 “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici”, in vigore dal 31.1.2019.

Gatti abbandonati: reo l’affidatario che non se ne cura lasciandoli chiusi in un appartamento
La sentenza della terza sezione penale della Corte di Cassazione, n. 4 del 2019, resa il 13 novembre 2018 e depositata il 2 gennaio 2019, afferma che risponde penalmente anche l’affidatario di un animale domestico altrui, che se ne disinteressi in maniera tale da provocargli gravi sofferenze per averlo detenuto in condizioni incompatibili con la sua natura.

Punibile la ricettazione di biglietti della partita di calcio contraffatti
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello, nel confermare la sentenza di primo grado, aveva condannato un imputato per il reato di ricettazione, in quanto trovato in possesso di alcuni biglietti contraffatti relativi all’incontro di calcio Napoli – Milan, di cui non era stato in grado di giustificare la provenienza illecita, la Corte di Cassazione (sentenza 10 gennaio 2019, n. 926) – nel respingere la tesi difensiva, secondo cui la Corte di appello non aveva considerato che la ricettazione era insussistente poichè che i biglietti in questione costituivano scritture private ed il reato per falso in scrittura privata era stato depenalizzato – ha invece ribadito che l'eventuale abrogazione dell’art. 485, c.p. non assume rilievo ai sensi dell'art. 2 c.p., dovendo la rilevanza penale del fatto essere valutata con esclusivo riferimento al momento in cui ha avuto luogo la condotta tipica di ricezione della cosa.

Italia condannata per la mancata salvaguardia della salute di chi abita presso l’ILVA di Taranto
Pronunciandosi sul noto caso “italiano” in cui si discuteva dell’inerzia delle Autorità statali nell’adottare provvedimento normativi ed amministrativi volti a proteggere gli abitanti della zona ad alto rischio ambientale in cui è si trova l’insediamento dell’ILVA di Taranto, la Corte EDU ha ritenuto all'unanimità violata da parte dell’Italia la norma convenzionale dell’art. 8, Convenzione EDU, unitamente all’art. 13, che prevede il diritto ad un ricorso effettivo. Nel caso in esame, 180 ricorrenti si erano lamentati degli effetti sull'ambiente e sulla loro salute delle emissioni tossiche promananti dalle acciaierie dell’Ilva di Taranto, e sull'inefficacia dei rimedi interni. La Corte ha considerato che 19 ricorrenti non avevano lo “status” di vittima, dal momento che non vivevano in una delle città classificate ad alto rischio ambientale: Taranto, Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte. La Corte di Strasburgo ha rilevato (sentenza 24 gennaio 2019, n. 54414/13 e 54264/15), in particolare, che la persistenza di una situazione di inquinamento ambientale ha messo in pericolo la salute dei ricorrenti e, più in generale, quella dell'intera popolazione che viveva nelle aree a rischio. La Corte ha inoltre dichiarato che le autorità nazionali non avevano assunto tutte le misure necessarie volte a garantire un'efficace protezione del diritto dei ricorrenti al rispetto della loro vita privata. Infine, la Corte ha ritenuto che questi ricorrenti non avessero avuto a disposizione un rimedio effettivo, consentendo loro di presentare presso le autorità nazionali le loro denunce in merito al fatto che fosse impossibile ottenere misure per garantire la decontaminazione delle aree pertinenti. Ai sensi dell'articolo 46 (forza vincolante ed esecuzione delle sentenze), la Corte ha ribadito che spetta al Comitato dei Ministri indicare al Governo italiano le misure che dovranno essere assunte per garantire l’esecuzione della sentenza della Corte EDU, pur specificando che il lavoro di bonifica della fabbrica e delle aree colpite dall'inquinamento ambientale erano essenziali e urgenti, e che il piano ambientale approvato dalle autorità nazionali, che ha stabilito le necessarie misure ed azioni per garantire la protezione dell'ambiente e della salute della popolazione, dovrebbe essere implementato il più rapidamente possibile.

Per realizzare la copertura invernale della piscina è necessario il permesso di costruire
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la sentenza di primo grado, con cui l’imputato era stato condannato per avere realizzato, senza permesso di costruire, una struttura di copertura di una preesistente piscina ed una casetta in legno, la Corte di Cassazione (sentenza 7 gennaio 2019, n. 342) – nel respingere la tesi difensiva secondo cui si trattava di opera diretta a soddisfare esigenze temporanee, e quindi non assoggettata a permesso di costruire - ha diversamente ribadito che la copertura della piscina, richiamando consolidata giurisprudenza, la sentenza impugnata ha giustamente escluso che si trattasse di opera destinata a soddisfare esigenze meramente temporanee, posto che la copertura di una piscina realizzata e utilizzata stagionalmente, costituisce intervento edilizio soggetto a permesso di costruire, atteso che in materia edilizia, al fine di ritenere sottratta al preventivo rilascio del p.d.c. la realizzazione di un manufatto, l'asserita precarietà dello stesso non può essere desunta dal suo carattere stagionale, ma deve ricollegarsi alla circostanza che l'opera sia intrinsecamente destinata a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee, e ad essere immediatamente rimossa al venir meno di tale funzione.

Accesso abusivo a sistema informatico: la pagina Facebook inviolabile quanto il domicilio reale
Con due sentenze speculari (n. 2905 e n. 2942 depositate il 22 gennaio 2019), la Cassazione penale specifica che commette reato anche chi ha spontaneamente ricevuto la password della pagina social della propria compagna qualora l'accesso ecceda le ragioni per cui è stato consentito.

È illegittimo sequestrare all’ex moglie separata l’abitazione coniugale?
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale del riesame, nel confermare il decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca di valore, dell'immobile di proprietà dell’ex moglie separata dell’indagato, sequestro disposto per il reato di frode fiscale, la Corte di Cassazione (sentenza 27 dicembre 2018, n. 58327) – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui era da ritenersi illegittimo il rigetto dell’impugnazione proposta dall’ex moglie, non rilevando la circostanza che l’omologa della separazione consensuale non fosse stata trascritta prima del sequestro - ha diversamente affermato che, ai fini dell'applicazione dell’art. 12-bis, d.lgs. n. 74 del 2000, non rileva la trascrizione dell'atto traslativo prima di quella del decreto di sequestro bensì l'effettivo trasferimento della proprietà quale conseguenza immediata di un provvedimento giudiziale di data certa anteriore alla emissione stessa del sequestro.

La conversione della pena detentiva in pecuniaria è più favorevole solo nel procedimento per decreto
Con la sentenza 11 dicembre 2018 n. 55359 la Cassazione penale specifica che, quando l’irrogazione della pena perviene all’esito di celebrazione del rito ordinario il condannato può ottenere esclusivamente - a differenza di quanto avviene nel rito speciale del procedimento mediante decreto penale di condanna in ragione del meccanismo premiale scolpito nel recente comma 1 bis dell’art. 459 c.p.p. - una pena pecuniaria in sostituzione della pena detentiva breve che segue il c.d. tasso di conversione previsto dall’art. 53, comma secondo, legge di depenalizzazione n. 689 del 1981, compreso entro il compasso edittale 250,00 euro-2.500,00 euro.

Congrui 2000 euro per un solo giorno di carcere subito ingiustamente anche se la persona è famosa
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui la Corte d’appello aveva ritenuto congrua la liquidazione della somma di duemila euro per un solo giorno di detenzione carceraria subita da un noto medico, basandola sul c.d. criterio equitativo e non sul mero criterio aritmetico, la Corte di Cassazione (sentenza 27 dicembre 2018, n. 58298) – nel respingere la tesi difensiva, secondo cui la somma liquidata doveva considerarsi inadeguata, non avendo correttamente quantificato il danno di immagine e da discredito derivato dall'arresto, liquidato burocraticamente in modo puramente simbolico e con criteri arbitrari - ha ritenuto che legittima doveva ritenersi la liquidazione della Corte d’appello di una somma pari a circa nove volte quella risultante dall'applicazione del mero criterio aritmetico, avendo i giudici di merito tenuto conto della concreta afflittività della cautela subita, fornendo adeguata motivazione, idonea a dare contezza delle ragioni per le quali aveva ritenuto di non potersi discostare oltre la predetta misura dal criterio aritmetico.

L’amministratore di sostegno si appropria dei soldi che il beneficiario ha sul c/c: è peculato
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello, nel confermare la sentenza di primo grado, aveva ritenuto responsabile del delitto di peculato una donna, nominata amministratore di sostegno del suocero, per essersi appropriata di non meno di 60.000,00 euro presenti su conti correnti intestati alla vittima, prelevandoli con bonifici, assegni circolari, operazioni bancomat e pagamenti vari, la Corte di Cassazione (sentenza 21 dicembre 2018, n. 58237) – nel respingere la tesi difensiva, secondo cui sarebbe stata manifestamente illogica la motivazione escludente la buona fede dell'imputata, essendo incompatibile con l'ipotesi della mala fede l'adozione, da parte della stessa, di bonifici immediatamente diretti a favore di conti correnti a lei intestati – ha diversamente ritenuto pienamente configurabile il delitto di peculato, posto che l'imputata aveva la disponibilità delle somme oggetto di appropriazione in quanto amministratrice di sostegno nominata dal giudice tutelare, e quindi, a causa dell'esercizio di una funzione pubblica.

Le spese di custodia per i beni in sequestro vanno sempre pagate per intero
La Corte costituzionale propone, con sentenza n. 3/2019, un’interpretazione adeguatrice dell’art. 205 d.P.R. n. 115 del 2002, secondo cui le spese di custodia delle cose in sequestro, non essendo contenute nell’elenco delle spese forfetizzate, gravano, per l’intero, a carico dell’imputato.

Estradizione: per la consegna è necessaria la copia autentica del mandato di cattura
Con la sentenza n. 2037/2019 la VI Sezione della Cassazione penale è stata chiamata a decidere in ordine al vaglio che deve essere compiuto dall’autorità giurisdizionale italiana a fronte di una richiesta di estradizione processuale, specificando come non debba trattarsi di un controllo meramente formale ma di una delibazione diretta a verificare l’esistenza concreta di elementi a carico dell’estradando, sia pure nella prospettiva della legislazione dello Stato richiedente.

È vietato subordinare “d’ufficio” la sospensione della pena alla demolizione del manufatto
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza di patteggiamento con cui il giudice, nell’accogliere la richiesta delle parti relativa ad una violazione edilizia, aveva subordinato alla demolizione del manufatto abusivo la richiesta, senza che tale condizione avesse fatto parte dell’accordo, la Corte di Cassazione (sentenza 20 dicembre 2018, n. 57593) – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui erroneamente il giudice aveva subordinato il beneficio della sospensione condizionale della pena (oggetto della richiesta) alla demolizione delle opere abusive, contestualmente disposta ai sensi degli artt. 31, comma 9, e 98, comma 3, d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, tuttavia non oggetto dell'accordo - ha infatti ribadito il principio per cui nel procedimento speciale di applicazione della pena su richiesta delle parti il giudice non può, alterando i dati della concorde richiesta, subordinare il beneficio della sospensione condizionale dell'esecuzione della pena all'adempimento di un obbligo, alla cui imposizione la legge lo faculti.

Particolare tenuità per chi coltiva marjuana solo se non va oltre la germogliazione delle piantine
Può essere qualificata come particolarmente tenue la condotta di coltivazione di piante idonee a produrre sostanze stupefacenti e psicotrope, sempre che la coltivazione stessa non si sia concretizzata in comportamenti seriali. La Cassazione ritiene che solo in rari casi il reato di coltivazione di piante idonee a produrre sostanze psicotrope può assumere i caratteri della particolare tenuità e ciò in ragione della natura, di regola, seriale di tale delitto che richiede, per il suo perfezionamento, la reiterazione di una pluralità di condotte penalmente rilevanti. In particolare, la Corte ammette il riconoscimento del beneficio di cui all’art. 131-bis c.p. nel caso della coltivazione che si esaurisca nella germogliazione di un seme e non si concreti nei ripetuti comportamenti protratti nel tempo che pure danno luogo alla 'coltivazione' (Cassazione penale, sezione IV, sentenza 16 gennaio 2019, n. 1766).

Non è ricettazione detenere un falso certificato di assicurazione RC auto
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza della Corte d’appello che, confermando quella di primo grado, aveva condannato un imputato per il reato di ricettazione di un contrassegno e di un certificato assicurativo RCA -con allegata carta verde - della Compagnia Generali Assicurazioni, provento di falsificazione, ed abbinati all'autovettura di sua proprietà, la Corte di Cassazione (sentenza 19 dicembre 2018, n. 57397) – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui era da ritenersi errata la qualificazione giuridica del fatto quale ricettazione - ha invero ribadito il principio per cui la falsificazione materiale del contrassegno assicurativo relativo alla r.c.a. commessa da un soggetto privato integra gli estremi del reato di cui all'art. 485 c.p. ed ha, altresì precisato che siffatta violazione non concorre con la fattispecie di ricettazione, a meno che il modulo contrattuale e il relativo contrassegno non provengano a loro volta da reato.

La mensa del nido serve pesce congelato al posto di quello fresco: è frode nelle pubbliche forniture
In tema di frode nelle pubbliche forniture, le scuole paritarie sono del tutto equiparate nello svolgimento del servizio alle scuole pubbliche mentre le altre private, secondo le loro tipologie di funzionamento, possono avere vincoli pubblicistici alla gestione che le rende parimenti esercenti un pubblico servizio ai sensi dell'art. 358 c.p.; ne consegue che, rientrando il servizio di refezione scolastica nell'ambito del pubblico servizio (in quanto lo stesso fa indubbiamente parte della complessiva attività di assistenza del bambino), il soggetto che lo cura può rendersi responsabile del reato di cui all’art. 356, c.p. laddove fornisca qualità di alimenti diverse da quelle previste dalle tabelle dietologiche approvate dalla competente Asl e non ne rispetti le modalità di conservazione, fornendolo congelato anziché surgelato (Cassazione penale, sez. VI, sentenza 20 dicembre 2018, n. 57858).

Limiti alle perquisizioni e ai sequestri presso lo studio dell’avvocato
L’Autorità Giudiziaria, quando deve eseguire un’ispezione, una perquisizione o un sequestro presso lo studio di un difensore, ha l’obbligo, ai sensi dell’art. 103, comma 3, c.p.p., di avvisare il Presidente del Consiglio dell’Ordine forense, affinchè costui possa assistere, di persona o tramite un delegato, alle operazioni, alle quali procede personalmente il Giudice, pena la nullità degli atti compiuti. Tali garanzie valgono anche nel caso di cointestazione dello studio con altro avvocato, già nominato difensore di fiducia nel procedimento, e non sottoposto ad indagini in quel momento (Cassazione penale, sezione V, sentenza 2 gennaio 2019, n. 71).

Transita dal casello Viacard senza pagare: insolvenza fraudolenta o truffa?
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello, confermando quella del tribunale, aveva condannato un imputato per il delitto di truffa consistito nell'essersi sottratto con artifizi e raggiri al pagamento del pedaggio autostradale, così riqualificata l'originaria contestazione di insolvenza fraudolenta, la Corte di Cassazione (sentenza 18 dicembre 2018, n. 56933) – nel respingere la tesi difensiva, secondo cui era errata la qualificazione giuridica del fatto da ricondursi semmai nell'originaria ipotesi di insolvenza fraudolenta – ha invece ribadito che integra il delitto di truffa, per la presenza di raggiri finalizzati ad evitare il pagamento del pedaggio, la condotta di chi transita con l'autovettura attraverso il varco autostradale riservato ai possessori di tessera Viacard pur essendo sprovvisto di detta tessera.

La nozione di convivente rilevante per la configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia
Sono da considerare persone della famiglia, anche i componenti della famiglia di fatto, fondata sulla reciproca volontà di vivere insieme, di prestarsi reciproca assistenza e protezione, di avere beni in comune, di dare vita a un nucleo solido e duraturo, anche in assenza di una stabile convivenza fisica. È attribuita particolare valenza probatoria alla dichiarazione resa dalla coppia all’Anagrafe del comune di residenza del soggetto presso il quale si instaura la convivenza. In particolare, in presenza di tale dichiarazione l’onere probatorio è invertito, spettando all’imputato, che contesti la sussistenza del legame fattuale caratterizzato dalla stabilità e dalla mutua solidarietà, fornire prova contraria. L’intervallarsi di condotte improntate a registri di normalità alle vessazioni fisiche e morali non esclude la configurabilità del delitto in esame (Cassazione penale, sezione III, sentenza 17 dicembre 2018, n. 56673).

Pubblicata in gazzetta la legge Anticorruzione (la terza in 6 anni)
Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 16 gennaio 2019 n. 13, la Legge 9 gennaio 2019, n. 3 recante “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonchè in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici”. Il provvedimento, c.d. Spazzacorrotti, si aggiunge ad altri due precedenti interventi legislativi in materia - anche se probabilmente seguiti con minore enfasi mediatica - ed entrerà in vigore il 31 gennaio 2019.

Chiudere il museo 25 minuti prima del previsto è interruzione di pubblico servizio
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello, confermando quella del tribunale, aveva condannato alcuni imputati per il delitto di interruzione di pubblico servizio e per il reato di truffa per essersi allontanati dal posto di lavoro senza autorizzazione e, per quanto qui di interesse, chiudendo prima dell’orario previsto l’accesso ai visitatori del museo la cui vigilanza era loro affidata, la Corte di Cassazione (sentenza 14 dicembre 2018, n. 56361) – nel respingere la tesi difensiva, secondo cui non era da ritenersi configurabile il delitto di interruzione di pubblico servizio - ha invece affermato che integra il reato di interruzione di pubblico servizio la condotta dell’addetto alla vigilanza di un museo che anticipi di venticinque minuti la chiusura dei locali rispetto all’orario previsto, atteso che ciò determina la mancata fruizione del museo a potenziali visitatori per un tempo non trascurabile.

L’uso dei codici di una carta di credito, senza possesso della stessa, non è frode informatica
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato quella del tribunale di condanna di due soggetti, ritenuti responsabili del delitto di utilizzo abusivo di carta di credito di cui all'art. 55 d.lgs. 231/2007, la Corte di Cassazione (sentenza 12 dicembre 2018, n. 55438) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui era errata la qualificazione giuridica dei fatti, i quali avrebbero dovuto essere ricondotti all'ipotesi della truffa informatica di cui all'art. 640 ter c.p. - ha diversamente ribadito il principio, ormai consolidato nella giurisprudenza della S.C., secondo cui l'indebita utilizzazione, a fine di profitto proprio o altrui, da parte di chi non ne sia titolare, di una carta di credito integra il reato di cui all'art. 55, comma nono, D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231 e non il reato di truffa, che resta assorbito in quanto l'adozione di artifici o raggiri è uno dei possibili modi in cui si estrinseca l'uso indebito di una carta di credito.

Costituzionalmente legittima l’assenza di udienza pubblica per applicare la confisca de plano
Con la sentenza 2 gennaio 2019 n. 22, la Terza Sez. Pen. della Cassazione dichiara costituzionalmente legittima l’assenza di un’udienza pubblica nel procedimento di applicazione della confisca c.d. de plano ritenendo che i principi espressi dalla sentenza n. 109/2015 della Corte Costituzionale – con cui, invece, è stata dichiarata costituzionalmente illegittima l’assenza di qualsivoglia possibilità di domandare che l’udienza si svolga in forma pubblica nel procedimento di opposizione all’applicazione del vincolo patrimoniale, non debba estendersi anche alla fase antecedente.

Alterazione dolosa di cartella clinica: la volontà del medico va provata rigorosamente
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello, confermando quella del tribunale, aveva condannato, all'esito del giudizio abbreviato, un medico ospedaliero per i reati di falso, materiale ed ideologico, in atto pubblico, la Corte di Cassazione (sentenza 11 dicembre 2018, n. 55385) – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui difettava nel caso di specie il dolo del reato di falso, irragionevolmente ritenuto in base alla mera ripetitività delle condotte contestate - ha invece affermato che il ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di falso, è necessario e sufficiente il dolo generico, che, tuttavia, non è un "dolus in re ipsa", in quanto l'elemento soggettivo deve essere rigorosamente provato, dovendosi escludere il reato quando il falso derivi da una semplice leggerezza ovvero da una negligenza dell'agente, poiché il sistema vigente non incrimina il falso documentale colposo.

Stalking: giustificano la condanna anche una sola telefonata e pochi messaggi via WhatsApp
Per la configurazione del reato di stalking, anche in assenza di un incontro fisico tra vittima ed imputato, sono sufficienti pochi messaggi via WhatsApp ed una telefonata dal tono minaccioso, che portano a modificare le abitudini della persona offesa. È quanto stabilito dalla Cassazione penale con sentenza 2 gennaio 2019, n. 61.

Prendere “mazzette” è corruzione non solo per legge ma anche in base al senso comune
Pronunciandosi su un caso “sammarinese” in cui si discuteva della legittimità della condanna inflitta a due pubblici ufficiali per il reato di corruzione, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha escluso, all'unanimità, che vi fosse stata una violazione dell'articolo 7 (nulla poena sine lege) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Il caso riguardava due procedimenti penali per corruzione, i primi nel loro genere a San Marino. Ad essere coinvolti erano stati due pubblici ufficiali cui era stato contestato di avere presumibilmente ricevuto denaro in cambio del mancato esercizio dei loro doveri professionali in materia di sicurezza nei cantieri, i quali si erano lamentati della legittimità della loro condanna e successiva detenzione. La Corte EDU (sentenze 10 gennaio 2019, n. 24705/16 e 24818/16) ha ritenuto che la legge penale non era stata applicata retroattivamente a svantaggio dei ricorrenti. In particolare, la legge nazionale pertinente, sia prima che dopo le modifiche al codice penale di San Marino intervenute nel 2008, consentiva di ritenere che le condotte illecite dei due ricorrenti erano suscettibili di essere ricondotte alla fattispecie penale astratta, che pertanto ben poteva essere applicata ai fatti loro contestati, con conseguente legittimità delle condanne loro inflitte.

Famiglia e minori


Attribuzione del cognome: il giudice può decidere anche senza ascoltare il minore di anni 6
Pur essendo l’audizione dei minori oramai divenuta un adempimento necessario nelle procedure che li riguardino, deve ritenersi, tuttavia, legittima la decisione del giudice di ometterne l’ascolto ove si tratti di minore di anni 6, che, a motivo dell’età, sia privo della capacità di discernimento (Cassazione civile, sezione I, ordinanza 13 febbraio 2019, n. 4246).

Divisione ereditaria: quando i beni sono già in possesso degli eredi
Due fratelli richiedono la rilettura delle prove assunte circa la loro accettazione, mediante atti di godimento e possesso, dei beni ereditari. Secondo i giudici ermellini, a prescindere dalla sua fondatezza, tale richiesta è sostenuta da specifici motivi che devono, quindi, essere esaminati: il grado di specificità dell’atto d’appello va ragguagliato col grado di specificità delle argomentazioni esposte dal primo Giudice nella sua decisione. La II Sezione Civile di Piazza Cavour torna sulla tematica della specificità dei motivi in appello, richiamando l’insegnamento reso dalle Sezioni Unite nella storica pronuncia del 2016, n. 27199. Lo stabilisce la Corte di Cassazione, Sezione II Civile, Ordinanza 24 gennaio 2019, n. 2055.

In caso di rilascio della villa familiare, va incrementato l’assegno divorzile in favore della moglie
Nella determinazione dell’assegno divorzile – al quale la giurisprudenza attribuisce oramai una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa – si deve tener conto della disponibilità e della fruizione, nel corso del matrimonio, da parte della ex moglie della casa familiare di elevate caratteristiche di pregio, tale da non renderla fungibile con qualsiasi altra abitazione reperibile a costi contenuti nel medesimo Comune. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, 9 febbraio 2019, n. 3869.

Riconoscimento di decisione in materia matrimoniale: no al rifiuto per la violazione delle norme Ue sulla litispendenza
La violazione delle norme sulla litispendenza da parte del giudice successivamente adito è un motivo di non riconoscimento della decisione resa da quest’ultimo? I giudici europei ritengono di no: a loro dire, il riconoscimento in Italia di una decisione in materia matrimoniale, non può essere rifiutato per violazione, da parte dei giudici rumeni, delle norme sulla litispendenza in diritto dell’Unione. È questo, dunque, il principio che emerge dalla sentenza Liberato del 16 gennaio 2019 con la quale, più in dettaglio, la Corte Ue con sentenza 16 gennaio 2019 (C – 386/17) ha affermato che qualora, nell’ambito di una controversia in materia matrimoniale, di responsabilità genitoriale o di obbligazioni alimentari, l’autorità giurisdizionale successivamente adita abbia adottato, in violazione delle norme sulla litispendenza una decisione poi divenuta definitiva, le autorità giurisdizionali dello Stato membro cui appartiene l’autorità giurisdizionale preventivamente adita non possono negare, per questo solo motivo, il riconoscimento di tale decisione.

Donazioni e successione ereditaria: anche le donazioni di modico valore sono soggette a collazione
Secondo la Corte di Cassazione, sez. II, sentenza 30 gennaio, n. 2700, anche per le donazioni di modico valore l’obbligo della collazione sorge automaticamente a seguito dell’apertura della successione (salva l’espressa dispensa da parte del de cuius nei limiti in cui sia valida) e i beni donati devono essere conferiti nell’asse ereditario, indipendentemente da una espressa domanda dei condividenti. Fanno eccezione solo le donazioni di modico valore effettuate in favore del coniuge superstite come espressamente previsto dall’art. 738 cod. civ.

La morte del suocero giustifica l’aumento dell’assegno di mantenimento a carico del marito
Costituiscono una circostanza sopravvenuta e rilevante ai fini della modifica delle condizioni economiche della separazione l’aggravarsi delle condizioni di salute del padre del coniuge separato e il suo decesso, laddove da ciò consegua il venir meno dell’importante contributo economico destinato dal defunto al mantenimento della figlia e della nipote. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-1, sentenza 4 febbraio 2019, n. 3206.

Riconoscimento della paternità: non è violazione della privacy l’ordine di sottoporsi al test del DNA
Pronunciandosi su un caso “maltese” in cui si discuteva della legittimità dell’ordine imposto da un giudice al ricorrente di sottoporsi al test del DNA in una causa civile nella quale era stata contestata la paternità dell’uomo, la Corte di Strasburgo ha escluso, all’unanimità, che ciò avesse comportato la violazione dell’art. 8 della Convenzione EDU. La Corte ha rilevato che i giudici nazionali avevano equamente bilanciato i diritti del ricorrente e quelli di una donna, X, che aveva intentato un’azione giudiziaria per il riconoscimento di paternità, in particolare finalizzata ad accertare se l’uomo fosse suo padre. In particolare, i giudici avevano esaminato le obiezioni mosse dal ricorrente a sottoporsi al test sia davanti ad un tribunale civile di primo grado che dinanzi a due livelli di giurisdizione costituzionale, i quali avevano alla fine dato toro all’uomo ordinando che la procedura avesse luogo.

La volontà della figlia di non incontrare il padre è irrilevante ai fini dell’assegno di mantenimento
In caso di separazione, la volontà della figlia di non incontrare il padre non interferisce, in termini economici, col fatto che il ricorrente non vada incontro ad alcun diretto esborso o ad alcuna cura in favore della stessa. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-1, sentenza 30 gennaio 2019, n. 2735.

Gli orientamenti esteri su matrimoni e attribuzioni patrimoniali agli ex coniugi
La rassegna di giurisprudenza mensile internazionale di questo mese traccia gli ultimi orientamenti su due temi assai dibattuti in diritto di famiglia: gli effetti dei matrimoni shiaraitici e della ripartizione degli asset famigliari dopo la procedura di divorzio.

L’assegno divorzile deve tener conto del contributo fornito alla realizzazione della vita matrimoniale
All'assegno divorzile in favore dell'ex coniuge deve attribuirsi, oltre alla natura assistenziale, anche natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà, e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell'autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 29 gennaio 2019, n. 2480.

Nessun valore processuale per il “desiderata” di rimanere in comunione ereditaria col figlio
L’atto notorio fatto depositare dalla parte contumace in grado d’appello non assurge ad atto processuale e, per l’effetto, le pretese richieste non si considerano formalizzate nell’ambito procedimentale, in tal modo non risultando adottate specifiche conclusioni. Pertanto la volontà espressa dalla donna di rimanere in comunione con il figlio, assurge a mero “desiderata” (Cassazione civile, sezione II, ordinanza 24 gennaio 2019, n. 2042).

Eredità: niente usucapione abbreviata per l’immobile ereditario illegittimamente annesso
Non può essere sottratto dalla comunione ereditaria, per intervenuta usucapione abbreviata, la porzione immobiliare illecitamente annessa a un immobile altrui e da questi posseduto per quindici anni, in quanto l’art. 1159 c.c. presuppone comunque l’esistenza di un titolo astrattamente idoneo all’acquisto (Cassazione civile, sezione II, ordinanza 27 novembre 2018, n. 30702).

L’infedeltà non determina addebito della separazione se la crisi coniugale è già in atto
La Sesta sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, con ordinanza n. 1715/2019 del 23 gennaio 2019, ha statuito, alla luce della propria consolidata giurisprudenza, ed in osservanza dei principi che orientano ormai ogni decisione in materia familiare, conferma il proprio orientamento statuendo che la persistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto rende irrilevante la successiva inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale ai fini della dichiarazione di addebito della separazione e, relativamente all’affido del figlio minore precisa ancora una volta che il conflitto tra i coniugi non può essere di per sé solo idoneo ad escludere l’affidamento condiviso che il Legislatore ha mostrato di ritenere il regime ordinario.

Niente usucapione per il coerede che abita nell’ala del castello
Ai fini dell’usucapione è necessario che il comproprietario (in comunione ereditaria) estenda il suo possesso in termini di esclusività, a tal fine occorrendo che goda del bene in modo inconciliabile con la possibilità di godimento altrui e tale da evidenziare la volontà di possedere uti dominus e non più uti condominus, senza che possa considerarsi sufficiente che gli altri si astengano dall’uso della cosa. A ribadirlo è la Cassazione (sentenza 22 gennaio 2019, n. 1642) nell’ambito di una peculiare fattispecie di comproprietà (in comunione ereditaria) e compossesso di un vasto immobile (un castello di oltre 200 vani), tale da consentire il godimento esclusivo di ampie porzioni da parte di ciascun coerede, ponendosi il problema della validità di detto possesso ai fini dell’usucapione della porzione.

E’ valido il testamento fatto da persona affetta da sindrome bipolare
Con ordinanza n. 1682/2019 del 22 gennaio 2019 la Sezione 6-2 della Corte di cassazione ha affermato, in tema di annullamento del testamento, che il disturbo bipolare, pur con esito di grave compromissione della capacità di autodeterminazione, in assenza di una formale pronuncia di interdizione, non comporta una incapacità naturale del testatore, in quanto tale condizione non determina un l’assoluto stato di incoscienza né la perdita della capacità di autodeterminarsi e la conseguente necessità di assistenza ai fini del compimento di atti di ordinaria e straordinaria amministrazione. La prova dello stato di incapacità naturale ex art. 428 c.c. è quindi a carico della parte che ha chiesto l’annullamento del testamento e non a carico del convenuto.

Legittimo l’assegno divorzile se la moglie si è presa cura del figlio autistico
Deve essere confermata la statuizione del Giudice di merito che ha riconosciuto l’assegno divorzile a favore della moglie che, in costanza di matrimonio, si è presa cura del figlio autistico, ricorrendo sia il presupposto assistenziale (mancanza di attività lavorativa) sia il criterio perequativo, essendo stato valutato l’apporto della moglie al menage familiare. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 23 gennaio 2019, n. 1882.

La Legge n. 40 del 2004 al vaglio della Corte costituzionale per l’accesso alla PMA da parte di una coppia formata da due donne
Di seguito l'articolo dell’avv. Barone, pubblicato su Famiglia e Diritto n. 12/2018, Ipsoa, Milano. Il Tribunale di Pordenone ha rimesso alla Corte costituzionale la questione di legittimità costituzionale dell’art. 5 e dell’art. 12, commi 2, 9 e 10, della Legge n. 40 del 2004 per contrasto con gli articoli 2, 3, 31 comma 2 e 32, comma 1 della Costituzione, nonché per contrasto con l’art. 117, comma 1 della Costituzione, in relazione agli articoli 8 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nella parte in cui rispettivamente limitano l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita alle sole coppie di sesso diverso e sanzionano, conseguentemente, chiunque applichi tali tecniche a coppie formate da persone dello stesso sesso. Nel commento si evidenzia criticamente come il riconoscimento di un diritto alla genitorialità e l’accesso alla tecnica eterologa di procreazione medicalmente assistita anche da parte di una coppia formata da due donne presentino in realtà significativi profili di tensione con rilevanti principi costituzionali funzionali a una promozione autentica della dignità della persona, e segnatamente col principio della responsabilità per la generazione e col principio in esso implicito della bigenitorialità eterogenea.

Deve versare gli alimenti alla sorella in difficoltà ma l’assegno si riduce se lei prende la pensione
Nel giudizio relativo alla prestazione di alimenti occorre tener presente dei mutamenti delle condizioni delle parti verificatesi in corso di causa. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-1, sentenza 22 gennaio 2019, n. 1577.

In caso di nullità della donazione dissimulata il bene resta nella comunione ereditaria
In caso di simulazione della vendita di un bene ereditario e di nullità della donazione dissimulata, il bene non fuoriesce dal patrimonio ereditario e continua a formare oggetto di comunione tra gli eredi. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 18 gennaio 2019, n. 1368.

Assegno di divorzio: la determinazione va fatta sul reddito netto del coniuge
In tema di divorzio la valutazione in ordine alle capacità economiche del coniuge obbligato ai fini del riconoscimento e della determinazione dell'assegno di mantenimento a favore dell'altro coniuge non può che essere operata sul reddito netto e non già su quello lordo, poiché in costanza di matrimonio, la famiglia fa affidamento sul reddito netto e ad esso rapporta ogni possibilità di spesa. Principio espresso da Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza 14 gennaio 2019, n. 651.

Coerede in possesso del bene ereditario: può usucapire la quota degli altri eredi?
Il coerede che a seguito del decesso de cuius sia rimasto nel possesso del bene ereditario, anche prima della divisione può usucapire la quota degli altri eredi, senza necessità di interversione del titolo del possesso. Egli, a tal fine, già possedendo “animo proprio” ed a titolo di comproprietà, deve estendere tale possesso in termini di esclusività, ed il che avviene quando il coerede goda del bene con modalità non compatibili con la possibilità di godimento altrui, e tali da indicare un’inequivoca volontà di possedere “uti dominus” e non più “uti condominus”. Al riguardo non è univocamente significativa la circostanza che lo stesso abbia utilizzato ed amministrato il bene ereditario e che i coeredi si siano astenuti da analoghe attività, sussistendo la presunzione “iuris tantum” che egli abbia agito nella qualità e operato, pure nell’interesse degli altri. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, Ordinanza 16 gennaio 2019, n. 966.

Madre cresce da sola un ragazzo modello: nessuna modifica all’assegno di divorzio
Il nuovo orientamento giurisprudenziale non costituisce un giustificato motivo per disporre la revisione dell’assegno divorzile, poiché è necessario il sopraggiungere di un giustificato motivo, da intendersi come fatto nuovo sopravvenuto modificativo della situazione economica in relazione alla quale erano stati adottati i provvedimenti relativi al mantenimento del coniuge. Dall’ordinanza in rassegna è emerso che la donna ha contributo al menage familiare, essendosi dedicata, per tutta la durata del matrimonio, esclusivamente alla famiglia e all’accudimento del figlio modello ora maggiorenne. Quanto stabilito dal Tribunale Torino, ordinanza 25 maggio 2018.

Legittima l’adozione solo se persiste lo stato di abbandono del minore
Solo un’indagine sulla persistenza e non solo sulla preesistenza della situazione di abbandono può condurre ad una corretta valutazione del parametro contenuto nell’art. 8 l. n. 184 del 1983, dovendosi tenere conto del diritto del minore a vivere nella propria famiglia di origine. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 14 gennaio 2019, n. 652.

Separazione personale: il perfezionamento della proposizione dell’appello
La Sesta Sezione civile della Corte di Cassazione, con ordinanza del 10 gennaio 2019 n. 403, in materia di separazione personale dei coniugi, ha disposto che la previsione che l'appello in materia di separazione vada deciso “in camera di consiglio” va interpretata nel senso che la sua proposizione si perfeziona col deposito del ricorso in cancelleria entro i termini, a nulla rilevando la notifica tempestiva alla controparte.

Il coniuge divorziato che forma una famiglia di fatto perde il diritto all’assegno
L'instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell'assegno divorzile a carico dell'altro coniuge, sicché il relativo diritto resta definitivamente escluso. Lo stabilisce la Cassazione, sez. VI, sentenza 10 gennaio 2019, n. 406.

Petitio hereditatis: i chiarimenti della Cassazione sulle caratteristiche
Con la sentenza n. 123 del 7 gennaio 2019, la Corte di Cassazione, sez. II Civile, Presidente, dott. Marcello Matera, Giudice Relatore, dott.ssa Rossana Giannaccari, ha cassato con rinvio la sentenza, depositata il 7 dicembre 2013, con la quale la Corte d’Appello di Cagliari, Sezione Distaccata di Sassari, aveva riformato la sentenza del Tribunale di Nuoro con cui quest’ultimo aveva rigettato la domanda degli attori volta a contestare l’intestazione fittizia di un terreno, in virtù di un atto di compravendita simulato per interposizione fittizia di persona. La Corte, dopo aver chiarito che il contratto fiduciario comporta la nascita di effetti reali in capo al fiduciario e di effetti obbligatori a vantaggio del fiduciante e che, laddove si affermi la sussistenza di un contratto fiduciario, questo debba risultare da un atto avente forma scritta ad substantiam, ha ritenuto applicabile al caso di specie la regola generale secondo cui la prova della simulazione può essere data soltanto mediante controdichiarazione proveniente dalla parte contro il cui interesse è stata redatta, purché sia consegnata alle altre parti che hanno redatto l’atto simulato, non potendo avere valenza probatoria - al fine dell’accertamento della pattuita simulazione - nemmeno la confessione stragiudiziale.

Eredità: in caso di morte della parte, il processo va riassunto nei confronti dell’erede
Nell’ipotesi di morte di una delle parti in corso di giudizio, la relativa "legitimatio ad causam" si trasmette non al semplice chiamato all’eredità bensì (in via esclusiva) all’ erede, tale per effetto di accettazione, espressa o tacita, del compendio ereditario, non essendo la semplice delazione (conseguente alla successione) presupposto sufficiente per l’acquisto di tale qualità. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 7 gennaio 2019, n. 116.

È possibile formare in Italia un atto di nascita con due genitori dello stesso sesso?
Di seguito l'articolo del dott. Grasso, pubblicato su La Nuova Giurisprudenza Civile Commentata n. 11/2018, Cedam, Padova. Venuta per la prima volta all’attenzione di un giudice, la controversia attiene alla possibilità di formare un atto di nascita fondato sulla dichiarazione di riconoscimento di due genitori dello stesso sesso. Il Tribunale, rigettata un’interpretazione gender neutral dei termini “padre” e “madre”, respinge le domande affrontando le seguenti questioni: se la diversità di sesso dei genitori costituisca un requisito indispensabile per procedere al riconoscimento del figlio; se sia estensibile la regola, che attribuisce la genitorialità a coloro che hanno espresso il consenso alla p.m.a., anche ai nati per volontà della coppia omosessuale; se le disposizioni che disciplinano la formazione dell’atto di nascita escludano il rinvio al diritto straniero in quanto norme di applicazione necessaria; se siano incostituzionali le norme che non consentono di formare un atto di nascita con genitori dello stesso sesso.

Testamento olografo: per l’annullamento è valida la notifica in cancelleria
Con sentenza n. 33547/2018 del 28 dicembre 2018 la Seconda Sezione civile della Suprema Corte, in materia di successioni, nel giudizio per la nullità del testamento olografo, in via preliminare ha ritenuto l’inammissibilità del ricorso per tardività ritenendo la validità della notifica del provvedimento impugnato effettuata mediante deposito presso la cancelleria al procuratore privo di domicilio telematico inserito in pubblici elenchi, restando ininfluente la circostanza della indicazione di un diverso domicilio telematico nel ricorso introduttivo ovvero il temporaneo non funzionamento dello stesso. Con la conseguenza che la successiva comunicazione a mezzo fax del deposito del provvedimento, ai fini del ritiro, pur effettuata dalla parte interessata, è stata ritenuta non dovuta. La sentenza in commento dà seguito al recente orientamento di legittimità affermato dalle Sezioni Unite civili per il quale in materia di notificazioni al difensore, in seguito all'introduzione del "domicilio digitale", previsto dall'art. 16 sexies del d.l. n. 179 del 2012, conv. con modif. dalla l. n. 221 del 2012, come modificato dal d.l. n. 90 del 2014, conv. con modif. dalla l. n. 114 del 2014, deve ritenersi valida la notificazione al difensore eseguita presso l'indirizzo PEC risultante dall'albo professionale di appartenenza, in quanto corrispondente a quello inserito nel pubblico elenco di cui all'art. 6 bis del d.lgs. n. 82 del 2005, atteso che il difensore è obbligato, ai sensi di quest'ultima disposizione, a darne comunicazione al proprio ordine e quest'ultimo è obbligato ad inserirlo sia nei registri INI PEC, sia nel ReGindE, di cui al d.m. 21 febbraio 2011 n. 44, gestito dal Ministero della Giustizia (Cass., Sez. U civ., n. 23620 del 28/09/2018).

Attribuzione patrimoniale al coniuge: quando si configura l’obbligazione naturale?
L’attribuzione patrimoniale al coniuge rappresenta adempimento di un’obbligazione naturale qualora la prestazione risulti adeguata alle circostanze, nonché proporzionata all’entità del patrimonio, oltre che alle condizioni sociali del solvens. La prestazione patrimoniale non può qualificarsi obbligazione naturale se sortisca, quale effetto esclusivo, l’arricchimento del consorte e non sussista un rapporto di proporzionalità tra quanto versato e i doveri morali e sociali assunti dai coniugi, vicendevolmente. Lo stabilisce il Tribunale Vicenza, sez. I, sentenza 4 luglio 2018, n. 1719.

Modalità di contestazione del testamento olografo
La parte che contesti l’autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, gravando su di essa l’onere della relativa prova. Principio ribadito da Cassazione civile, II sez., n. 33062 del 2018.

La comunione legale tra i coniugi ha natura di comunione senza quote
La comunione legale tra i coniugi ha natura di comunione senza quote e permane fino al momento in cui - per effetto, ad esempio, della morte di uno dei coniugi - si verifichi, a norma dell'art. 191 c.c., il suo scioglimento: in tal caso, infatti, venuta meno l'applicabilità delle relative norme, i beni e i diritti che ne fanno parte cadono in comunione ordinaria tra loro fino alla divisione, in parti necessariamente uguali. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 28 dicembre 2018, n. 33546.

Separazione: la ricostruzione della posizione reddituale di un coniuge non è sindacabile in Cassazione
E’ insindacabile, in sede di legittimità, il vizio che tende ad una critica della valutazione di merito: il giudice di ultima istanza è impossibilitato a incidere, avuto riguardo ai limiti imposti dalla formulazione dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, sulla motivazione resa sul punto dal giudice del merito, e senza che sia attinta la fondamentale ragione della decisione, fondata sul notevole divario delle posizioni reddituali delle parti, evidenziata dai cospicui introiti del denunziante. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 18 dicembre 2018, n. 32673

L’amministratore di sostegno può opporsi alle cure mediche prescritte al beneficiario?
Con provvedimento del 6 dicembre 2018, il Tribunale di Mantova, sezione prima, Giudice Tutelare, dott. Mauro Bernardi, ha ritenuto fondato il rifiuto opposto dall’amministratore di sostegno di un soggetto invalido al 100% alla terapia proposta dalla ASST di Mantova e riguardante l’immediato posizionamento della p.e.g. al beneficiario, potendosi rinviare tale operazione a un momento successivo e garantendo in questo modo al beneficiario migliori condizioni di vita senza che sia messa in pericolo la sua salute o si corra il pericolo di doverlo trasferire in altra e più lontana struttura.

Accettazione tacita dell’eredità: la voltura catastale non ne integra gli estremi
La voltura catastale non integra incondizionatamente gli estremi di un’accettazione tacita dell’eredità efficace ad ampio spettro soggettivo: è stato già evidenziato (Cassazione, ordinanza 6 aprile 2017, n. 8980) che l’accettazione tacita di eredità, pur potendo avvenire mediante negotiorum gestio, cui segua la successiva ratifica del chiamato, o per mezzo del conferimento di una delega o dello svolgimento di attività procuratoria, può desumersi soltanto da un comportamento del successibile e non di altri, pertanto non ricorre ove solo l’altro chiamato all’eredità, in assenza di elementi dai quali desumere il conferimento di una delega ovvero la successiva ratifica del suo operato, abbia fatto richiesta di voltura catastale di un immobile del de cuius. E’ quanto si legge nell’ordinanza della Cassazione del 19 dicembre 2018, n. 32770.

Assegnazione casa familiare: serve uno stabile legame tra il minore e l'immobile già adibito a casa familiare
Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo conto dell'interesse dei figli e questo risponde all'esigenza, che ne costituisce al contempo l'unica ragione, di consentire ai figli di genitori separati di conservare l'habitat domestico, da intendersi come il centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare. Il suddetto principio è stato confermato dalla Cassazione con ordinanza del 13 dicembre 2018, n. 32231.

Separazione: l’assegno di mantenimento non spetta al coniuge che ha instaurato una famiglia di fatto
In caso di separazione legale dei coniugi e di formazione di un nuovo aggregato familiare di fatto ad opera del coniuge beneficiario dell’assegno di mantenimento, si opera una rottura tra la pregressa fase di convivenza matrimoniale e nuovo assetto fattuale, con il conseguente riflesso incisivo dello stesso diritto alla contribuzione periodica, facendola venire definitivamente meno. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 19 dicembre 2018, n. 32871.

Nella separazione personale l’accordo di cessione di immobile è revocabile se i debiti sono anteriori
L’atto di cessione di immobili, in adempimento degli accordi in sede di separazione personale tra i coniugi, in forza del quale uno dei coniugi abbia ceduto, alla prole, il diritto di piena proprietà di taluni immobili, risulta assoggettabile all’azione revocatoria se il creditore dimostri che le ragioni di credito, nei confronti del disponente, siano insorte in data anteriore rispetto all’atto dispositivo oggetto dell’azionata revocatoria. Lo stabilisce il Tribunale di Cagliari, Sezione Civile, Sentenza 6 giugno 2018 n. 1628

Sì al pernotto dal papà anche se il bimbo ha meno di un anno e la mamma non vuole
Con sentenza del 5.09.2018 la Sezione civile del Tribunale di Trieste, decidendo sull’affidamento del figlio minore di una coppia non sposata, in adesione parziale alle richieste formulate in giudizio dal padre, ha regolamentato le modalità di affidamento congiunto del minore, collocato in prevalenza presso la madre, prevedendo l’’immediata introduzione dei pernotto del minore, ormai svezzato, presso il padre, con forme graduali e progressive di attuazione in ragione dell’incremento di età dello stesso. In particolare, il Tribunale di Trieste, prendendo atto della aspra conflittualità tra le parti e le rispettive famiglie emersa nel corso del giudizio, sfociata anche in episodi oggetto di denuncia, ha ritenuto, in assenza di una inidoneità del padre, corrispondente all’interesse del minore il pernotto presso il padre. Nel regolare le modalità di affido condiviso, in una prima fase il Tribunale ha previsto la presenza del minore per una notte a settimana presso l’abitazione paterna; dopo sei mesi, per una seconda notte e, al compimento del terzo anno d’età, per una terza notte di permanenza con obbligo accessorio di accompagnamento all’asilo/scuola materna. In ossequio all'obiettivo fondamentale che deve realizzare l’affido, ossia consentire al minore la condivisione di esperienze fondamentali della vita, quali studio, gioco, pernottamento, la possibilità di prescrizioni elastiche per il giudice, in assenza di accordo tra le parti circa le modalità concrete di attuazione, è consentita l’adozione di soluzioni e modelli che evitando di accentrarne su uno solo dei genitori la gestione. La decisione in esame rappresenta una concreta apertura verso un modello più flessibile e moderno di affido, superando le tendenze giurisprudenziali, sia pur in assoluto non preclusive a soluzioni diverse, che ritengono astrattamente compatibile il pernottamento del minore presso il padre in relazione al rigido parametro dell'età evolutiva (Cass. civ., Sez. 1, Sentenza n. 19594 del 2011, che ha ritenuto corretta la decisione di merito che aveva consentito il pernotto presso il padre non collocatario solo per il periodo successivo al compimento del quarto anno di età del bambino). Lo stabilisce il Tribunale di Trieste, decreto 5 settembre 2018.

I minori vanno sempre ascoltati nei procedimenti che li riguardano
L’art. 336 bis c.c. descrive una diversa modulazione dell'obbligo di ascolto del minore dodicenne rispetto a quello di età inferiore, emergendo, per la prima ipotesi, la presunzione della capacità di discernimento, salvo che motivatamente non si ritenga l'ascolto superfluo o contrario all'interesse del minore. La mancanza di un'esplicita motivazione al riguardo determina la nullità del procedimento per omessa ingiustificata audizione dello stesso minore. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 13 dicembre 2018, n. 32309.

I provvedimenti de potestate sono impugnabili per cassazione
Il provvedimento ablativo o limitativo della responsabilità genitoriale, emesso dal giudice minorile ai sensi degli artt. 330 e 336 c.c., ha attitudine al giudicato "rebus sic stantibus", in quanto non revocabile o modificabile salva la sopravvenienza di fatti nuovi, sicché il decreto della corte di appello che, in sede di reclamo, conferma, revoca o modifica il predetto provvedimento, è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111, comma 7, Cost. Lo stabilisce la Cassazione civile, S.U., sentenza 13 dicembre 2018, n. 32359.

Grave incuria e rifiuto di qualsiasi sostegno sono presupposti dell’abbandono genitoriale
La Prima sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, con ordinanza n. 31903 del 10 dicembre 2018, ha rigettato un ricorso confermando la sentenza della Corte di Appello di Roma che aveva dichiarato lo stato di adottabilità di due minori e quindi ha ribadito che la profonda e continua privazione che ha condotto a gravi problemi evolutivi e deficit cognitivi anche a livello di accudimento primario, così’ come la carenza al livello affettivo e relazionale, influenti sullo stato di salute e le capacità relazionali dei minori in relazione anche al rifiuto di qualsiasi sostegno, costituiscono presupposto per dichiarare l’abbandono dei minori. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, ordinanza 10 dicembre 2018, n. 31903.

Comunione ereditaria: la domanda di rendiconto è autonoma rispetto a quella di divisione
Poiché sussiste autonomia tra il procedimento di divisione e l’azione di rendiconto, nell’ambito dei rapporti tra coeredi la resa dei conti può essere inserita nel procedimento divisorio, ai sensi dell’art. 723 c.c., con la finalità di definire i rapporti interni inerenti la comunione ma può svolgersi anche indipendentemente dal giudizio di divisione. Si tratta, in questo caso, di un obbligo a sé stante, fondato sul presupposto della gestione di affari altrui condotta da uno dei partecipanti. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 10 dicembre 2018, n. 31857.

La violenza, anche successiva alla crisi familiare, giustifica l’addebito della separazione
Con l’ordinanza n. 31901 del 10 dicembre 2018 la Prima Sezione civile della Corte di Cassazione, decidendo sulla domanda di addebito della separazione proposta dalla moglie che lamentava l’intollerabilità della convivenza familiare per il comportamento dispotico e la condotta violenta del marito, oltre che per la sua relazione extraconiugale, ha affermato che le reiterate violenze fisiche e morali, inflitte da un coniuge ad un altro, costituiscono violazioni talmente gravi dei doveri nascenti dal matrimonio da fondare, di per sé sole – quand’anche successive al manifestarsi della crisi coniugale per incompatibilità – non solo la pronuncia di separazione personale, in quanto cause determinanti l’intollerabilità della convivenza, ma anche la dichiarazione della sua addebitabilità all’autore. Il loro accertamento esonera il giudice del merito dal dovere di comparare con esse, ai fini dell’adozione delle relative pronunce, il comportamento del coniuge che sia vittima delle violenze, trattandosi di atti che, in ragione della loro estrema gravità, sono comparabili solo con comportamenti omogenei. La decisione riafferma il principio, ormai consolidato nella giurisprudenza di legittimità, che valuta come assorbente, per la sua oggettiva gravità ed il vulnus all’integrità fisica della persona, in punto di addebitabilità della separazione, la condotta violenta di un coniuge nei confronti dell’altro, ritenendo del tutto irrilevante la posteriorità temporale delle violenze perpetrate rispetto al manifestarsi della crisi coniugale per incompatibilità derivanti da violazione degli obblighi familiari da parte del coniuge vittima (in senso conforme, ex multis, Cass. civ., Prima Sezione, n. 3925 del 2018, n. 7388 del 2017, n. 4333 del 2016, n. 7321 del 2005).

Il principio di bigenitorialità non comporta l’applicazione di una proporzione matematica
Il principio di bigenitorialità si traduce nel diritto di ciascun genitore ad essere presente in maniera significativa nella vita del figlio, nel reciproco interesse, ma ciò non comporta l’applicazione di una proporzione matematica in termini di parità dei tempi di frequentazione del minore, in quanto l’esercizio del diritto deve essere armonizzato in concreto con le complessive esigenze di vita del figlio e dell’altro genitore. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 10 dicembre 2018, n. 31902.

L’adozione di minori stranieri e quella in casi particolari
Di seguito l'articolo dell’avv. Mascia, pubblicato su Famiglia e Diritto n. 12/2018, Ipsoa, Milano. Con il presente lavoro si intende fare un excursus giurisprudenziale su queste due tipologie di adozione, tenendo sempre bene a mente che ciò che deve essere salvaguardato è il preminente interesse del minore. Si vuole altresì evidenziare come la giurisprudenza abbia mosso passi in avanti giungendo a ritenere possibile il riconoscimento “ad ogni effetto”, in Italia, come adozione piena, di un’adozione internazionale di un minore pronunciata in favore di un single.

Affidamento minori: la decisione critica del Giudice di merito non merita censure di legittimità
La Corte di Cassazione, sentenza 28 novembre 2018, n. 30826, conferma la decisione del Giudice di secondo grado che aveva confermato l’affido esclusivo del minore alla madre sospendendo allo stato la frequentazione paterna in ragione del rifiuto non forzabile della minore ad incontrare il padre. La Corte d’Appello, infatti, aveva rilevato l’incapacità dei genitori di instaurare fra di loro responsabili relazioni, ritenendo che allo stato, la sospensione delle visite paterne, fosse la modalità più idonea ad assicurare un sereno ed equilibrato svolgimento dell’esistenza del minore stesso.

La declaratoria di adottabilità non preclude il riconoscimento materno del figlio
Il riconoscimento materno, dopo il parto in anonimato, non è precluso dalla sopravvenuta declaratoria di adottabilità del minore e deve essere considerato non nullo, ma inefficace se questa declaratoria sia stata seguita dall’affidamento preadottivo. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 3 dicembre 2018, n. 31196.

Minori stranieri non accompagnati: gratuità della tutela come dovere sociale morale
Con la sentenza n. 218 del 2018 il Giudice delle leggi ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 11 e 21 della legge 7 aprile 2017, n. 47, per violazione dell’art. 3 Cost., nella parte in cui prevedono, con riferimento ai minori stranieri non accompagnati, la nomina di un rappresentante del minore tratto da un elenco di tutori volontari, senza che gli oneri della tutela possano essere posti a carico dello Stato, così escludendo, di fatto, l’applicabilità di un’equa indennità come regolata dall’art. 379, comma 2, c.c., non avendo tali minori beni o denaro a disposizione, diversamente dai tutori delle persone incapaci italiane, alle quali sarebbe spettata una pensione di invalidità, su cui avrebbe potuto gravare detto beneficio, poiché il presupposto dell’indennità è costituito dall’esistenza di un patrimonio del minore (e non della mera pensione d’invalidità) e il suo riconoscimento è legato all’attività di gestione di esso, in assenza della quale al tutore, anche se di persona incapace di nazionalità italiana, non spetta alcunché, neppure per la rifusione delle spese vive sostenute, trattandosi di ufficio non corrispondente a un impiego o a una prestazione professionale, ma integrando piuttosto il suo adempimento su base volontaristica un dovere sociale di alto rango morale.

Minori: si può aggiungere il cognome materno in assenza del consenso padre?
E’ legittimo il provvedimento del Prefetto di rigetto dell’istanza volta ad ottenere l’aggiunta del cognome materno al cognome paterno per il figlio minore, in assenza di consenso da parte del padre. La decisione in esame afferma, infatti, la necessità del consenso di entrambi i genitori al fine dell’accoglimento della domanda di modifica del nome di un minore. Lo stabilisce il Tar Lazio, sez. I ter, sentenza 26 novembre 2018, n. 11410.
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